Keigo Higashino.
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L'emporio dei piccoli miracoli.
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Parte 2.
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Titolo originale: Namiya zakkaten no kisei.
Traduzione di Stefano Romagnoli.
2018 Mondadori Libri, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PARTE QUARTA.
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Un momento di raccoglimento con i Beatles.
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Capitolo 1.
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USCITO dalla stazione, mentre percorreva la via in cui si allineavano i negozi, Waku Kosuke si rese conto che un senso di disappunto si stava impadronendo di lui. Se l'era immaginato. Come temeva, anche qui non c'era pi traccia della vitalit di un tempo. L'epoca in cui la gente continuava ad arrivare e a stabilirsi in quest'area, e in cui la via dei negozi di fronte alla stazione prosperava, risaliva agli anni Settanta. Erano trascorsi quasi quarant'anni e i tempi erano cambiati. Ovunque nella zona saltavano all'occhio le serrande abbassate di attivit ormai chiuse, e non c'era motivo per cui questo quartiere dovesse costituire un'eccezione.
Camminava lentamente, confrontando ci che vedeva con il paesaggio di molti anni prima. Era convinto che i suoi ricordi di questo luogo fossero indistinti, ma una volta arrivato si era meravigliato per la quantit di cose che inaspettatamente ricordava.
Non  che anche qui non ci fossero stati dei cambiamenti. La pescheria dove sua madre si serviva era sparita. Gli sembrava che si chiamasse Uomatsu. Il proprietario, un uomo abbronzato, gridava in direzione della via con la sua voce possente: Signora, oggi le ostriche sono una meraviglia, sarebbe un peccato lasciarsele scappare! Deve farle assaggiare a suo marito!
Chiss che ne era stato di quella pescheria. Aveva l'impressione di aver sentito che c'era un figlio che avrebbe potuto proseguire l'attivit, ma i suoi ricordi erano vaghi. Forse si confondeva con un altro negozio.
Dopo aver continuato lungo la via, si disse che doveva essere quello il posto giusto e gir a destra. Non era del tutto sicuro che sarebbe riuscito davvero ad arrivare a destinazione.
Prosegu per la strada semibuia. C'erano i lampioni ma non erano tutti accesi. Dopo il terremoto dell'anno prima, in Giappone era stata decretata una rigida politica di risparmio energetico. Forse pensavano che se la luce bastava a illuminare i piedi era sufficiente.
Rispetto a quando era bambino le costruzioni sembravano pi fitte. Ricordava vagamente che, quand'era alle elementari, c'era un nutrito piano di sviluppo per questa zona. Qualcuno nella sua classe andava dicendo che avrebbero persino costruito un cinema.
Quei progetti dovevano essere andati a buon fine, almeno in parte. Era arrivato il periodo della bolla economica, e probabilmente la zona aveva conosciuto una discreta popolarit come citt dormitorio di Tokyo.
La strada giunse a un incrocio a T. Non che non se lo aspettasse: era esattamente come lo ricordava. Kosuke gir a destra.
Cammin per un po', poi la strada cominci a salire dolcemente. Si ricordava anche di questo. Il negozio doveva essere poco pi avanti. Sempre che ci che aveva letto non fossero delle balle.
Prosegu tenendo lo sguardo sui piedi. Se avesse guardato davanti a s avrebbe capito prima se quel posto esisteva ancora. Ma continu ad avanzare senza alzare il volto. Temeva di conoscere la risposta troppo presto. Se anche fosse stata una bugia, voleva comunque tenersi stretta la speranza fino all'ultimo momento.
Alla fine, quando cap di essere accanto all'edificio, si ferm. Dopotutto era passato pi volte per quella strada.
Kosuke alz gli occhi, inspir a fondo e poi butt fuori tutta l'aria.
L'Emporio Namiya esisteva ancora. Il negozio che aveva influito cos tanto sul suo destino.
Si avvicin lentamente. I caratteri dell'insegna erano anneriti e non si leggevano. La serranda era completamente arrugginita. Per l'edificio era in piedi, come se lo stesse aspettando.
Consult l'orologio da polso. Non erano nemmeno le undici. Era arrivato troppo presto.
Si guard intorno. Non c'era l'ombra di anima viva. Era impensabile che qualcuno potesse abitarvi. Quelle informazioni erano davvero attendibili? In fin dei conti si trattava di notizie girate sulla Rete. Avrebbe fatto meglio a non fidarsi.
Ma a che scopo mettere in giro voci false usando il nome dell'Emporio Namiya, al giorno d'oggi? Le persone che lo conoscevano erano senz'altro poche.
Decise di tenere d'occhio la situazione per un po'. Oltretutto non aveva ancora scritto la sua lettera. Anche volendo prendere parte a un avvenimento tanto strano, non c'era modo di farlo senza quella.
Torn indietro per la stessa strada. Attravers la zona residenziale e arriv alla via commerciale di fronte alla stazione. Tutti i negozi erano chiusi. Aveva sperato che ci fosse uno di quei ristoranti economici aperti tutta la notte, ma evidentemente si era sbagliato.
C'era un konbini ed entr l dentro. Intanto avrebbe comprato quello che gli occorreva. Prese la merce dall'angolo della cancelleria e la port alla cassa. Il commesso era un ragazzino.
Ci sono dei locali aperti fino a tardi qui nei dintorni? Un izakayaa o qualcosa del genere, chiese dopo aver pagato.
Ci sono dei bar pi avanti su questa strada. Anche se io non ci sono mai entrato, rispose il commesso con tono brusco.
Ah s? Grazie.
Uscito dal konbini cammin per un po'. C'erano effettivamente diversi bar e piccoli izakaya, anche se nessuno sembrava particolarmente frequentato. Dovevano servire da ritrovo per i commercianti della zona e poco pi.
Quando lo sguardo gli cadde su un'insegna, per, si blocc. Bar Fab4. Di fronte a un nome del genere non poteva davvero passare oltre senza fermarsi.
Apr la porta nera e diede un'occhiata all'interno. C'erano due tavolini e, pi in fondo, il bancone. Una donna con un abito scuro senza maniche era seduta su uno degli sgabelli. Aveva i capelli corti, a caschetto. Considerato che non c'erano altre persone, doveva essere lei a gestire il locale.
Si gir sorpresa e chiese:  un cliente?
Doveva avere poco pi di quarant'anni. Aveva dei lineamenti tipicamente giapponesi.
S. Forse  troppo tardi?
Lei fece un tenue sorriso e si alz.
Assolutamente no! In genere siamo aperti fino a mezzanotte.
Allora magari berrei un bicchiere, disse Kosuke entrando nel locale, e sedendosi sull'ultimo sedile del bancone.
Non c' bisogno che stia l nell'angolo, disse la donna con un sorriso stentato mentre gli porgeva un piccolo asciugamano inumidito. Non credo che oggi verr qualcun altro.
Non si preoccupi, va bene cos. Tra l'altro devo fare una cosa mentre bevo, rispose, prendendo l'asciugamano e passandoselo sulle mani e sul viso.
Cos' che deve fare?
Kosuke tergivers. Era difficile da spiegare.
Lei non insistette.
Comunque sia non la disturber, quindi faccia pure con comodo. Cosa gradisce da bere?
Dunque, vediamo. Una birra. Ne avete di scura?
La Guinness va bene?
Certamente.
La donna and dietro al bancone. Doveva esserci un frigo.
Apparve una bottiglia di Guinness. La stapp e vers la birra scura in un bicchiere grande. Era molto abile nel farlo: in cima galleggiavano due centimetri di schiuma simile a panna.
Kosuke vuot il bicchiere in un sorso e si pul con il dorso della mano. Il particolare gusto amaro della birra si diffuse all'interno della bocca.
Se vuole si serva pure.
La ringrazio, disse la donna e, dopo aver posto davanti a Kosuke un piattino di noccioline, prese un bicchiere piccolo e si vers un po' di birra. Allora, alla sua salute.
Kosuke rispose con un cenno e tir fuori il contenuto dalla busta che aveva con s: della carta da lettere e una penna a inchiostro liquido. Li appoggi sul bancone.
Lei parve sorpresa. Scrive una lettera?
S, pi o meno.
Annu come se avesse capito, e si spost pi in l. Forse cercava di andare incontro ai suoi desideri.
Lui bevve un sorso di Guinness e si guard attorno. Per essere un bar di un quartiere in declino non era affatto dozzinale. Anche lo stile delle sedie e dei tavolini era semplice ma elegante.
Le pareti erano decorate con poster e illustrazioni, tutti relativi ai quattro ragazzi che, quarant'anni prima, erano i pi famosi del mondo. Ce n'era uno che raffigurava, con dei tratti molto pop, un sottomarino giallo.
Fab4 era l'abbreviazione di Fabulous 4 e il soprannome dei Beatles.
Questo bar  specializzato in musica dei Beatles? chiese Kosuke alla donna.
S, pi o meno  quella l'idea.
Hmm, disse Kosuke, e osserv di nuovo l'interno del locale. Su una parete c'era uno schermo a cristalli liquidi. Si chiese quale film dei Beatles avrebbe proiettato. Forse Tutti per uno? O magari Help? Era impensabile che in questo bar di provincia potessero avere qualche filmato speciale di cui non fosse a conoscenza.
Immagino che la sua generazione non ne sapesse molto dei Beatles, vero?
Niente affatto. Quando ho iniziato la scuola media non erano nemmeno due anni che si erano sciolti. Eravamo nel pieno del boom. C'erano tantissimi eventi ispirati a loro.
Kosuke la osserv con attenzione.
Mi scusi,  veramente scortese chiedere una cosa del genere a una signora, ma...
Lei fece un sorriso stentato, come se avesse gi capito.
Non ho pi l'et per prendermela. Sono dell'anno del Cinghiale.
Il Cinghiale, eh? Quindi... rispose pensoso, ha due anni meno di me.
Non sembrava affatto che avesse pi di cinquant'anni.
Ah s? Davvero? Di certo lei sembra pi giovane, ribatt lei. Lo stava sicuramente adulando.
Che sorpresa, borbott Kosuke.
La donna gli porse un biglietto da visita. Il nome che vi era stampato era Haraguchi Eriko.
Lei non  di queste parti, vero?  qui per lavoro?
Kosuke non seppe bene cosa rispondere. Non gli veniva in mente nessuna bugia adatta.
Non si tratta di lavoro.  un ritorno al luogo dove sono nato. Una volta vivevo da queste parti. Be', circa quarant'anni fa in realt.
Davvero? disse lei spalancando gli occhi. Allora forse ci siamo gi incontrati.
Forse s, rispose Kosuke bevendo un po' di birra. Senta, ma la musica di sottofondo non sta andando?
Ah, mi scusi! Le va bene se metto una compilation dei loro successi?
S, qualunque cosa.
La donna torn dietro al bancone e azion un dispositivo l accanto. Un istante dopo, dagli altoparlanti posizionati sulle pareti, cominciarono a diffondersi le note iniziali di una canzone che gli evocava ricordi nostalgici: Love Me Too.
La bottiglia di Guinness termin in un attimo e ne ordin una seconda.
Si ricorda quando i Beatles sono venuti in Giappone? chiese Kosuke.
Lei sembr pensarci su, con aria dubbiosa.
Ho l'impressione di averlo visto in televisione, ma forse mi sbaglio. Forse ho soltanto sentito i miei fratelli pi grandi che ne parlavano, e mi sembra di ricordarlo come se l'avessi visto io stessa.
Kosuke annu. Potrebbe benissimo essere.
E lei se lo ricorda?
In realt anch'io ero piccolo. Ma sono sicuro di averlo visto con i miei occhi. Non era una telecronaca diretta; mi ricordo di aver visto delle scene in cui scendevano dall'aereo e giravano per la citt con una Cadillac. Che quella fosse una Cadillac, l'ho saputo solo molto dopo. La canzone in sottofondo alle immagini era Mr. Moonlight.
La donna prese a canticchiarla.
Quella canzone non era dei Beatles, vero?
Esatto. In Giappone  diventata famosa in occasione di quel concerto, e tanti sono convinti che sia un brano loro.
Kosuke si rese conto di essersi lasciato trasportare e serr le labbra. Era da tanto tempo che non si appassionava cos a questi discorsi.
Bei tempi quelli, eh? disse la donna.
Assolutamente, rispose Kosuke vuotando il bicchiere e versandosi subito dell'altra birra scura.
I suoi pensieri volarono a pi di quarant'anni prima.

a. Tipico locale dove si possono consumare bevande alcoliche e non, accompagnandole con del cibo in piccole porzioni. (N.d.T.)


Capitolo 2.

QUANDO i Beatles erano venuti in Giappone, Kosuke non li conosceva ancora bene. Erano un gruppo formato da quattro persone molto famoso all'estero: ecco tutto quel che sapeva. Quindi, vedendo suo cugino che piangeva davanti al televisore mentre venivano trasmesse in diretta le immagini della loro visita, si era profondamente meravigliato. Il cugino andava al liceo ma per Kosuke, che aveva appena compiuto nove anni, era tale e quale a un adulto. Gli venne da pensare che al mondo c'erano persone davvero eccezionali: era bastata la loro venuta in Giappone per far versare lacrime di commozione a un uomo.
Il cugino mor all'improvviso tre anni dopo quell'avvenimento. I genitori si rammaricavano di avergli permesso di prendere la patente per la moto. E poi, durante il funerale, dissero che era a causa di quella roba che aveva ascoltato se aveva cominciato a frequentare cattive compagnie. Si riferivano ai Beatles. La zia annunci con voce decisa che avrebbero buttato via tutti quei maledetti dischi.
Kosuke aveva detto loro che, se proprio dovevano gettarli via, li avrebbe presi lui. Si ricordava di quell'episodio di tre anni prima, e voleva sentire con le proprie orecchie chi fossero questi Beatles, che avevano incantato a tal punto suo cugino. Da l a poco sarebbe entrato alle scuole medie. Era in quell'et in cui nasce l'interesse per la musica.
Gli altri parenti avevano detto ai suoi genitori che sarebbe stato meglio lasciar perdere. Intendevano dire che sarebbe diventato un poco di buono come il cugino. Per loro non gli diedero retta.
Non  affatto detto che se uno ascolta la musica pi in voga diventi uno scapestrato. E poi Tetsuo non era un teppista. Tutti i liceali un po' svegli vanno in moto.
Suo padre Sadayuki aveva risposto cos, ridendo della preoccupazione dei parenti pi anziani.
Ma certo. Non ci sar alcun problema per nostro figlio, aveva aggiunto sua madre Kimiko.
Ai suoi piacevano le novit e la pensavano in modo differente dal resto dei genitori, per i quali bastava farsi crescere i capelli per essere considerati giovani delinquenti.
Suo cugino possedeva proprio tutti i dischi dei Beatles che erano usciti in Giappone fino a quel momento. Kosuke ascolt rapito quella preziosa eredit. La loro musica era qualcosa di mai sentito in precedenza. Quelle melodie che assaporava per la prima volta, il loro ritmo cos inconsueto sollecitavano qualcosa dentro di lui.
Il soggiorno dei Beatles in Giappone aveva incentivato la nascita di numerose band che suonavano la chitarra elettrica e avevano momentaneamente conquistato il mercato discografico. Tuttavia per Kosuke non erano nient'altro che un'imitazione. Una copia venuta male. E infatti il loro boom si era estinto in brevissimo tempo.
Entrato alle medie, nella sua classe c'erano molti fan dei Beatles e Kosuke ogni tanto li invitava a casa.
Quando gli amici entravano nella sua camera e vedevano l'impianto stereo, tutti, senza eccezione, lanciavano grida di ammirazione. Era ovvio, dopotutto. L'impianto, che consisteva di un amplificatore di nuova generazione e degli altoparlanti, doveva apparire ai loro occhi come un congegno futuristico. L'idea stessa che un'apparecchiatura del genere si trovasse nella stanza di un ragazzino era straordinaria. A quell'epoca, anche nelle case un po' pi abbienti, era consuetudine che il mobile stereo alloggiasse nel soggiorno e che tutta la famiglia ascoltasse l i dischi.
Mio padre dice sempre che quando si tratta di arte non bisogna risparmiare. Se uno deve ascoltare la musica non ha senso farlo se il suono non  buono.
Quando diceva cos gli amici si dichiaravano ammirati e la loro invidia era evidente.
Kosuke gli faceva ascoltare i Beatles con quell'impianto all'avanguardia. I dischi che erano stati commercializzati in Giappone li aveva tutti. I compagni si meravigliavano anche di questo.
Ma tuo padre che razza di lavoro fa? Gli amici che andavano a casa sua finivano inesorabilmente per chiederglielo.
Non conosco bene i dettagli, ma compra e vende diverse cose. Se acquisti all'ingrosso a un prezzo basso e rivendi a uno alto ci guadagni, no? La sua azienda fa una cosa del genere.
Quindi  il presidente? gli chiedevano, e lui rispondeva che s, pi o meno s. Era difficile dirlo senza suonare immodesto.
In effetti era convinto di essere molto fortunato.
La casa dove vivevano stava su una collina. Era un edificio a due piani in stile occidentale, e il cortile era ricoperto da un tappeto erboso. Nei giorni di bel tempo ci facevano il barbecue e non di rado, in quelle occasioni, venivano anche dei dipendenti dell'azienda del padre.
Fino a ora nel panorama mondiale il Giappone  stato un impiegato semplice, diceva spesso Sadayuki davanti ai propri sottoposti. Ma da adesso in poi sar diverso. Dobbiamo diventare un Paese leader, e a questo scopo  necessario conoscere il mondo. I nostri avversari commerciali sono i Paesi stranieri. Ma allo stesso tempo sono anche i nostri partner. Non dobbiamo assolutamente dimenticarlo.
Sentendo Sadayuki che parlava con la sua voce sonora da baritono, Kosuke era pieno d'orgoglio. Credeva a ogni sua parola, e pensava che al mondo non ci fosse persona di cui si fidasse di pi.
Non nutriva il minimo dubbio che la sua fosse una famiglia ricca. Gli compravano la maggior parte di ci che desiderava: modellini, giochi, dischi... ma anche vestiti costosi, orologi da polso e altre cose di cui non aveva mai pensato di aver bisogno.
I suoi stessi genitori indulgevano al lusso. Suo padre portava al polso un orologio d'oro e fumava sempre sigari pregiati. Inoltre cambiava spesso automobile. Ovviamente anche sua madre Kimiko non era da meno.
Faceva venire dei rappresentanti del reparto vendite esterne dei grandi magazzini e ordinava i prodotti dai cataloghi uno dopo l'altro. Se ci si mette addosso roba da quattro soldi si finisce per sembrare gente da quattro soldi, diceva. Ma non si finisce solo per sembrarlo, lo si diventa anche. Si potrebbe quasi dire che sia la stessa dignit di essere umano a svilirsi.  per questo che bisogna indossare solo articoli di classe.
Kimiko si preoccupava anche della cura del proprio corpo. Per questo appariva molto pi giovane delle donne della sua et, e a volte sembrava avere dieci anni di meno. Nei giorni in cui i genitori possono assistere alle lezioni, arrivava a scuola e tutti i suoi compagni rimanevano meravigliati. Che bello avere una madre cos giovane! Kosuke non sapeva pi quante volte aveva sentito questa frase.
Sopra di loro si stagliava un cielo azzurro e il sole splendeva sempre. Almeno cos credeva.
A un certo momento, per, cominci ad avvertire degli strani cambiamenti. Il presentimento che si trattasse di fosche nubi di tempesta lo ebbe da ci che successe nel 1970.
Quell'anno l'argomento sulla bocca di tutti era naturalmente l'Expo. L'entusiasmo dell'opinione pubblica per quell'evento che si avvicinava era ormai arrivato alle stelle.
Kosuke, che avrebbe iniziato in aprile il secondo anno delle medie, aveva intenzione di andare a visitarla durante le vacanze di primavera. Cos facendo avrebbe potuto vantarsi di averla vista prima di chiunque altro. Anche suo padre gli aveva detto che sarebbero andati durante la pausa primaverile.
L'Esposizione mondiale e internazionale giapponese apr i battenti in gran pompa il 14 marzo, e Kosuke segu l'evento in televisione. La cerimonia d'apertura, trasmessa dal tubo catodico, pur esternamente sfarzosa appariva priva di un vero contenuto. Quanto per al mostrare al mondo che il Giappone aveva compiuto una rapida crescita economica, lo scopo poteva dirsi pienamente raggiunto. Era proprio come aveva detto suo padre, pens. Il Giappone sarebbe diventato un Paese leader.
Tuttavia Sadayuki non propose pi di andare a visitarla. Quando una sera Kosuke butt l l'argomento con disinvoltura, il padre fece una smorfia.
L'Expo? Adesso proprio non si pu. Sono molto impegnato, disse bruscamente.
Allora potremmo andarci a inizio maggio, durante la Golden Week?
Il padre non rispose. Continu a leggere il quotidiano economico con aria scocciata.
Ma cosa ti importa dell'Expo? intervenne sua madre.  soltanto un'esibizione di orgoglio nazionale tra vari Paesi. E poi non  altro che una specie di parco giochi. Ormai sei uno studente delle medie. Vuoi davvero andare in un posto del genere?
Sentendosi parlare in questo modo non seppe cosa ribattere. In realt non aveva un vero e proprio motivo per visitare l'Esposizione. Pensava solo che avrebbe fatto una brutta figura se non ci fosse andato, dopo essersene vantato tanto con gli amici.
Comunque, quest'anno devi concentrarti sullo studio. L'anno prossimo sarai al terzo anno e devi cominciare a pensare agli esami di ammissione al liceo. Un anno passa in un lampo. Non hai certo tempo per pensare all'Esposizione! aggiunse sua madre, riversandogli addosso parole che chiudevano la questione, di fronte alle quali poteva soltanto rimanere in silenzio.
Non fu per solo in quest'occasione che not qualcosa di insolito. Da diverse altre situazioni Kosuke si rese conto che intorno a lui le cose cominciavano a cambiare.
Per esempio dai vestiti per fare ginnastica. Visto che era nell'et dello sviluppo, diventavano subito troppo piccoli. Fino a quel momento sua madre gliene aveva comprati di nuovi senza aspettare, ma Kimiko ebbe per la prima volta una reazione diversa.
Ah s? Sono diventati piccoli? Ma li abbiamo ricomprati l'autunno scorso. Porta pazienza ancora un po'. Se te li compro ora diventeranno subito piccoli anche quelli. Da come parlava sembrava quasi che il fatto che il suo corpo diventasse pi grande fosse una cosa brutta.
Anche i barbecue in giardino non ebbero pi luogo. Nei giorni festivi non solo non veniva pi nessun dipendente ma lo stesso Sadayuki non usciva pi per andare a giocare a golf. In compenso dentro casa era un continuo litigio. Suo padre e sua madre iniziarono a discutere animatamente in ogni occasione. Non era chiaro il vero motivo, ma cap che in qualche modo c'entrava il denaro.
Se fossi stata pi avveduta, mugugnava Sadayuki.
E Kimiko ribatteva:  colpa tua che sei un incapace se le cose si sono messe cos.
A un certo punto la Ford Thunderbird a cui il padre teneva molto scomparve dalla rimessa. Lui cominci ad andare al lavoro col treno, e sua madre smise di fare spese. Entrambi erano sempre di cattivo umore.
Nel bel mezzo di tutto questo, giunse una notizia a cui non poteva credere: i Beatles si erano sciolti. Pare fosse stata data da un quotidiano inglese.
Scambi informazioni con i suoi amici. Era un'epoca in cui non c'erano n Internet, n social network, quindi si poteva fare affidamento soltanto sulla televisione, sulla stampa o sulla radio. La televisione ha trasmesso questa notizia, ho sentito quest'altra alla radio, pare che su un quotidiano straniero ci fosse scritto cos... Alla fine, raccogliendo tutte queste informazioni incerte, conclusero che non si trattava di una diceria.
Com'era potuto succedere? Si chiese.
Districarsi tra le informazioni riguardanti il motivo dello scioglimento era ancora pi complicato. Forse la moglie di Paul McCartney e Yoko Ono non andavano d'accordo? Oppure George Harrison si era stancato di suonare col gruppo? Era impossibile capire cosa fosse vero e cosa no.
Ehi, hai sentito? gli chiese un amico. I concerti in Giappone... Be', pare che i Beatles non avessero alcuna voglia di farli. Per quelli della casa discografica hanno proseguito le trattative, visto che c'era in ballo un bel guadagno. In quel periodo erano stufi di fare concerti e pare volessero smettere. Infatti subito dopo il Giappone hanno smesso di farli.
Anche Kosuke aveva sentito quella storia. Per non ci credeva. O bisognerebbe dire che non voleva crederci.
Ma io ho sentito che al concerto il pubblico era infervorato. E anche loro sembravano divertirsi molto.
Invece non  cos. Pare che all'inizio non avessero nemmeno intenzione di suonare come si deve. Immaginavano che gli spettatori avrebbero fatto un gran chiasso e avrebbero coperto sia il canto che gli strumenti. Quindi avevano concluso che potevano suonare e cantare come gli veniva, tanto nessuno se ne sarebbe accorto. Per il pubblico giapponese si era mostrato inaspettatamente tranquillo e, visto che si sentiva tutto bene, nel bel mezzo del concerto hanno cominciato a suonare sul serio.
Kosuke scosse la testa. Non posso crederci.
Di' quel che vuoi, ma  successo davvero. Anch'io non volevo credere a questa storia. Per che ci vuoi fare? Li hanno portati qui, in questo cacchio di paese provinciale. Avranno pensato che bastava strimpellare un po', improvvisare un concerto, e poi se ne sarebbero tornati subito in Inghilterra.
Kosuke continu a scuotere la testa. Gli torn in mente quel programma televisivo che mostrava il loro arrivo in Giappone. E il profilo di suo cugino che si commuoveva guardandolo. Se la storia dell'amico era vera a cosa erano servite le sue lacrime?
Tornato da scuola si chiuse nella propria stanza e continu ad ascoltare canzoni dei Beatles. Non riusciva davvero a credere che non avrebbero pi prodotto nuovi brani.
Il tempo pass e la sua angoscia rimase. Erano iniziate le vacanze estive ma il suo stato d'animo non era affatto migliorato. Non riusciva a togliersi i Beatles dalla testa. Arriv la notizia che a breve sarebbe stato presentato al pubblico il film Let It Be - Un giorno con i Beatles, ma nella loro citt non prevedevano di proiettarlo. Secondo alcune indiscrezioni, guardandolo si poteva capire il motivo per cui si erano sciolti. Si chiedeva di cosa avrebbe mai parlato, e questo dubbio gli toglieva il sonno.
Fu proprio allora, mentre il vento della storia soffiava impetuoso su quell'epoca, che arriv il momento in cui dovette prendere la decisione pi importante della sua vita.
Una sera si trovava come al solito in camera sua ad ascoltare i Beatles quando la porta si apr senza che avessero bussato. Era sua madre Kimiko. Kosuke stava per protestare ma le parole gli morirono in bocca. Non l'aveva mai vista cos scura in volto.
C' una cosa importante di cui dobbiamo parlare. Vieni.
Kosuke annu in silenzio e spense lo stereo. Non riusciva a immaginare quale potesse essere l'argomento della conversazione, ma ebbe l'impressione di aver saputo gi da prima che questo giorno sarebbe arrivato. Ebbe il presentimento che non sarebbe stato niente di buono.
In soggiorno c'era suo padre che beveva del brandy. Uno di ottima qualit. L'aveva acquistato quand'era andato all'estero, approfittando dell'esenzione dalle tasse.
Quando si sedette, Sadayuki cominci a parlare lentamente. Ci che disse lasci Kosuke molto confuso.
Dato che alla fine di quel mese si sarebbero trasferiti, doveva cominciare i preparativi. Ma non doveva dire niente a nessuno.
Non capiva il senso di ci che il padre gli stava dicendo. Di che diavolo si trattava, chiese. Perch dovevano traslocare all'improvviso? Sadayuki gli diede una risposta.
Io mi occupo di commercio. Il commercio  come una guerra.  importante quanti beni riesci a sottrarre agli avversari. Lo capisci?
Era una cosa che diceva sempre, quindi Kosuke annu. Il padre prosegu.
Quando si  in guerra, a volte bisogna fuggire.  ovvio che sia cos. Se ti uccidono  finita. Capisci anche questo, vero?
Kosuke non annu. In una guerra vera forse era cos. Ma nel commercio si poteva davvero venire privati della vita?
Sadayuki per continu. Alla fine di questo mese fuggiremo. Ce ne andremo da questa casa senza lasciare traccia. Ma andr tutto bene, non devi preoccuparti. Dovrai soltanto venire con noi senza dire nulla. Bisogner cambiare scuola ma non ci saranno problemi. Siamo nel pieno delle vacanze estive.  proprio il momento giusto per farlo.
Kosuke rimase attonito. Doveva trasferirsi all'improvviso in una scuola sconosciuta?
Non  niente di che, disse Sadayuki in tono leggero. Ci sono ragazzi che devono cambiare scuola diverse volte per via del lavoro del padre. Non c' niente di strano.
Sentendo le sue parole, per la prima volta in vita sua Kosuke prov un senso di angoscia. Angoscia verso la sua stessa esistenza.
Il giorno successivo, mentre sua madre era in cucina, entr e chiese: Ci daremo alla fuga di notte?
Kimiko stava saltando del cibo in padella e si ferm.
Ne hai parlato con qualcuno?
Kosuke scosse la testa.
Non ho detto nulla. Ma  l'unica cosa che mi  venuta in mente quando ho sentito quel che ha detto pap.
Lei fece un profondo sospiro e riprese a cucinare. Non devi dirlo a nessuno.
Le parole di smentita in cui aveva vagamente sperato non arrivarono. Davanti a lui si fece tutto scuro.
Perch si  arrivati a questo? Siamo cos messi male a soldi?
Ma nemmeno queste domande ebbero risposta. Sua madre continu a preparare la cena senza dire nulla.
Non capisco. Come far col liceo? In quale andr?
Kimiko fece un piccolo cenno con la testa.
Ci penseremo quando ci saremo sistemati altrove.
Altrove? Ma dove andremo a vivere?
Adesso basta! rispose sua madre rimanendo di spalle. Se hai delle lamentele falle a tuo padre.  lui che ha deciso tutto.
Kosuke rimase senza parole e si sent perduto. Non sapeva nemmeno se doveva arrabbiarsi o se doveva invece sentirsi triste.
Trascorse un giorno dopo l'altro chiuso nella sua camera, ascoltando i dischi dei Beatles. Si metteva le cuffie e teneva il volume altissimo. In questo modo riusciva a non pensare a tutte le cose brutte. Tuttavia anche quest'unico piacere gli venne portato via. Si sarebbero sbarazzati dello stereo, disse suo padre.
Ovviamente Kosuke si oppose. Disse che non dovevano assolutamente farlo. Ma nessuno gli prest ascolto.
Un affare del genere sarebbe problematico da portare via durante il trasloco. Una volta che ci saremo sistemati te ne comprer un altro. Fino a quel momento cerca di avere pazienza, disse Sadayuki con tono impassibile.
Gli mont dentro una rabbia furiosa. Altro che trasloco, disse di getto, ce la stiamo svignando di notte!
Il padre lo squadr severo.
Vedi di non azzardarti a parlarne fuori di qui. Il suo tono di voce sembrava quello di uno scagnozzo della yakuza.
Lasciamo perdere, dai. Non voglio fare le cose di nascosto.
Piantala! Che ne vuoi sapere tu? Stai zitto e basta!
Ma...
Ci ammazzeranno, disse il padre guardandolo con rabbia. Se ci scoprono mentre scappiamo ci ammazzeranno tutti. Ti piace l'idea? Abbiamo un'unica occasione e dobbiamo essere pronti a coglierla. Se ce la lasceremo scappare non ci rester altro da fare che impiccarci tutti e tre. Siamo con le spalle al muro e questa  l'unica via di uscita. Quindi vedi di collaborare.
Aveva gli occhi iniettati di sangue. Kosuke non riusc a dire niente. Nel suo cuore sent che qualcosa cominciava ad andare in pezzi.
Qualche giorno dopo venne uno sconosciuto e port via l'impianto stereo che era nella sua camera. Poi consegn del denaro a sua madre. Suo padre non era presente.
Guardando la stanza spoglia, Kosuke fu assalito da un senso di brutale ineluttabilit. Gli sembr addirittura di non avere pi ragioni per vivere.
Non potendo pi ascoltare i Beatles non aveva pi motivo di rimanere in casa. Da quel giorno prese a fare delle passeggiate. Con gli amici per non si incontrava. Aveva l'impressione che, se l'avesse fatto, avrebbe finito per parlare della fuga. Fu complicato anche nascondere loro la sparizione dello stereo.
Non aveva molti soldi con s, quindi anche alla sala giochi non poteva rimanere a lungo. Spesso si trascinava fino alla biblioteca. Era la pi grande tra le biblioteche di quella cittadina, ma era poco frequentata. Tuttavia, a parte le sale lettura, era sempre affollata da studenti in cerca del refrigerio dell'aria condizionata. La maggior parte erano liceali che si preparavano all'esame di ammissione all'universit, e studenti che avrebbero riprovato l'esame quell'anno. Guardandoli, Kosuke si chiedeva inquieto se quel giorno sarebbe arrivato anche per lui.
Il senso di delusione nei confronti dei suoi genitori, e in particolare di suo padre, era forte. Fino ad allora ne era andato fiero. Tutto ci che faceva era giusto e credeva che seguendo le sue indicazioni un giorno avrebbe avuto anche lui successo.
Ma la verit era completamente diversa. Dalle discussioni che captava ogni tanto era riuscito a raccogliere delle informazioni approssimative. Sadayuki non solo non era una persona di successo, ma era un tremendo vigliacco. Voleva fuggire lasciandosi dietro i debiti che si erano accumulati. La gestione dell'azienda era giunta a un punto morto, tanto che non c'era possibilit di recupero. La cosa sarebbe venuta alla luce il mese successivo. Ai dipendenti non aveva detto nulla: stava cercando di salvare soltanto loro tre.
Cosa doveva fare? Davvero poteva continuare a vivere seguendo le indicazioni dei genitori? Tuttavia, per quanto ci non gli andasse a genio, non sembravano esserci alternative.
Mentre contemplava i libri sui Beatles che erano nella biblioteca, Kosuke continuava a tormentarsi. Nessuno di essi conteneva la risposta.


Capitolo 3.

IL giorno in cui avrebbero messo in atto la loro fuga si avvicinava e Kosuke non sapeva pi che fare. I genitori gli avevano detto di preparare i bagagli ma non riusciva a concentrarsi.
Un giorno la via che percorreva sempre per andare in biblioteca era interrotta per lavori e dovette quindi scegliere un'altra strada. Lungo il percorso incontr un negozio davanti al quale si ammassavano dei bambini. Guardavano la parete interna e ridacchiavano.
Kosuke si avvicin e butt uno sguardo rimanendo dietro. Sulla parete erano attaccati diversi fogli, simili a carta da lettera.
Domanda: Gamera, il mostro tartaruga, vola girando su s stesso, ma non gli viene la nausea?
Firmato: Amico di Gamera
Risposta: Credo che Gamera abbia studiato danza. Pare infatti che le ballerine siano in grado di ruotare su s stesse a grande velocit senza che venga loro un capogiro.
Emporio Namiya
Domanda: Batto su una gamba sola imitando il famoso giocatore di baseball Oh, ma non riesco mai a fare un fuoricampo. Cosa dovrei fare?
Firmato: Esterno Destro
Risposta: Che ne pensa di imparare prima a battere un fuoricampo stando su entrambe le gambe, e solo dopo che ci  riuscito raccogliere la sfida e provare su una gamba sola? Se non riesce su due gambe potrebbe aggiungerne una, e battere con tre. Comunque sia all'inizio non deve esagerare.
Emporio Namiya
Ah ecco, si trattava di quel negozio, quindi. Ne aveva sentito parlare dagli amici.
Dicevano che rispondeva a qualunque richiesta di consigli. Ma non si trattava di cose serie, soltanto di richieste per mettere in difficolt il proprietario. Era divertente vedere come avrebbe risposto il povero vecchietto.
Che stupidaggine, pens, e si allontan. Era un divertimento da bambini.
Un istante dopo, per, gli balen un'idea in testa.
Torn a casa. Suo padre era ovviamente al lavoro e anche sua madre era fuori.
And in camera e prese un foglio di quaderno. Non era molto bravo nei componimenti. Ci nonostante, nei trenta minuti successivi scrisse quanto segue:
I miei genitori vogliono fuggire di notte portandomi via con loro.
Hanno un sacco di debiti che non verranno saldati, e quindi anche l'azienda fallir.
Hanno intenzione di lasciare la citt di nascosto alla fine del mese.
Mi hanno detto che dovr cambiare scuola.
Io vorrei che lasciassero perdere. Ho sentito che gli addetti al recupero crediti ti inseguono ovunque. Ho paura di dover vivere continuando a scappare all'infinito.
Che dovrei fare?
Paul Lennon
Dopo averlo riletto varie volte, pieg il foglio in quattro e lo infil nella tasca dei jeans. Poi usc nuovamente di casa.
Percorse la stessa strada di prima e torn all'Emporio Namiya. Rest a una certa distanza e, per quello che riusc a vedere, non c'era l'ombra di un cliente. Il proprietario era seduto in fondo al negozio e leggeva il giornale. Era l'occasione giusta, pens.
Inspir a fondo e si avvicin all'edificio. Aveva gi controllato la posizione della scatola in cui si inserivano le richieste. Era messa in modo tale che fosse difficile per il vecchio vederla. Sicuramente l'aveva fatto apposta.
Entr nel negozio controllando con lo sguardo il proprietario. Il vecchio teneva il quotidiano spalancato davanti a s.
Tir fuori il foglio piegato in quattro e si mise davanti alla parete come se stesse leggendo i messaggi che vi erano attaccati. La scatola era l davanti. Il cuore gli cominci a battere forte, e l'esitazione si impossess di lui. Era giusto fare una cosa del genere?
In quel momento sent delle voci di bambini. Sembravano essere un certo numero. Accidenti, pens. Se fossero entrati nel negozio la sua occasione sarebbe sfumata.
Imbuc il foglio nella scatola. Quello, cadendo, fece un suono fortissimo e Kosuke rimase paralizzato.
In quel momento entrarono i bambini schiamazzando. Ehi signore, l'hai trovato l'astuccio di Kitaro? chiese all'improvviso un bambinetto che avr avuto cinque anni.
Eh, ho dovuto girare diversi grossisti.  questo qui?
Un attimo dopo il bambino stava strillando di gioia.  proprio lui!  uguale a quello che ho visto sulla rivista. Aspetti un attimo. Ora vado a casa e le porto i soldi.
Va bene cos, non ti preoccupare.
Mentre ascoltava la conversazione stando di schiena, Kosuke usc dal negozio. Il bambino doveva avere ordinato un astuccio con sopra un'illustrazione del manga di Mizuki Shigeru, Gegege no Kitaro.
Prima di incamminarsi lungo il vialetto, Kosuke si volt indietro. Proprio in quel momento il proprietario si gir verso di lui. I loro occhi si incontrarono per un istante ma lui distolse lo sguardo in fretta e se ne and di corsa.
Mentre camminava cominci a pentirsi. Avrebbe fatto meglio a non lasciare quel foglio. Il vecchio l'aveva visto in volto. Quand'era caduta, la lettera aveva fatto rumore. Nel momento in cui avesse aperto la scatola, trovandola avrebbe capito che era stato lui a lasciarla.
Se da un lato era preoccupato, per, dall'altro si diceva che in fondo non importava. In ogni caso il vecchio avrebbe appeso la domanda di Paul Lennon, come sempre faceva. Non sapeva quale sarebbe stata la sua risposta, ma la cosa importante era che la lettera sarebbe stata esposta davanti agli occhi degli abitanti della citt.
Qualcuno tra loro stava pianificando di scappare di notte... la voce sarebbe girata. E se, diffondendosi, fosse arrivata anche alle orecchie di coloro che avevano prestato denaro all'azienda del padre? Non gli sarebbe venuto il dubbio che, forse, chi stava pianificando la fuga era Waku Sadayuki con la sua famiglia? A quel punto era probabile che avrebbero preso delle contromisure.
Ovviamente la cosa migliore sarebbe stata che i genitori, a cui la voce sarebbe arrivata prima, abbandonassero l'idea di fuggire.
Era questa la scommessa di Kosuke. Il massimo del gioco d'azzardo che si poteva permettere uno studente al secondo anno delle medie.
Il pomeriggio del giorno successivo, usc di casa e and dritto all'Emporio Namiya. Per fortuna il vecchietto non si vedeva, forse era andato in bagno. Prima che fosse troppo tardi guard la parete. Rispetto al giorno prima c'era attaccato un foglio in pi. Ma non era la lettera che aveva scritto lui. Sul foglietto c'era scritto:
Signor Paul Lennon,
ho ricevuto la sua richiesta di consigli.
Ho messo la risposta nella nostra cassetta per il latte. Vada sul retro del negozio.
Per tutti gli altri:
La lettera nella cassetta del latte  per il signor Paul Lennon da parte dell'Emporio Namiya.
Nessun altro la tocchi, per favore. Leggere la corrispondenza altrui o rubarla  un reato.
Grazie,
Emporio Namiya
Kosuke rimase sconcertato: era uno sviluppo inatteso. La sua lettera non era stata appesa. Aveva scommesso ma gli era andata male.
Per lo incuriosiva la risposta. Che consigli gli aveva dato il vecchio rispetto a quanto Kosuke aveva scritto?
Uscito dal negozio, si accert che non ci fosse gente l attorno e si infil nel passaggio a lato dell'emporio largo circa un metro, proseguendo fino al fondo. Dietro l'edificio c'era una porta di servizio e, accanto a essa, una vecchia cassetta di legno.
Timidamente apr il coperchio. Dentro non c'erano bottiglie di latte bens una busta. La tir fuori e vide che sul davanti c'era scritto Per Paul Lennon.
Tenendola stretta in mano ritorn nel passaggio. Quando stava per sbucare sul davanti si ritrasse all'improvviso perch aveva visto passare qualcuno. Dopo essersi accertato che non vi era pi nessuno, usc dal passaggio e corse via.
Arriv infine alla biblioteca. Non entr, si sedette invece su una panchina del parco l di fronte. Guard di nuovo la busta. Era incollata per bene, sicuramente per evitare che altre persone potessero leggerne il contenuto. Con circospezione la apr.
All'interno c'erano diversi fogli di carta da lettera ripiegati, e anche il foglio di quaderno con cui aveva inviato la sua richiesta. Una volta aperti, i fogli di carta da lettera si rivelarono densi di caratteri scritti con la penna stilografica nera.
Gentile Paul Lennon,
ho letto la sua lettera. Sar sincero, me ne sono molto meravigliato. Ho iniziato questa specie di servizio di consulenza per via di uno scherzo di bambini, ma si tratta in realt di un gioco, niente pi che uno scambio di battute con loro.
Tuttavia la sua lettera, signor Paul Lennon, parla di un problema serio e per di pi impellente. Quando l'ho letta mi sono chiesto se non avesse preso un abbaglio. Se non avesse scritto quelle cose perch si  bevuto la storia dell'emporio che risolve qualunque problema. Credo che in questo caso dovrei restituirgliela.  infatti evidente che dovrebbe parlarne con una persona ben pi competente di me.  per questa ragione che ho inserito nella busta anche la sua lettera.
Tuttavia mi  parso da irresponsabili non risponderle nulla. Ho pensato che, se anche si tratta di un malinteso, visto che ha cercato il consiglio di questo povero vecchio  giusto che le dia una qualche risposta.
Quindi mi sono chiesto: cosa dovrebbe fare Paul Lennon? Mi sono sforzato di pensarci, pur essendo corto di mente.
La cosa migliore sarebbe giustamente che i suoi genitori rinunciassero alla fuga. Conosco diverse persone che sono scappate. Non so che cosa ne sia stato di loro, ma non credo che abbiano vissuto felici. Se anche in un primo momento hanno trovato un po' di sollievo, come ha detto anche lei, avranno continuato a essere inseguiti dai creditori e da tanta altra gente.
Tuttavia penso anche che sia impossibile convincere i suoi genitori a rinunciare. Vede, dopotutto hanno preso la loro decisione dopo aver considerato ogni cosa. E, visto che questa decisione probabilmente non cambier, lei si sta tormentando.
Stando cos le cose, avrei una domanda per lei. Cosa pensa dei suoi genitori? Vuole loro bene? Li detesta? Si fida di loro? Oppure ha perso ogni fiducia?
Quello che mi chiedeva nella lettera non  cosa dovesse fare la sua famiglia, ma cosa dovesse fare lei. Vorrei quindi sapere prima di tutto come sono i suoi rapporti con loro.
Come le ho scritto poco sopra,  la prima volta che l'Emporio Namiya si occupa di una questione seria. Per questo non posso darle una risposta. Se ne ha avuto abbastanza lo capisco. Ma se invece sente di voler proseguire, posso allora chiederle di rispondere sinceramente alla mia domanda? Se lo far sapr darle il consiglio che mi ha chiesto.
Per la prossima volta non sar necessario mettere la lettera nella scatola. Il negozio chiude alle otto di sera quindi potr imbucarla nell'apposita fessura sulla serranda. Metter la risposta nella cassetta per il latte il giorno successivo, il pi presto possibile. Venga a prenderla quando vuole, sia che il negozio sia aperto sia che sia chiuso. L'orario di apertura  alle otto del mattino.
Ho riflettuto a lungo sulla questione, ma in definitiva la mia risposta  incompleta. Voglia quindi perdonarmi.
Emporio Namiya
Leggendo la lettera, Kosuke rimase assorto nei propri pensieri. La rilesse da capo per cercare di comprenderne il contenuto.
Prima di tutto c'era una cosa che trovava convincente: il motivo per cui il vecchio non aveva esposto la lettera in pubblico. A pensarci era ovvio. Fino a quel momento le richieste erano state scherzose e le aveva mostrate a tutti perch erano divertenti. Per, nel caso di una questione cos seria, aveva evidentemente pensato che non fosse possibile farlo.
E poi non aveva respinto la richiesta dicendo che non accettava problemi seri, ma aveva cercato di prenderla sul serio e di rispondere qualcosa. Kosuke ne era felice. Gi soltanto sapere che c'era un'altra persona a conoscenza della situazione in cui era finito gli dava una sensazione di sollievo. Meno male che aveva scritto quella lettera, pens.
Per il vecchietto non gli aveva ancora dato una risposta chiara. Prima di farlo gli aveva chiesto di rispondere a una domanda. In base alla sua risposta avrebbe cercato di consigliarlo.
Quella sera, nella propria stanza, Kosuke si mise davanti a un altro foglio di quaderno. Voleva rispondere alla domanda del vecchio. Cosa pensa dei suoi genitori?
Pieg la testa, perplesso. Cosa ne pensava? Non lo sapeva nemmeno lui.
Da quando era entrato alle medie erano aumentate le occasioni in cui si sentiva infastidito da loro. Non  che li detestasse, ma non sopportava che si impicciassero degli affari suoi, che lo trattassero come un bambino e cos via.
Tuttavia con questa faccenda della fuga era indubbiamente rimasto deluso dai suoi genitori.
Se gli avessero chiesto se li amava o li detestava, in quel momento non avrebbe potuto che rispondere che li detestava. Non riusciva a fidarsi quasi per niente di loro. Per cui, anche facendo come gli dicevano, non era affatto sicuro che le cose sarebbero andate bene, ed era angosciato.
Per quanto ci pensasse, questa era l'unica risposta che gli veniva in mente. Per cui la scrisse sul foglio. Una volta terminato, lo pieg, se lo mise in tasca e usc di casa.
La madre gli chiese dove stesse andando e lui rispose che andava a casa di un amico. Forse anche lei aveva la testa occupata dalla questione della fuga perch non chiese altro. Il padre non era ancora rientrato.
Erano gi passate le otto e la serranda dell'emporio era chiusa. Kosuke infil il foglio piegato in quattro dentro la buca e si allontan di corsa.
La mattina seguente si alz alle sette. A dire il vero non era riuscito a dormire.
I genitori erano ancora a letto e lui usc di casa di nascosto.
La serranda era abbassata. Controll che non ci fosse nessuno in giro ed entr nel passaggio accanto al negozio.
Apr la cassetta per il latte senza fare rumore. Come il giorno prima, c'era una busta l dentro. Controll il destinatario e se ne and velocemente.
Non poteva aspettare di essere arrivato alla biblioteca. C'era un camion parcheggiato a lato della strada ci si mise dietro e cominci a leggere la lettera.
Gentile Paul Lennon,
capisco il suo stato d'animo.
Non  affatto irragionevole che, data la situazione, lei non riesca pi ad avere fiducia in loro. Ed  altrettanto ovvio che abbia finito per detestarli.
Tuttavia non riesco proprio a dirle che deve abbandonare al pi presto dei genitori simili e proseguire per la strada che ritiene pi giusta per lei.
La mia idea fondamentale sulla famiglia  che essa debba restare unita con tutte le forze, a parte quando le separazioni sono costruttive.
Nella sua lettera c' scritto: In questo momento li detesto. Voglio riporre le mie speranze nel fatto che lei abbia aggiunto l'espressione in questo momento. In altre parole, significa che in passato lei voleva bene ai suoi genitori, e quindi, forse, a seconda di come andranno le cose, c' la possibilit che il sentimento nei loro confronti ritorni quello che era prima, non crede?
In questo caso ritengo che ci sia soltanto una strada che lei deve prendere.
Fuggire nel cuore della notte non  una cosa bella. Se possibile dovrebbe evitarlo. Ma se ci  impossibile, la mia opinione  che lei debba seguire i suoi genitori.
Loro avranno senz'altro fatto le considerazioni pi opportune dal proprio punto di vista. Probabilmente sanno che fuggire non risolver nulla. Forse vorranno innanzitutto nascondersi, e poi vedere come si mettono le cose e risolvere i problemi poco alla volta.
Magari ci vorr del tempo prima che tutto si sistemi. E forse bisogner passare attraverso molte difficolt. Proprio per questo penso sia necessario che la famiglia rimanga unita. Magari davanti a lei non dice nulla ma suo padre  determinato. E l'unico motivo  che vuole proteggere la propria famiglia. Il suo compito e quello di sua madre  quindi di sostenerlo.
La cosa pi infausta sarebbe che, durante la fuga, la famiglia finisse per separarsi. A quel punto ogni cosa sarebbe persa. Credo che la fuga non sia affatto la scelta giusta, ma se almeno la famiglia rimane sulla stessa barca potr tornare insieme alla retta via.
Non so quanti anni abbia, ma a giudicare da com' scritta la sua lettera immagino che sia uno studente delle medie o del liceo. Verr un giorno in cui sar lei a dover sostenere i suoi genitori. Prego affinch lei studi sodo, cos da arrivare preparato a quel momento.
Mi creda, per quanto oggi possa essere addolorato, il futuro sar senz'altro migliore del presente.
Emporio Namiya


Capitolo 4.

A MENO di una settimana dalla fine delle vacanze estive gli arriv una telefonata dall'amico a cui piacevano i Beatles. Era quello che gli aveva parlato della storia segreta del concerto in Giappone. Gli chiese se poteva venire a trovarlo. Come al solito voleva andare da lui per ascoltare la musica dei loro beniamini. L'amico era un fan dei Beatles, ma non possedeva un solo disco. A casa sua non c'era nemmeno un giradischi. Quindi, quando voleva ascoltare qualcosa, andava da Kosuke.
Mi dispiace ma per un po' sar impossibile. Stanno ridipingendo le pareti di casa e non si pu usare lo stereo. Quando avevano portato via l'impianto si era preparato una scusa per gli amici, quindi fu in grado di rispondere senza esitazioni.
Ah s? rispose l'amico con la voce che ne tradiva la delusione. Mi era proprio venuta voglia di ascoltarli, i Beatles. Magari con un impianto che abbia l'audio buono.
 successo qualcosa? chiese Kosuke, e l'altro rispose subito di s. Poi, dopo aver fatto una pausa, aggiunse: Ho appena visto il film. Usciva oggi.
Ah, borbott Kosuke. Aveva capito subito che si trattava di Let It Be.
Com'era?
Mah, che dire... Ho capito diverse cose.
Capito? E che cosa?
Diverse cose. Perch si sono sciolti e via dicendo.
Qualcuno parla dei motivi dello scioglimento?
No, non in quel senso. Quando il film  stato girato il discorso non era ancora venuto fuori. Per in qualche modo si percepisce. Capisci perch le cose sono andate cos. Non riesco a spiegartelo bene a parole, ma se lo vedrai forse te ne renderai conto anche tu.
Ah s?
La conversazione termin senza che il discorso decollasse. Kosuke torn nella propria stanza e contempl una a una le copertine dei dischi dei Beatles. Mettendo assieme quelli che aveva ereditato dal cugino e quelli che aveva comprato lui stesso, erano pi di cinquanta.
Almeno da questi non voleva separarsi. In qualche modo voleva portarseli dietro fino al nuovo domicilio. I genitori gli avevano detto che i bagagli dovevano essere il meno possibile, ma non poteva assolutamente lasciarli l.
Decise di non stare pi ad arrovellarsi sulla faccenda della fuga. Non era ipotizzabile che i genitori cambiassero i piani perch lui era contrario. E non era nemmeno possibile che, stando cos le cose, Kosuke non andasse con loro. Quindi non gli rimaneva che credere che i genitori avessero senz'altro fatto le considerazioni pi opportune dal loro punto di vista, e avessero realmente intenzione di risolvere tutti i problemi, come aveva detto il vecchietto del Namiya.
Ma perch il suo amico aveva detto quelle cose? Che cos' che avrebbe capito guardando Let It Be?
Quella sera, terminato il pasto, Sadayuki rivel per la prima volta il piano concreto per la fuga. Lo avrebbero messo in atto la notte del 31 agosto: voleva partire nel momento stesso in cui la data sarebbe cambiata.
Il 31  un luned, quindi  un giorno lavorativo. In ufficio ho detto che mi sarei preso una settimana di ferie a partire dal primo settembre, per cui nessuno trover strano non vedermi l il giorno successivo. La settimana seguente, per, cominceranno sicuramente ad arrivare richieste di informazioni riguardo ai pagamenti. E capiranno immediatamente che ci siamo dati alla fuga. A quel punto non potremo far altro che rimanere rintanati per un po' nel nostro nuovo nascondiglio. Ma non preoccuparti. Abbiamo da parte abbastanza denaro per campare per due o tre anni tutti e tre. In quel lasso di tempo penseremo alla mossa successiva.
Il tono di suo padre era pieno di fiducia nel proprio piano.
E con la scuola? In quale mi potrei trasferire?
Alla domanda di Kosuke, Sadayuki si rabbui.
Ho pensato anche a quello. Tuttavia non sar possibile farlo da subito. Per il momento dovrai impegnarti a studiare per conto tuo.
Mi stai dicendo che non potr andare a scuola?
Non ho detto questo. Dico solo che non sar possibile farlo subito. Ma andr tutto bene. Le medie sono scuola dell'obbligo, ti faremo sicuramente entrare da qualche parte. Perci smettila di preoccuparti inutilmente. Comunicher ai professori che tutta la famiglia sar all'estero per una settimana a causa del mio lavoro, e che arriverai a scuola pi tardi. Sadayuki aveva parlato in tono brusco, con aria seccata.
Kosuke voleva chiedere che ne sarebbe stato allora del liceo, ma tacque. Si immaginava gi la risposta che gli avrebbe dato il padre. Qualcosa del tipo: Ho pensato a tutto, vedi di non preoccuparti.
Si pales di nuovo quel senso di inquietudine. Sarebbe davvero andato tutto bene se fosse andato con loro? Anche se sapeva di non avere scelta, non riusciva a rassegnarsi.
Il tempo comunque continuava a passare. Quando se ne rese conto si era ormai alla vigilia del 31 agosto. La sera Kosuke stava ricontrollando i propri bagagli quando la porta si apr all'improvviso. Guard stupito e vide suo padre in piedi sull'entrata.
Hai un momento?
S, certo...
Il padre entr nella stanza e si sedette a gambe incrociate vicino a lui. I bagagli sono pronti?
Pi o meno. Pensavo che forse i libri di scuola dovrei portarmeli dietro.
Certo, quelli sono necessari.
E poi vorrei assolutamente portare anche questi, disse avvicinando a s uno scatolone che era l accanto. Dentro c'erano i dischi dei Beatles.
Sadayuki butt un occhio al contenuto e aggrott lievemente le sopracciglia. Ne hai cos tanti?
Ho cercato di prendere il meno possibile del resto della roba. Quindi questi li vorrei portare, rispose Kosuke deciso.
Sadayuki annu in modo ambiguo, poi si guard intorno e infine pos lo sguardo sul figlio.
Cosa pensi di me? chiese all'improvviso.
In che senso?
Non sei arrabbiato? Che le cose siano arrivate a questo punto? Non pensi che tuo padre sia un miserabile?
Pi che un miserabile... disse a mezza bocca, non capisco quello che ti passa per la testa. A dirla tutta sono angosciato.
Mmhh, rispose il padre annuendo. Capisco.
Pap, andr davvero tutto bene? Potremo tornare a una vita normale?
Sadayuki batt gli occhi e disse che sarebbe andato tutto bene. Ora non ti so dire fino a quando dovremo arrangiarci, ma far di tutto affinch possiamo tornare alla vita che abbiamo avuto finora.  una promessa.
Davvero?
Davvero. Per me la famiglia  la cosa pi importante. Far di tutto per proteggerla. Sono anche disposto a dare la mia vita. Per questo... Sadayuki lo fiss, per questo stiamo fuggendo di notte.
A Kosuke sembr che suo padre gli avesse finalmente rivelato ci che realmente pensava. Era la prima volta che sentiva frasi del genere, e riecheggiarono nel suo cuore.
Ho capito, disse.
Bene! rispose Sadayuki battendo le mani sulle ginocchia, e poi si alz. Che farai nella giornata di domani?  l'ultimo giorno delle vacanze estive. Vuoi vedere qualche amico?
Kosuke scosse la testa. Non me ne importa nulla. Avrebbe voluto aggiungere: tanto non potr pi incontrarli, ma inghiott le parole.
Per, posso andare a Tokyo?
A Tokyo? A fare cosa?
C' un film che vorrei vedere. Lo danno al cinema Subaru, a Yurakucho.
E puoi vederlo soltanto domani?
Be', non so se nel posto dove stiamo andando ci saranno cinema che lo proiettano.
Sadayuki sporse il labbro inferiore e annu. Mmhh, anche questo  vero.
Allora posso andare?
D'accordo. Ma torna prima di sera.
Va bene.
Il padre gli augur la buonanotte e usc dalla stanza.
Kosuke guard nello scatolone e tir fuori un LP. Era Let It Be, che aveva acquistato quello stesso anno. Le foto dei volti dei quattro Beatles erano disposte a quadrato.
Decise che quella notte avrebbe dormito pensando soltanto al film.
5
L'INDOMANI mattina, dopo aver fatto colazione Kosuke usc di casa. Sua madre manifest tutta la sua disapprovazione, dicendo: Potresti anche evitare di andare al cinema proprio oggi, ma suo padre seppe persuaderla.
A Tokyo era gi stato qualche volta con degli amici, ma era la prima volta che ci andava da solo.
Arrivato alla stazione cambi treno e arriv con la linea Yamanote fino a Yurakucho. Dalla mappa vide che il cinema era proprio l accanto.
Era l'ultimo giorno delle vacanze estive, e davanti c'era gi parecchia gente. Si mise in fila e acquist un biglietto. Aveva controllato gli orari sul giornale: mancavano ancora una trentina di minuti prima che cominciasse la proiezione successiva.
Visto che era l decise di fare un giro nei paraggi. Anche se era gi stato a Tokyo, era la prima volta che veniva nella zona di Yurakucho e Ginza.
Dopo qualche minuto che passeggiava rimase sbalordito.
Davvero c'era un quartiere tanto grande? Persino nei dintorni di Yurakucho la quantit di persone e la grandezza dei palazzi lasciava a bocca aperta. Ma non era niente in confronto a Ginza. I negozi traboccavano di splendore e magnificenza, e tutto era cos animato da far venire il dubbio che fosse in corso qualche evento speciale. E poi le persone che andavano e venivano sembravano tutte cos raffinate e ricche. In una citt normale era gi tanto se c'era un posto del genere. La chiamavano zona dello shopping ed erano contenti. Ma qui era l'intero quartiere a essere cos. Ovunque si andasse sembrava una festa.
Ben presto si rese conto che in vari luoghi era attaccato il simbolo dell'Expo. Ramment che era in corso l'Esposizione universale a Osaka. Evidentemente in tutto il Giappone c'era un clima di entusiasmo per questo evento.
Kosuke si sent come un piccolo pesce di fiume che era finito per caso allo sbocco sul mare. Al mondo c'erano posti come questo, c'era gente che si godeva la vita. Ma era un mondo con cui non aveva alcun legame. Lui poteva soltanto vivere in un fiumiciattolo buio. E, anzi, dall'indomani sarebbe stato sul fondo del fiume dove nessuno lo avrebbe visto.
Abbass la testa e si allontan. Non apparteneva a quel luogo, pens.
Quando torn al cinema si era fatta l'ora giusta. Mostr il biglietto, entr e prese posto. In sala non c'era molta confusione, e gli sembr che ci fossero parecchi spettatori che erano venuti da soli.
Dopo poco inizi il film. La prima immagine era la scritta THE BEATLES in primo piano.
Sent il cuore che gli batteva all'impazzata alla sola idea di poter vedere quel concerto.
Ma quella sensazione di eccitazione si spense a mano a mano che il film procedeva.
Mentre osservava quelle immagini, Kosuke cap, anche se in modo impreciso, come stavano le cose.
Let It Be era un documentario che univa le immagini delle prove e del concerto. Era tuttavia evidente che non era stato girato con l'intenzione di farne un film. Al contrario, i quattro sembravano avere un atteggiamento negativo rispetto all'idea stessa di fare delle riprese. La sensazione era che, per un complicato intrico di situazioni, pur riluttanti le avessero alla fine autorizzate. Negli intervalli tra le prove, mostrate soltanto in parte, erano stati inseriti i dialoghi tra i membri della band. Ma anche quelli erano incompleti e non se ne capiva il senso. Kosuke lesse con grande attenzione i sottotitoli ma non si riusciva a cogliere quello che realmente volessero dire.
C'era per una cosa che si riusciva a cogliere da quelle immagini: che i loro cuori si erano ormai allontanati gli uni dagli altri.
Non  che litigassero, n che si rifiutassero di suonare. Era pi la sensazione che tutti e quattro si stessero impegnando in quello che facevano ben consci che non ne sarebbe nato nulla.
Verso la fine si spostavano sulla terrazza dell'Apple Building dove erano stati portati gli strumenti e le apparecchiature per il suono. Anche lo staff era presente. Era inverno e tutti apparivano infreddoliti. John Lennon indossava una giacca di pelliccia.
A un certo punto iniziavano a suonare Get Back.
Si capiva che non era stata richiesta l'autorizzazione per questo concerto. Si sentiva la voce dei Beatles che proveniva ad alto volume dalla cima del palazzo e in poco tempo nei dintorni si era creato il caos ed era accorsa la polizia.
Si erano susseguiti Don't Let Me Down e I've Got a Feeling, per l'esecuzione non trasmetteva calore. Sarebbe stato l'ultimo concerto dei Beatles, ma sembrava che nessuno dei quattro fosse particolarmente emozionato.
Il film si chiudeva con questa scena.
Quando si accesero le luci in sala, Kosuke rimase per un po' seduto al suo posto, assente. Non aveva la forza di alzarsi. Lo stomaco gli pesava come se avesse bevuto del piombo.
Che razza di roba era quella, pens. Era completamente diverso da ci che si era aspettato. Tra i quattro non si vedevano vere e proprie discussioni, ma i loro discorsi sembravano intrecciarsi senza centrare il punto. Dalle loro labbra trasudavano soltanto insoddisfazione, sarcasmo e risate spente.
Le voci che erano girate dicevano che guardando questo film si sarebbe capito il motivo per cui la band si era sciolta, ma in realt non era cos. Sullo schermo, infatti, si riflettevano dei Beatles per cui era gi tutto sostanzialmente finito. Kosuke avrebbe voluto sapere il perch si era arrivati a questo.
Ma forse le separazioni erano proprio cos dopotutto, pens sul treno che lo riportava a casa.
Il legame tra una persona e l'altra non si spezza per qualche motivo concreto. Anche se in apparenza pu sembrare cos, accade perch qualcosa dentro di s si  spezzato e si cerca poi di trovare forzatamente un pretesto. Se i cuori non si sono allontanati, quando accade qualcosa che potrebbe spezzare il legame qualcuno si adopera per ripararlo. Se non lo si fa  perch il legame si  gi rotto. E quindi quei quattro non avevano nemmeno cercato di salvare il gruppo, proprio come qualcuno che dalla riva guarda affondare una nave.
Si sent tradito. Gli sembr che qualcosa a cui aveva tenuto molto si fosse rotto. E prese una decisione.
Arrivato in stazione cerc una cabina telefonica e da l chiam il suo amico, quello che la settimana prima gli aveva detto di aver visto Let It Be.
L'amico era in casa, e quando fu all'altro capo del filo Kosuke gli propose di comprare i dischi.
I dischi? Quali?
Quelli dei Beatles, ovviamente. Ti ho gi detto che ne ho collezionati un po', no?
S, me lo hai detto ma... che dischi venderesti?
Tutti quelli che ho. Li vuoi?
Eh? Tutti?
Che ne dici se mi dai diecimila yen? Se volessi collezionarli anche tu, una cifra del genere non basterebbe affatto.
S, lo so, per mi trovo in difficolt, cos all'improvviso. Tra l'altro a casa non abbiamo nemmeno uno stereo.
Ho capito. Va bene, lo proporr a qualcun altro, disse Kosuke e fece per riattaccare. Ma sent dall'altra parte della cornetta l'amico che, agitato, gli chiedeva di aspettare.
Fammici pensare un po'. Ti do una risposta domani, va bene?
Kosuke scosse la testa. Domani non va bene.
Perch?
Perch  cos. Non ho tempo, se non li compri subito riattacco.
Aspetta! Aspetta un attimo, per favore. Cinque minuti. Soltanto cinque.
Kosuke sospir. Ho capito. Allora ti richiamer tra cinque minuti.
Attacc e usc momentaneamente dalla cabina. Alz gli occhi al cielo: il sole aveva cominciato a calare.
Non sapeva nemmeno lui perch volesse vendere quei dischi. In qualche modo sentiva che non avrebbe pi dovuto ascoltare i Beatles. Si poteva quasi dire che per lui si fosse conclusa una stagione.
Trascorsero i cinque minuti. Entr nella cabina e richiam l'amico.
Li prendo! disse quello. Nel suo tono di voce c'era una sfumatura di eccitazione. Ho parlato con i miei, e mi danno loro i soldi. Per mi hanno detto che lo stereo devo comprarmelo per conto mio. Posso venire a prenderli ora?
Okay, ti aspetto.
L'accordo era fatto. Si sarebbe liberato di tutti quei dischi. Al solo pensiero si sentiva stringere il petto. Per scosse la testa. Non erano quegli oggetti la cosa importante.
Rientrato a casa prese i dischi nello scatolone e li suddivise mettendoli in due buste di carta, pi comode da portare. Osserv le copertine una a una. Ognuno di quei dischi evocava molti ricordi.
Quando vide l'LP di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band si blocc.
Si diceva che quel disco fosse il risultato di un periodo di intensa sperimentazione musicale. Anche la copertina era particolare: attorno ai quattro componenti della band, vestiti con uniformi colorate, si affollavano le immagini di personaggi famosi, vecchi e nuovi, dell'Occidente e dell'Oriente.
Sulla parte destra, a lato della donna che sembrava Marilyn Monroe, c'era una zona scura che era stata ridipinta con il pennarello nero. In realt in quel punto era stata appiccicata la foto del precedente proprietario del disco, suo cugino. Da grande fan dei Beatles probabilmente aveva voluto figurare anche lui tra i personaggi della copertina. Quando Kosuke aveva staccato la foto, era venuta via anche una parte della stampa e aveva cercato di nascondere il danno con il pennarello.
Scusami se vendo i dischi a cui tenevi tanto. Ma non ho scelta, disse fra s al cugino morto.
Quando port le due buste nell'ingresso sua madre gli chiese cosa stesse facendo. Non c'era motivo di nasconderlo, quindi le spieg la cosa. Lei annu, con un'espressione che lasciava trasparire scarso interesse.
Poco dopo arriv il suo amico. Gli porse la busta con la banconota da diecimila yen e prese in cambio i due sacchetti di carta.
Fantastico! disse guardandoci dentro. Ma davvero vuoi venderli? Dopo che hai fatto tanta fatica a metterli insieme.
Kosuke si accigli e si gratt dietro il collo.
 che all'improvviso mi sono stufato. Del tipo: ora basta coi Beatles. Sai, in realt ho appena visto il film.
Let it Be?
S.
Ho capito, rispose l'amico annuendo, come se per met fosse d'accordo e per met non del tutto convinto.
Visto che aveva le mani occupate dalle buste, Kosuke gli apr la porta. Grazie, borbott l'altro e usc fuori. Poi, rivolto a Kosuke, disse: Allora ci vediamo domani.
Domani? Tard un istante a rispondere. Si era dimenticato che l'indomani sarebbe iniziato il secondo semestre. Certo, ci vediamo a scuola, si affrett a rispondere all'amico che sembrava un po' perplesso.
Dopo aver chiuso la porta d'ingresso tir un enorme sospiro. Si trattenne a stento dall'accovacciarsi l per terra.
6
SADAYUKI rientr a casa dopo le otto di sera. Non era mai tornato cos tardi.
Ho sistemato le ultime cose in azienda, in modo che il trambusto si scateni il pi tardi possibile, disse mentre si allentava la cravatta. La camicia bianca era intrisa di sudore e gli si era appiccicata alla pelle.
Cenarono tardi. Era l'ultimo pasto in quella casa, un avanzo di curry del giorno prima. Il frigorifero era gi stato svuotato.
Mentre mangiavano, i genitori cominciarono a parlare sottovoce dei bagagli. La roba di valore e i vestiti, i prodotti di uso quotidiano che gli sarebbero serviti nell'immediato, le cose di scuola di Kosuke. Di base questo era tutto ci che si sarebbero portati, il resto l'avrebbero lasciato in casa. Stavano soltanto ricontrollando per un'ultima volta quello che si erano gi detti varie volte.
Mentre discutevano, Kimiko rifer la faccenda dei dischi.
Li hai venduti? Tutti? E perch? Sadayuki sembrava profondamente sorpreso.
Perch, rispose Kosuke abbassando lo sguardo, tanto non ho pi lo stereo.
Ah s? Li hai venduti, quindi. Bene. Tra l'altro ci fa comodo, perch erano abbastanza voluminosi, ribatt Sadayuki, e poi chiese: E a quanto li hai venduti?
Kosuke non rispose subito e sua madre si intromise: A diecimila yen, pare.
Diecimila yen? Soltanto? Il tono del padre cambi. Ma sei deficiente? Quanti erano? C'erano tanti LP, giusto? Quanto pensi che ci voglia per riuscire a comprarli tutti? Non basteranno venti o trentamila yen! E invece tu li vendi a diecimila... che ti passa per la testa?
Non  che volessi guadagnarci qualcosa, comunque, rispose Kosuke tenendo lo sguardo a terra. La maggior parte era roba di Tetsuo.
Sadayuki schiocc la lingua, facendo un rumore molto forte.
Parli come uno sprovveduto. Quando devi cavar fuori il denaro dalle persone, che siano anche solo dieci o venti yen, devi sempre spremere il massimo. Ormai non ci possiamo pi permettere la vita che facevamo prima. Lo capisci?
Kosuke alz la testa. Voleva chiedergli di chi pensava fosse la colpa. Tuttavia, come se avesse intuito le intenzioni del figlio dalla sua espressione, Sadayuki insistette: Hai capito, vero?
Senza rispondere, Kosuke poggi il cucchiaio con cui stava mangiando il curry. Grazie, ho finito, disse, e si alz.
Ehi! E allora?
Che palle! Ho capito!
Cosa? Come ti permetti di usare un tono del genere coi tuoi genitori?
Non ti pare che basti? intervenne sua madre.
Neanche per idea. E i soldi dove li hai messi? rispose Sadayuki. I diecimila yen.
Kosuke guard suo padre. Le vene gli pulsavano sulle tempie.
Con quali soldi hai comprato quei dischi? Li hai comprati con la paghetta, vero? E i soldi della paghetta chi  che li ha portati a casa?
Sadayuki, vedi di smetterla! Cosa vuoi fare, prendere i soldi di tuo figlio?
Gli sto solo chiedendo se capisce a chi appartenevano quei soldi all'inizio.
Basta cos. Kosuke, vai in camera tua e fai i preparativi per la partenza.
Seguendo gli ordini di sua madre, Kosuke usc dal soggiorno. Sal le scale, entr nella propria stanza e si butt sul letto. Gli occhi gli caddero sul poster dei Beatles attaccato alla parete. Si sollev per met e lo stacc, poi lo fece a pezzi con entrambe le mani.
Circa due ore dopo sent bussare. Il volto che apparve attraverso la porta era quello di sua madre.
 tutto pronto?
Pi o meno, rispose Kosuke, indicando col mento verso la scrivania. C'era uno scatolone e una borsa sportiva. Era tutto ci che aveva. Stiamo andando?
S, tra poco, disse Kimiko entrando nella stanza. Mi dispiace che ti abbiamo reso la vita difficile.
Kosuke tacque. Non aveva niente da dire.
Ma andr tutto bene, vedrai. Cerca solo di portare pazienza per un po'.
Accenn un s a bassa voce.
Vale lo stesso per me, ma per tuo padre tu sei il primo pensiero.  pronto a fare qualunque cosa perch tu possa essere felice. Non gli importa nemmeno della sua stessa vita.
Kosuke tenne lo sguardo a terra e in cuor suo pens: bugiarda! In che modo pensava di rendere felice il figlio, facendo scappare tutta la famiglia di notte?
Allora tra mezz'ora porta gi i tuoi bagagli, disse Kimiko, e usc.
Era come Ringo Starr, pens Kosuke. Nel film, Ringo sembrava tentare di rimettere insieme i Beatles che stavano cadendo a pezzi. Tuttavia i suoi sforzi alla fine non avevano prodotto frutti...
Poi, a mezzanotte, Kosuke e i suoi partirono avvolti dalle tenebre. Il loro mezzo di fuga era un vecchio furgone bianco che suo padre aveva rimediato da qualche parte. Si sedettero tutti e tre sul sedile anteriore, uno accanto all'altro, e Sadayuki si mise al volante. Sul pianale dietro di loro erano stipati borse e scatoloni.
Nessuno dei tre disse nulla. Prima di salire a bordo, Kosuke aveva chiesto al padre quale fosse la destinazione, ma la risposta era stata: Lo capirai mentre ci andiamo. Quella era l'unica conversazione che avevano avuto.
Non pass molto tempo che la vettura si immise nell'autostrada. Kosuke non aveva assolutamente idea di dove stessero passando, n di dove si stessero dirigendo. Ogni tanto comparivano delle indicazioni, ma erano tutti nomi di posti che non conosceva.
Dopo circa due ore che erano in viaggio, Kimiko disse che doveva andare in bagno. Sadayuki entr in un'area di servizio, e in quel momento Kosuke vide un cartello che diceva FUJIKAWA.
Era notte e il parcheggio era vuoto, tuttavia aveva posteggiato il furgone in uno spazio laterale. Evidentemente voleva evitare di dare nell'occhio.
Kosuke entr con lui nel bagno pubblico. Si stava lavando le mani quando Sadayuki arriv e gli si mise a fianco. Per il momento farai a meno della paghetta, gli disse.
Kosuke rimase perplesso e guard il riflesso di suo padre nello specchio.
 ovvio che sia cos, continu, dopotutto hai gi diecimila yen. Non ti bastano?
Ancora quella storia? Pens con disgusto. Erano solo diecimila yen. E per di pi se la stava prendendo con un bambino.
Sadayuki usc dal bagno senza lavarsi le mani. Mentre lo guardava allontanarsi, Kosuke sent dentro di s un filo che si spezzava con un suono netto.
Probabilmente era l'ultimo filo di speranza, quello che gli faceva desiderare di rimanere legato a suo padre e sua madre. Quella speranza si era spezzata. Lo avvert in modo chiaro.
Uscito dal bagno, cominci a correre nella direzione diametralmente opposta al luogo dov'era parcheggiata la loro vettura. Non aveva idea di come fosse fatta un'area di servizio, ma tutto ci che voleva in quel momento era allontanarsi dai suoi genitori.
Corse disperatamente e si spost alla cieca. Quando se ne rese conto, era finito in un altro parcheggio. C'erano diversi camion fermi.
Dopo un po', arriv un uomo e mont su uno di quelli. Sembrava che sarebbe partito da un momento all'altro.
Kosuke si avvicin al camion e and sul retro. Guard dentro il telone e vide molte casse di legno ammonticchiate. Non emanavano cattivo odore e c'era spazio per nascondersi.
All'improvviso il motore si avvi. Questo gli diede la spinta e Kosuke scivol sul pianale.
Un attimo dopo il camion si mosse. Il suo cuore batteva furiosamente. L'affanno per la corsa non sembrava volersi placare.
Strinse a s le ginocchia e cerc di seppellirvi il volto, chiudendo gli occhi. Voleva addormentarsi. Voleva prima di tutto dormire, e al resto pensare una volta riaperti gli occhi. Ma l'idea che aveva fatto una cosa grave e il senso di ansia per come avrebbe fatto a vivere d'ora in avanti, non contribuirono a liberarlo dallo stato di agitazione.
Non aveva la pi pallida idea di dove sarebbe andato il camion. Era buio, ma anche se fosse stato in pieno giorno non avrebbe potuto capire in che luogo stessero passando soltanto dal panorama.
Aveva pensato che non sarebbe riuscito a dormire affatto e invece si assop. Quando riapr gli occhi, il camion si era fermato. Non stava aspettando a un semaforo, sembrava proprio giunto a destinazione.
Kosuke sporse la testa dal pianale e si guard intorno. Sembrava un grande posteggio e l attorno c'erano altri camion fermi.
Si accert che non ci fosse nessuno in giro e scese dal mezzo. Tenendo la testa bassa corse fino a quella che sembrava l'entrata. Per fortuna non c'era nessuno di guardia. Una volta uscito, guard l'insegna sul cancello e cap che si trovava a Tokyo, nel quartiere di Edogawa, e quella era una ditta di trasporti.
Era ancora buio. Non c'erano negozi aperti. Kosuke si rassegn a camminare. Non sapeva dove si stava dirigendo, ma comunque cammin. Ebbe la sensazione che, se continuava a farlo, da qualche parte sarebbe arrivato.
Nel frattempo cominci ad albeggiare. Riusc a scorgere una fermata dell'autobus. Quando guard in che direzione andasse gli sembr che davanti a lui si fosse aperta una via d'uscita. Il capolinea era la Stazione di Tokyo. Ottimo, se proseguiva lungo quel percorso sarebbe arrivato l.
Ma poi cosa avrebbe fatto? Dove sarebbe andato? Da l partivano diverse linee. Quale avrebbe preso? Mentre camminava lo assalirono questi dubbi.
Continu a procedere, fermandosi a riposare ogni tanto. Anche se cercava di non pensarci, non riusciva a togliersi dalla testa i genitori. Una volta che si erano accorti che il loro figlio non c'era pi cos'avevano fatto? Non avevano modo di cercarlo. Non potevano certo rivolgersi alla polizia. E nemmeno potevano tornare a casa.
Forse avevano seguito i piani e si erano diretti nel posto dove stavano andando. Sicuramente pensavano che avrebbero nuovamente cercato il figlio dopo essersi sistemati. Tuttavia non potevano intraprendere nessuna azione ufficiale. Non potevano nemmeno chiedere a parenti e conoscenti. In quei posti i creditori che tanto temevano avevano senz'altro gi teso le loro reti.
Anche Kosuke non aveva modo di cercare i genitori. Quei due avevano intenzione di vivere nascondendo le proprie identit. Di certo non avrebbero usato il loro vero nome.
In altre parole non li avrebbe pi incontrati. A questo pensiero si commosse, ma non si pent. I loro cuori si erano ormai allontanati. Una volta successo non c'era pi modo di rimettere le cose a posto. Non aveva senso stare assieme. Gliel'avevano insegnato i Beatles.
A mano a mano che il tempo passava, il traffico cominciava a farsi pi intenso. Anche il numero di persone che incontrava sul marciapiede andava aumentando. Tra loro c'erano dei bambini che si recavano a scuola. Si ricord che quel giorno iniziava il secondo semestre.
Gli autobus passavano, superandolo, e lui continu a camminare nella loro stessa direzione. Era iniziato settembre ma la calura estiva non si era attenuata. La maglietta che aveva addosso era sporca di polvere e sudore.
Arriv alla Stazione di Tokyo poco dopo le dieci. Mentre si avvicinava all'edificio non si era reso conto che si trattava di una stazione dei treni. Quella maestosa costruzione in mattoni rossi faceva pensare a un gigantesco palazzo medievale europeo.
Entr all'interno del complesso e rimase nuovamente sopraffatto dalla sua grandezza. Passeggi guardandosi intorno, e, a un certo punto, gli salt agli occhi la pubblicit degli shinkansen, i treni della rete ferroviaria ad alta velocit.
Aveva sempre desiderato salirci almeno una volta. Aveva anche pensato che forse quello sarebbe stato l'anno giusto, visto che a Osaka si era aperta l'Esposizione universale.
In effetti c'erano poster dell'Expo attaccati un po' ovunque. Secondo quanto vi era scritto, il sito era facilmente raggiungibile con lo shinkansen. Dalla stazione di Shin-Osaka ci si arrivava con una linea di metropolitana.
All'improvviso si disse: e se andassi? Nel portafogli aveva circa quattordicimila yen. Diecimila erano il ricavato della vendita dei dischi, e il resto era ci che era rimasto della paghetta di Capodanno.
Non aveva deciso cosa avrebbe fatto dopo essere andato a vedere l'Expo. Ebbe la sensazione che, una volta l, qualcosa sarebbe successo. Dopotutto era il luogo dove gente da tutto il Giappone, anzi da tutto il mondo, si radunava e si divertiva come fosse a una festivit. Forse avrebbe trovato anche lui la sua occasione di vivere per conto proprio, pens.
And alla biglietteria e controll le tariffe. Vedendo i prezzi per Shin-Osaka tir un sospiro di sollievo: non erano alti come aveva pensato. C'erano due tipi di shinkansen, lo Hikari e il Kodama. Rimase un po' indeciso ma poi scelse quest'ultimo. Era meglio risparmiare.
Si avvicin allo sportello e disse: Per Shin-Osaka, un passeggero.
L'addetto lo guard con sospetto e rispose: Guardi che se vuole utilizzare lo sconto studenti deve mostrare il libretto scolastico.
Ah... non ce l'ho.
Allora tariffa normale?
S.
L'addetto gli fece delle domande una dopo l'altra: a che ora voleva partire? Posto numerato o no? Kosuke rispose in modo confuso.
Attenda un attimo, disse l'uomo, e and sul fondo della stanza. Kosuke controll il contenuto del portafogli. Decise che quando gli avrebbe dato il biglietto avrebbe comprato anche un cestino da viaggio.
Accadde proprio in quel momento. Da dietro gli posarono una mano sulla spalla. Hai un minuto?
Quando si gir vide un uomo che indossava un completo.
Cosa c'?
Ho delle domande da farti. Potresti venire da questa parte? disse l'uomo con tono perentorio.
Ma io... il biglietto...
Non ci vorr molto tempo. Basta che rispondi alle domande.
Forza, disse l'uomo, e strinse il braccio di Kosuke. La sua stretta era forte, e sembrava non ammettere un rifiuto.
Fu portato in una stanza che sembrava un ufficio. L'uomo gli aveva detto che non ci sarebbe voluto molto tempo, ma Kosuke rimase l in custodia per diverse ore. Tutto perch non aveva risposto alle domande, le prime che gli avevano fatto. Il tuo nome e l'indirizzo?
7
QUELLO che lo aveva fermato nella biglietteria era un investigatore dell'Ufficio minori della Questura di Tokyo. Erano molti i ragazzi e le ragazze che scappavano di casa alla fine delle vacanze estive, per cui gli agenti sorvegliavano la stazione in abiti civili. Avevano notato Kosuke che vagava all'interno con aria inquieta e avevano capito subito di cosa si trattava. L'avevano seguito fino alla biglietteria aspettando il momento giusto per fare un segno all'addetto. Quando questi si era alzato non era stato per caso.
Tutto ci glielo aveva raccontato l'investigatore, forse sperando che cos sarebbe riuscito a farlo parlare. Di certo all'inizio aveva preso la cosa alla leggera, pensando che non sarebbe stato troppo difficile. Si era illuso che, come sempre accadeva, una volta saputo nome e indirizzo sarebbe bastato contattare i genitori o la scuola perch se lo venissero a riprendere.
Tuttavia Kosuke aveva delle buone ragioni per non rivelare la sua identit. Se l'avesse fatto avrebbe dovuto spiegare che i genitori si erano dati alla fuga.
Anche dopo essere stato trasferito dall'ufficio della stazione a una stanza per gli interrogatori presso la caserma di polizia, aveva continuato a tacere. Persino quando gli avevano portato degli onigiri e del t d'orzo tostato non li aveva accettati subito. Aveva una fame da morire ma pensava che, se avesse mangiato, avrebbe dovuto rispondere alle domande. L'investigatore aveva fatto un sorriso stentato, come se avesse capito.
Adesso mangia.  una tregua momentanea, aveva detto, ed era uscito dalla stanza.
Kosuke si era riempito la bocca con gli onigiri. Era la prima cosa che mangiava da quell'avanzo di curry della sera prima. Gli onigiri erano ripieni di prugne salate ma si chiese commosso come potesse esserci una cosa tanto buona al mondo.
Poco dopo l'investigatore rientr. Ti  venuta voglia di parlare? chiese all'improvviso. Kosuke guard verso il basso. Come immaginavo, comment quello con un sospiro.
Arriv un'altra persona e discussero un po'. Da frammenti di conversazione cap che lo stavano confrontando con gli identikit dei ragazzi scappati di casa in tutto il Giappone.
Kosuke si preoccup per via della scuola. Se avessero chiamato tutte le scuole medie del Paese, probabilmente avrebbero scoperto che lui era stato assente. Suo padre avrebbe dovuto far sapere che sarebbe stato una settimana all'estero assieme alla famiglia, ma chiss che la sua scuola non avesse sospettato qualcosa.
In breve si fece sera. Per la seconda volta mangi nella stanza degli interrogatori. La cena era una ciotola di riso accompagnata da un tempura di pesce e verdure, anche quella molto buona.
L'investigatore era palesemente in difficolt. Lo supplic di dirgli anche solo il suo nome. A Kosuke dispiacque un po' per lui.
Fujikawa, bisbigli. Al che quello alz la faccia sorpreso. Cos' che hai appena detto?
Fujikawa... Hiroshi.
Come? disse l'investigatore tutto agitato, e tir a s un foglio e una penna.  il tuo nome, giusto? Con che caratteri  scritto? Anzi,  meglio se me lo scrivi tu.
Kosuke prese la penna che quell'altro gli porgeva e scrisse quel nome.
Era da un po' che stava pensando in modo vago all'idea di usare un nome falso. Fujikawa era il nome dell'area di servizio che aveva continuato a occupare i suoi pensieri, ma scrisse Fuji con un carattere diverso. Hiroshi invece era uno dei modi di leggere il secondo carattere della parola Expo.
L'indirizzo? gli chiese l'investigatore. Kosuke scosse la testa.
Quella sera rimase l. Gli avevano approntato un letto con una brandina pieghevole. Raggomitolato nella coperta che gli avevano dato, dorm profondamente fino al mattino.
Il giorno seguente l'investigatore gli si mise davanti e disse: Decidiamo cosa ne sar di te. O sei sincero e ci dici chi sei oppure ti portiamo al Centro di assistenza per i minori. Se continuiamo cos non arriviamo da nessuna parte.
Kosuke per tacque. L'agente si gratt la testa, come se si stesse alterando.
Che diamine  successo? Che stanno facendo i tuoi genitori? Non si sono accorti che il loro figlio  sparito?
Senza rispondere nulla, Kosuke fiss lo sguardo sulla superficie della scrivania.
Pazienza, disse l'investigatore con aria rassegnata. A ogni modo direi che hai una situazione abbastanza complicata. Fujikawa Hiroshi non  il tuo vero nome, giusto?
Kosuke lo guard di sfuggita e abbass di nuovo gli occhi. Come se gli avesse letto nel pensiero, l'uomo fece un profondo sospiro.
Poco dopo, fu trasferito al Centro di assistenza per i minori. Si immaginava un edificio simile a una scuola ma quando arriv l rimase stupito, perch sembrava un'antica dimora europea. Quando si inform apprese che in realt una volta era stato il palazzo nobiliare di qualcuno. Tuttavia la struttura portava male il peso degli anni: in molti punti la pittura delle pareti si staccava e cadeva gi, e il pavimento era sconnesso.
Kosuke trascorse circa due mesi in quel centro. In quel periodo fu costretto a parlare con molte persone adulte. Tra essi c'erano anche dei medici e degli psicologi. Tutti loro cercarono di svelare la vera identit del ragazzino che si faceva chiamare Fujikawa Hiroshi. Ma nessuno ci riusc. Ci di cui si meravigliavano tutti  che in nessun commissariato del Giappone ci fosse un identikit di un ragazzo scappato di casa che gli assomigliasse. Che diavolo stavano combinando i suoi genitori o i suoi tutori? Questa era la domanda che chiunque si faceva, alla fine.
Dopo il Centro di assistenza, and a vivere presso la Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen. Era un po' distante da Tokyo, ma a una trentina di minuti in automobile da quella che una volta era la sua casa. Si chiese preoccupato se non avessero scoperto la sua vera identit ma, per quel che riusc a capire, era solo che in quella struttura c'era un posto libero.
La comunit stava sul fianco di una collina. Era un edificio di quattro piani immerso nel verde. C'erano sia dei neonati sia dei liceali con i peli sul labbro non rasati.
Se non vuoi parlare del tuo passato va bene cos. Per favore, per, dicci soltanto la tua data di nascita. Se non sappiamo a che anno sei non possiamo farti andare a scuola, gli disse un responsabile di mezza et che portava gli occhiali.
Kosuke riflett. In verit era nato il 26 febbraio 1957, ma se avesse detto la sua vera et sarebbe stato facile scoprire chi era. Per non poteva far finta di essere pi grande. Non aveva mai visto i libri di testo della terza media.
Dopo averci pensato, rispose: Sono nato il 29 giugno 1957.
Il 29 giugno... il giorno in cui i Beatles erano arrivati in Giappone.
8
FIN anche la seconda bottiglia di Guinness. Gliene porto un'altra? venne a chiedergli Eriko. Oppure preferisce qualcosa di diverso?
Ma s, rispose Kosuke guardando il ripiano su cui si allineavano le bottiglie di alcolici. Vorrei del Bunnahabhain on the rocks.
Eriko annu e prese un tumbler basso.
Nel locale si diffondevano le note di I Feel Fine. Kosuke cerc di seguirne il ritmo tamburellando sul bancone, ma smise subito.
Eppure, pens di nuovo dando un'occhiata all'interno del bar,  proprio sorprendente che in una citt cos piccola ci sia un posto del genere. C'erano dei fan dei Beatles tra le sue conoscenze, ma sicuramente non c'era nessuno fissato quanto lui in quella cittadina, pens con orgoglio.
La proprietaria cominci a spaccare il ghiaccio con l'apposito punteruolo. Mentre la guardava, Kosuke riand col pensiero a quando intagliava il legno con lo scalpello.
La vita in quella comunit non era male. Non dovevi preoccuparti dei pasti e ti facevano frequentare la scuola. In particolare, visto che aveva imbrogliato sull'et, durante il primo anno non dovette faticare nello studio.
Continu a usare il nome Fujikawa Hiroshi. Tutti lo chiamavano Hiroshi. All'inizio capitava che ci mettesse un po' a rispondere, ma presto si abitu.
Tuttavia non c'era nessuno che potesse chiamare amico. O forse sarebbe meglio dire che non se ne fece nessuno. Se avesse avuto pi familiarit con qualcuno gli sarebbe venuto voglia di rivelargli il suo vero nome. Del passato non voleva parlare. Per non farlo era necessario rimanere da solo. Forse proprio per questo suo atteggiamento, le persone che gli si avvicinavano erano poche. Sembrava che lo trovassero inquietante e, anche se non era mai stato oggetto di vessazioni, nella comunit e a scuola era sempre isolato.
Non aveva un gruppo di amici con cui svagarsi, ma non era particolarmente triste. Da quando era stato accolto nella comunit, infatti, aveva trovato un nuovo passatempo: scolpire il legno. Raccoglieva dei rami caduti nei dintorni della struttura e li intagliava con uno scalpello, dandogli una certa forma. All'inizio era un modo come un altro per passare il tempo libero, ma dopo averne scolpiti un po' ci si appassion. Ne intagli di ogni tipo: animali, robot, bambole, automobili. Pi erano difficili pi la sfida lo entusiasmava. Non faceva dei disegni preliminari, ma gli piaceva crearli lasciandosi andare al processo.
Gli oggetti che completava li regalava ai bambini pi piccoli. All'inizio questi erano un po' esitanti di fronte a quei doni, dopotutto si trattava di quel Fujikawa Hiroshi cos poco socievole, ma quando li avevano in mano erano tutti sorridenti. Non gli capitava praticamente mai di ricevere dei giocattoli nuovi. In breve tempo ricevette persino delle richieste. Mi faresti un Mumin, uno di quei pupazzetti che sembrano degli ippopotami bianchi? Io invece vorrei Kamen Rider, il supereroe motociclista. E Kosuke accoglieva queste richieste. Gli faceva piacere vedere i volti dei bambini felici.
La sua abilit di intagliatore venne notata anche dai responsabili della struttura. Un giorno venne convocato nell'ufficio del direttore, che gli fece una proposta inaspettata: non gli sarebbe piaciuto diventare un artigiano? Tra i suoi conoscenti ce n'era uno che si occupava di scolpire il legno e stava cercando qualcuno che potesse continuare la sua attivit. Se fosse andato a vivere con lui come suo apprendista, probabilmente gli avrebbe permesso di frequentare il liceo serale, aggiunse.
Si avvicinava il momento in cui si sarebbe diplomato alla scuola media. Le persone della struttura si stavano sicuramente lambiccando per capire cosa fare di lui.
In quello stesso periodo stavano anche cercando di portare a termine una procedura che lo riguardava: la costituzione di un nucleo famigliare. Avevano presentato una richiesta di iscrizione all'anagrafe presso il Tribunale per i minorenni, ed era stata accettata. Solitamente tale procedura riguardava i neonati abbandonati, ed era abbastanza rara nel caso di un ragazzino dell'et di Kosuke. Inoltre lui stesso aveva nascosto con ostinazione la propria identit, e la polizia non aveva trovato nessun caso irrisolto che potesse riguardarlo, quindi non c'era una vera e propria necessit di presentare una richiesta del genere.
Kosuke aveva incontrato pi volte il personale del Tribunale per i minorenni. Anche loro avevano cercato di farlo parlare del suo passato. Ma lui aveva mantenuto lo stesso atteggiamento di sempre: era rimasto in silenzio.
C'era la possibilit che i ricordi sulla sua vera identit si fossero cancellati dalla sua memoria a seguito di un qualche trauma psicologico. In altre parole, poteva darsi che, se anche avesse voluto parlare, non sarebbe comunque stato in grado di farlo. Questo era lo scenario che gli adulti avevano ricostruito. Probabilmente pensavano che cos sarebbe stato pi semplice sbarazzarsi di questa seccatura.
Poco prima di diplomarsi alla scuola media, Kosuke aveva ottenuto il suo stato di famiglia come Fujikawa Hiroshi. Poco dopo era entrato come apprendista nella bottega di un artigiano del legno, nella prefettura di Saitama.
9
L'APPRENDISTATO come scultore del legno non era stato semplice. Il suo capo, che aveva il tipico carattere dell'artigiano, mancava di flessibilit ed era testardo. Per il primo anno era stato costretto a occuparsi soltanto della manutenzione degli utensili e del controllo del materiale, oltre a fare le pulizie nella bottega. Gli venne permesso di lavorare il legno soltanto quando inizi il secondo anno del liceo serale. Doveva intagliare ogni giorno decine di oggetti della forma che gli era stata indicata. E doveva continuare finch tutti avevano il medesimo aspetto. Era un'operazione niente affatto divertente.
Per l'artigiano era una persona di indole buona e aveva veramente a cuore il futuro di Kosuke. Sembrava considerare una missione il formare un nuovo artigiano, e dava l'impressione che non fosse solo perch aveva bisogno di qualcuno che seguitasse la sua attivit. Anche sua moglie era una donna gentile.
Quando fin il liceo fu finalmente in grado di aiutare concretamente il suo maestro. Cominci da cose piccole e, a mano a mano, conquist la sua fiducia. Gradualmente le cose si fecero pi difficili, ma allo stesso tempo anche pi avvincenti.
Ogni giorno era ricco di soddisfazioni. Il ricordo della fuga notturna con i suoi genitori non era sparito dalla sua memoria, ma erano poche le volte in cui lo rievocava. E alla fine pens che, dopotutto, la decisione presa quella volta non era poi sbagliata.
Era stato un bene che non fosse andato con i suoi. Che si fosse separato per sempre da loro quella notte. Se avesse seguito il consiglio del vecchietto dell'Emporio Namiya che ne sarebbe stato di lui ora?
Quello che accadde nel dicembre 1980 fu un grosso choc per lui. La televisione diede la notizia che John Lennon, uno degli ex componenti dei Beatles, era stato ucciso.
Gli ritornarono alla mente quei giorni passati, in cui era infervorato per loro. Riaffiorarono in lui ricordi penosi e amari. Ma, come  ovvio, erano mescolati a un senso di nostalgia.
Chiss se John Lennon non si era pentito di aver fatto sciogliere i Beatles? Il dubbio gli sorse all'improvviso. Non aveva pensato che fosse stata una decisione affrettata?
Ma Kosuke scosse subito la testa. Non c'era motivo perch fosse cos. Dopo lo scioglimento, i quattro avevano continuato ciascuno per proprio conto l'attivit musicale, grazie al fatto che si era spezzato quell'incantesimo chiamato Beatles. Lui stesso era riuscito ad afferrare la felicit grazie al fatto che era sfuggito al vincolo genitori e figli.
Una volta che i loro cuori si erano allontanati non c'era pi modo di rimettere le cose a posto, pens di nuovo.
Erano trascorsi otto anni da quel tragico evento e, un giorno di dicembre, scorrendo il giornale gli cadde l'occhio su un articolo sconcertante. Si era verificato un incendio al Marumitsuen e c'era stato anche un morto.
Il maestro gli disse di andare a vedere com'era la situazione e quindi, il giorno seguente, si rec l con il furgoncino del negozio. Era la prima volta che vi tornava da quando era andato a salutare tutti dopo essersi diplomato al liceo. Erano trascorsi oltre dieci anni.
Pi della met dell'edificio era crollata per i danni dell'incendio. I bambini e gli operatori vivevano nella palestra di una scuola elementare l vicino. Erano state portate diverse stufe, ma sembravano tutti infreddoliti.
Il direttore, che era ormai anziano, si rallegr molto per la visita di Kosuke. Era piacevolmente sorpreso di vedere come un ragazzino, il cui cuore era chiuso al punto da non rivelare a nessuno il proprio vero nome, era cresciuto fino a diventare un adulto che si preoccupava per la sua vecchia comunit danneggiata da un incendio.
Kosuke gli disse che avrebbe fatto qualunque cosa gli fosse stata possibile, bastava solo che glielo facessero sapere. Il direttore gli rispose che gli era grato anche solo per la sua disponibilit.
Stava per lasciare quel posto quando si sent chiamare. Fujikawa? Si volt e vide una giovane donna che si avvicinava. Doveva avere meno di trent'anni. Aveva sulle spalle un cappotto di pelliccia che sembrava costoso.
Allora sei proprio tu. Fujikawa Hiroshi, giusto? disse lei, con gli occhi che le brillavano. Sono Harumi. Muto Harumi. Ti ricordi di me?
Purtroppo non aveva memoria di quel nome. Allora lei apr la borsa che portava sulla spalla e ne tir fuori qualcosa.
E questo? Di questo almeno ti ricordi?
Ah! rispose Kosuke, lasciando andare involontariamente un'esclamazione.
Era un cagnolino intagliato nel legno. Se lo ricordava bene. Era una delle cose che aveva fatto quando era al Marumitsuen.
Guard di nuovo il volto della donna. Gli sembr di averla gi incontrata da qualche parte.
Qui alla comunit?
S, rispose lei annuendo. Questo l'ho ricevuto in dono da te. Ero in quinta elementare.
Mi ricordo... pi o meno.
Davvero? Io invece non me ne sono mai scordata. Per me  un tesoro prezioso.
Ah s? Mah, scusami tanto.
Lei sorrise e rimise il cagnolino nella borsa. Poi tir fuori un biglietto da visita. Sopra c'era scritto: Office Little Dog, Presidente, Muto Harumi.
Anche Kosuke le diede il suo. Il volto di Harumi si illumin ancora di pi.
Uno scultore del legno? Allora sei diventato un professionista!
In realt il mio maestro direbbe che sono ancora un novellino, rispose grattandosi la testa.
Fuori dalla palestra c'erano delle panchine e si sedettero uno accanto all'altra. Anche Harumi aveva sentito dell'incendio al notiziario e si era precipitata l. Pare avesse proposto al direttore di dare loro un aiuto economico.
In questa struttura si sono presi cura di me, quindi ho pensato che  l'occasione giusta per ricambiare il favore.
Ah s? Che brava.
Ma vale lo stesso per te, no?
Io sono venuto perch me lo ha detto il maestro, rispose Kosuke e guard il biglietto da visita di lei. E quindi gestisci un'azienda? Di cosa si occupa?
Progettiamo eventi per giovani, pianifichiamo campagne pubblicitarie e via dicendo.
Mmhh, disse in modo vago. Non riusciva a immaginarsi di che cosa si trattasse.
Tutto questo nonostante la tua giovane et. Straordinario!
Ma no, sono solo stata fortunata.
Non credo che c'entri solo la fortuna. Il fatto che tu abbia voluto mettere in piedi un'azienda  una cosa straordinaria. Dopotutto sarebbe stato pi comodo farsi assumere e ricevere uno stipendio.
Harumi pieg la testa di lato.
 per via del mio temperamento. Non sono molto brava a seguire gli ordini degli altri. Ho fatto dei lavori part-time ma non sono mai durati a lungo. Quindi, anche dopo essere uscita dalla struttura, ho continuato a cercare perch non capivo cosa sarebbe stato meglio che facessi. In quel momento ho ricevuto un consiglio prezioso da una persona e quello ha determinato la strada che ho intrapreso.
Davvero? E chi  questa persona?
Be', a dirla tutta, disse lei facendo una pausa,  il proprietario di un emporio.
Il proprietario di un emporio? ripet Kosuke aggrottando le ciglia.
Questo signore, che aveva il negozio vicino a casa di una mia amica, era diventato famoso perch dava consigli alla gente. Pare che ne avessero parlato anche su un settimanale. E quando senza aspettarmi niente ho provato a chiedere, ho ricevuto invece un consiglio ottimo. Devo a lui ci che sono diventata.
Kosuke rimase senza parole. Non vi era alcun dubbio che quello di cui stava parlando fosse l'Emporio Namiya. Era impensabile che ce ne fosse un altro.
Non ci credi? chiese lei.
No, non  questo. E quindi esiste un emporio del genere? rispose, cercando di restare calmo.
Buffo, vero? In realt non so se esista ancora.
Comunque sia, meno male che allora il lavoro ti va bene.
S, ringraziando il cielo. A dire il vero ultimamente guadagno di pi con la mia attivit collaterale.
Collaterale?
Gli investimenti. Sia in azioni sia in beni immobili. E anche in partecipazioni a circoli di golf.
Ah, disse Kosuke annuendo. Era un discorso che si sentiva spesso ultimamente. I prezzi del mercato immobiliare avevano avuto degli improvvisi rialzi e l'economia prosperava trainata da essi. Grazie a ci anche il lavoro di scultore andava bene.
Sei interessato al mercato delle azioni?
Kosuke fece una smorfia e scosse la testa. Proprio per niente.
Ah, in questo caso meglio cos.
Che cosa?
Harumi sembr un po' combattuta, poi disse: Se avessi investito in azioni o immobili  meglio che tu venda tutto prima del 1990. Dopo quell'anno l'economia giapponese avr un crollo.
Kosuke rimase sconcertato e la guard in faccia. Sembrava convinta di quel che diceva.
Scusami, continu lei con un risolino imbarazzato. Ho detto una cosa strana, eh? Non farci caso. Quindi diede un'occhiata all'orologio da polso e si alz.
Sono felice di averti incontrato di nuovo dopo tanto tempo. Arrivederci alla prossima.
S, rispose Kosuke alzandosi anche lui. Stammi bene.
Dopo aver salutato Harumi torn al furgone. Avvi il motore e part, ma schiacci subito il freno.
L'Emporio Namiya, eh?
Inaspettatamente non riusciva a togliersi dalla testa quel negozio. Alla fine non aveva seguito il consiglio del vecchio. E pensava che fosse stato meglio cos. Eppure c'erano altre persone che si sentivano in debito con lui, come Harumi.
Che ne era stato dell'emporio?
Kosuke fece partire di nuovo il mezzo. Anche se non del tutto convinto, si avvi in una direzione diversa rispetto alla strada per tornare a casa. Voleva vedere l'Emporio Namiya. Forse l'avevano demolito. Ebbe la sensazione che, se fosse andato ad accertarsene, qualcosa dentro di lui si sarebbe sistemato.
Erano diciott'anni che non tornava nella citt dov'era nato e cresciuto. Mentre evocava i suoi ricordi, manovrava il volante. Dubitava che ci fosse qualcuno che, vedendolo, si sarebbe reso conto che era lui, ma cerc per quanto possibile di fare attenzione e dare poco nell'occhio. Avvicinarsi a quella che era stata la sua casa era fuori discussione.
L'atmosfera del luogo era piuttosto cambiata. Erano aumentate le abitazioni ed erano state costruite anche delle strade. Probabilmente era l'effetto della congiuntura economica favorevole.
Tuttavia l'Emporio Namiya continuava a ergersi nello stesso posto e con lo stesso aspetto di prima. L'edificio era palesemente invecchiato e i caratteri dell'insegna erano ormai quasi illeggibili, ma aveva preservato la propria forma. Sembrava che, sollevando la serranda arrugginita, la merce fosse ancora allineata all'interno del negozio.
Kosuke scese dal furgone e si avvicin alla costruzione. Nella sua testa passavano tristezza e nostalgia. Gli torn alla mente quella notte in cui, non sapendo se avesse dovuto seguire i genitori nella loro fuga o meno, aveva infilato una lettera nella buca.
Si accorse del passaggio a lato della casa e vi entr, sbucando sul retro. La cassetta per il latte era sempre quella, nella stessa posizione di allora. Prov a sollevare il coperchio ma dentro non c'era nulla.
Tir un sospiro. Con questo era a posto? si chiese. Poteva chiudere quella faccenda?
Proprio in quel momento la porta l accanto si apr e apparve un uomo. Doveva avere pi o meno cinquant'anni.
Anche lui sembrava sorpreso. Probabilmente pensava che non ci fosse nessuno.
Ah, mi scusi, si affrett a dire Kosuke, chiudendo il coperchio della cassetta. Non facevo niente di strano, solo che... ecco... disse, ma non gli veniva in mente nessun buon pretesto.
L'uomo guard alternativamente Kosuke e la cassetta, con aria perplessa, e poi chiese:  forse una delle persone che hanno chiesto consiglio?
Come dice? rispose Kosuke, ricambiando lo sguardo.
Mi sbaglio? Non  una delle persone che hanno mandato una richiesta di consigli a mio padre, tanto tempo fa?
Colto alla sprovvista, prov a ribattere qualcosa ma non ci riusc, e rimase con la bocca mezza aperta. Poi annu.
S,  cos. Molto tempo fa, in realt...
L'espressione dell'uomo si fece pi placida.
Come pensavo. Se non fosse stato cos non avrebbe aperto la cassetta per il latte.
Mi scusi tanto. Passavo qui vicino dopo tanto tempo e mi  venuta un po' di nostalgia... rispose Kosuke abbassando la testa.
L'uomo fece un cenno con la mano.
Non si deve scusare. Sono il figlio di Namiya. Mio padre  passato a miglior vita otto anni fa.
Ah davvero? E questa casa, allora?...
Ora non ci vive nessuno. Io ci vengo ogni tanto, a vedere com' la situazione.
Pensate di farla abbattere?
Mmhh, rispose l'uomo, ci sono una serie di motivi per cui non  possibile. Dovremo lasciarla cos com'.
Come dice?
Avrebbe voluto sapere quali erano quei motivi, ma aveva la sensazione che insistere sarebbe stato scortese.
Era un problema serio, vero? disse l'uomo. Se  andato a vedere nella cassetta per il latte allora immagino che la sua domanda riguardasse un problema serio. Non era una di quelle domande scritte per burlarsi di mio padre.
Cap che cosa intendeva dire.
S,  vero. La mia intenzione era quella di chiedere un consiglio serio.
L'uomo annu e guard la cassetta per il latte.
Certo che anche mio padre faceva una cosa ben strana. Ho sempre pensato che se aveva tutto questo tempo da dedicare a consigliare le persone avrebbe anche potuto pensare un po' al negozio. Ma era quella la sua ragione di vita. Credo che sia stato soddisfatto sentendosi ringraziare da tante persone.
Sono venuti a ringraziarlo?
S... Be', potremmo dire cos. Ha ricevuto diverse lettere. Mio padre si preoccupava molto se le sue risposte fossero state utili o meno, ma una volta lette quelle lettere si  tranquillizzato.
Perch contenevano dei ringraziamenti?
Gi, rispose l'uomo con sguardo serio.
Una persona ha scritto che, una volta divenuto maestro di scuola, ha potuto sfruttare al meglio un consiglio datogli da mio padre quand'era bambino, risolvendo una situazione. Oppure c' stata una lettera di ringraziamento che non veniva dalla persona che aveva chiesto consiglio bens dalla figlia. La madre si chiedeva se doveva farla nascere o meno, visto che sarebbe stata figlia di un uomo gi sposato, e aveva chiesto consiglio a mio padre.
Ho capito. La gente ha tanti problemi diversi, eh?
Assolutamente s. E leggendo quei messaggi di ringraziamento ho provato ammirazione per mio padre, che ha continuato cos a lungo a dare consigli. Problemi veramente seri, come decidere se andare o meno con i propri genitori che si stavano dando alla fuga, o domande che nascondevano questioni pi delicate, come un'infatuazione per un professore di scuola.
Aspetti un attimo, disse Kosuke sollevando la mano destra. Qualcuno ha chiesto se doveva o meno seguire i genitori che si davano alla fuga?
Esatto, rispose l'uomo con un'espressione perplessa che sembrava dire: e quindi?
E anche questa persona ha inviato una lettera di ringraziamento?
S, rispose l'uomo annuendo.
Pare che mio padre gli avesse consigliato di seguire i genitori. Quella persona ha scritto di aver fatto cos, e che alla fine tutto  andato bene.  riuscito a vivere una vita felice insieme a loro.
Kosuke aggrott la fronte. Quando  successo? Quand' che ha ricevuto la lettera di ringraziamento?
L'uomo si mostr un po' titubante e poi rispose: Poco prima che mio padre morisse. E aggiunse subito: Per anche su questa cosa la situazione  un po' intricata e non  affatto detto che quelle lettere siano state scritte all'epoca.
In che senso?
Vede, in realt... cominci l'uomo, ma poi si ferm e chiuse per un momento la bocca. Oh, accidenti! mormor tra s e s. Meno male che non ho detto delle assurdit. Non ci faccia caso, non significava niente di speciale.
La situazione era abbastanza bizzarra. L'uomo chiuse a chiave la porta di servizio frettolosamente.
Mi scusi, devo andare. Lei faccia pure con calma e guardi quanto vuole, non c' nessun problema. Non che ci sia molto da guardare, veramente.
Si strinse nelle spalle come se avesse freddo e si inoltr per lo stretto passaggio. Dopo averlo accompagnato con lo sguardo, Kosuke osserv di nuovo la cassetta per il latte.
Per un attimo gli sembr distorcersi.
10
QUANDO ritorn in s, in sottofondo stava suonando Yesterday. Kosuke tracann il whisky e ne chiese un altro.
Scorse il foglio di carta da lettera che aveva davanti. Si era spremuto le meningi e alla fine ci che aveva scritto era quanto segue.
Gentile Emporio Namiya,
sono una persona che pi di quarant'anni fa le ha mandato una lettera chiedendo un consiglio. Quella volta mi ero firmato Paul Lennon. Si ricorda di me?
La mia richiesta riguardava il dubbio su cosa avrei dovuto fare: i miei genitori stavano pianificando una fuga nel cuore della notte e mi avevano detto di scappare assieme a loro.
La sua risposta a questo dubbio era che avrei dovuto fidarmi e agire in accordo con loro, perch non sarebbe stata una cosa positiva che la famiglia si separasse.
E cos anche io, all'inizio, ho deciso che avrei fatto cos. In effetti sono andato via di casa con i miei.
Per, strada facendo, la cosa mi  divenuta insopportabile. Mi  venuta a mancare la fiducia in loro, soprattutto in mio padre. Non me la sono sentita di affidargli la mia esistenza. Penso che il legame tra i nostri cuori si fosse gi spezzato.
Arrivati in un certo posto sono fuggito. Non avevo alcuna idea di cosa ne sarebbe stato di me, ma sentivo che non dovevo rimanere con loro.
Non so cosa ne sia stato dei miei genitori dopo la mia fuga. Ma per quel che mi riguarda posso affermare che quella decisione non  stata sbagliata.
Il percorso non  stato semplice, ma alla fine sono riuscito a essere felice. Ora vivo avendo trovato la mia stabilit, sia dal punto di vista psicologico sia da quello economico.
In altre parole ci significa che ho fatto bene a non seguire il suo consiglio.
Non voglio che ci siano equivoci: questa lettera non  assolutamente dettata dall'intento di dispiacerle. L'avviso che ho letto in Rete diceva che avrebbe voluto sapere in tutta sincerit come fossero stati i suoi consigli per le persone che li avevano ricevuti. E quindi ho pensato che si rivolgesse anche a chi non li ha seguiti.
In definitiva credo che ognuno debba farsi strada nella vita con le proprie forze.
Forse a leggere questa lettera saranno i famigliari del defunto signor Namiya. Mi scuso se sembrer loro spiacevole. Li prego di distruggerla.
Paul Lennon
Sul bancone apparve un bicchiere. Kosuke bevve un po' di whisky e lo trattenne in bocca.
Gli eventi della fine del 1988 gli attraversavano la testa. Quella storia che aveva sentito dal figlio del proprietario. Se la si prendeva per buona, c'era stata un'altra richiesta di consigli il cui contenuto era completamente identico alla sua. Per la persona che aveva posto il quesito aveva seguito le indicazioni del vecchio ed era andata con i genitori, e alla fine aveva trovato la felicit.
Che strana coincidenza, pens. C'era stato davvero un altro bambino con gli stessi problemi in quella citt?
E come avevano fatto a trovare la felicit quel bambino e i suoi genitori? Se pensava al caso suo e dei suoi non gli sembrava davvero possibile trovare facilmente una soluzione. Proprio perch non c'era via d'uscita si erano ridotti a fuggire di notte.
Ha finito di scrivere la lettera? gli chiese la donna.
Mah, pi o meno.
Che cosa insolita eh? Una lettera scritta a mano.
S, ha ragione. Sa,  una cosa che ho deciso all'improvviso.
Era successo quello stesso giorno. Mentre cercava delle cose al computer, aveva trovato per caso quel commento nel blog di un tizio. Si poteva quasi dire che i suoi occhi avessero reagito alla vista dei caratteri che componevano il nome Emporio Namiya. Il commento diceva:
Per le persone che conoscono l'Emporio Namiya
Il giorno 13 settembre, da mezzanotte fino all'alba, verr riaperto il servizio di consulenza dell'Emporio Namiya con una richiesta per tutti coloro che si sono rivolti a esso in passato e ne hanno ricevuto risposta. Come hanno influito quelle risposte sulla vostra vita? Sono state utili? Oppure non sono servite a niente? Saremo felici di sentire le vostre opinioni qualunque esse siano. Inserite pure le missive nella buca sulla serranda, come si faceva una volta. Grazie per la vostra cortesia.
Era rimasto di stucco. Ma davvero? aveva pensato. Forse era uno scherzo, ma che senso avrebbe avuto fare uno scherzo del genere?
Trov subito la fonte dell'informazione. Esisteva un sito chiamato: Emporio Namiya, riapertura solo per una notte. La persona che lo gestiva sosteneva di essere un discendente del proprietario. Diceva di aver pensato a questo modo per commemorarlo dato che il 13 settembre sarebbe stato il trentatreesimo anniversario della sua scomparsa.
Per tutta la giornata non aveva potuto togliersi questo pensiero dalla testa. Non era nemmeno riuscito a concentrarsi sul lavoro.
Aveva cenato come sempre in un ristorante a menu fisso e poi era tornato a casa, ma continuava a pensarci. Alla fine era uscito di nuovo, senza nemmeno cambiarsi. Dato che viveva da solo non doveva dire a nessuno dove sarebbe andato.
Anche se non del tutto convinto era salito su un treno. Sentiva che c'era qualcosa che lo spingeva a farlo.
E ora, rileggendo la lettera che aveva appena scritto, si chiese se forse cos la sua vita finalmente si sarebbe avviata a un compimento.
La musica di sottofondo cambi, trasmettendo Paperback Writer. Era un brano che gli piaceva molto. Gir per caso lo sguardo verso il lettore cd e si accorse che l accanto c'era anche un giradischi.
Mettete su musica anche con quello? chiese alla proprietaria.
Molto raramente. Soltanto quando ce lo chiede qualche cliente particolarmente affezionato.
Davvero? Potrei vedere qualche disco? Non c' bisogno che li metta su.
Certo! disse lei, e scomparve in fondo al locale. Ritorn poco dopo con in mano alcuni LP.
Ce ne sono anche altri, ma li tengo in un'altra stanza, disse, e li alline sul bancone.
Kosuke ne prese uno. Era Abbey Road. Era stato pubblicato prima di Let It Be ma in realt era l'ultimo album inciso dai Beatles, e la sua copertina che raffigurava i quattro mentre attraversavano delle strisce pedonali era talmente famosa da poter essere definita leggendaria. Non si sa bene perch ma nell'immagine Paul McCartney era scalzo e questo aveva alimentato la diceria che a quell'epoca fosse gi morto.
Che nostalgia, mormor involontariamente, e prese il secondo disco. Questo era Magical Mystery Tour. Era la colonna sonora del film omonimo che per, si diceva, era abbastanza incomprensibile.
Il terzo era Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, uno degli album pi importanti del rock.
I suoi occhi si fissarono su un punto della copertina: nella parte destra c'era l'immagine di una bella donna bionda. Un tempo credeva fosse Marilyn Monroe e soltanto una volta diventato adulto era venuto a sapere che si trattava invece dell'attrice Diana Dors. Il punto era ancora pi di lato. Si vedeva che una parte della stampa era venuta via e il danno era stato mascherato con del pennarello.
Si sent percorrere da una scarica elettrica. Il cuore gli cominci a battere all'impazzata.
Ma... ma questo... aveva la voce soffocata. Deglut e guard la donna.  suo?
Lei apparve un po' sconcertata.
Ora sono io a custodirli ma originariamente erano di mio fratello.
Suo fratello? E come mai li ha lei?
Lui  morto due anni fa.  per la sua influenza che sono diventata una fan dei Beatles. Da bambino era un loro grande patito e una volta cresciuto diceva che avrebbe voluto aprire un bar dedicato a loro. Poi, quando aveva gi pi di trent'anni, ha lasciato il lavoro di impiegato e ha aperto questo locale.
Ah, capisco. Ed  stato per via di una malattia o?...
S, un cancro ai polmoni, rispose lei, sfiorandosi lievemente il petto.
Kosuke guard il biglietto da visita che lei gli aveva dato poco prima. C'era scritto Haraguchi Eriko.
Anche suo fratello faceva di cognome Haraguchi?
No, si chiamava Maeda. Haraguchi  il mio cognome da sposata. In realt ormai ho divorziato e sono nubile, per cambiarlo  una seccatura quindi continuo a usarlo.
Maeda, eh?...
Fu certo che non si stava sbagliando. Il cognome dell'amico a cui aveva venduto i dischi era proprio Maeda. In altre parole l'LP che aveva in mano un tempo era stato suo.
Mentre si chiedeva se fosse mai possibile una cosa del genere, riflett che dopotutto non era poi cos strana. A pensarci bene, di persone che volessero aprire un bar dedicato ai Beatles in questa piccola citt ce n'era un numero veramente limitato. Quando aveva visto il nome del locale, Fab4, avrebbe dovuto chiedersi se per caso non fosse di qualcuno che conosceva.
Il cognome le dice qualcosa? domand la donna.
No, niente, rispose Kosuke scuotendo la testa. Quindi questi dischi sono un ricordo del suo defunto fratello?
S, ma anche del precedente proprietario.
Come dice? Un precedente proprietario?
Tutti questi dischi sono stati acquistati da mio fratello da un suo compagno delle medie. Sono diverse decine. Pare che questo compagno fosse ancora pi appassionato dei Beatles di lui, ma che all'improvviso gli abbia detto che voleva venderli. Mio fratello diceva che, seppur felice, aveva trovato la cosa bizzarra...
La donna smise di parlare e si mise una mano davanti alla bocca. Mi scusi. La sto annoiando con questa storia.
No, anzi, mi fa piacere ascoltare, rispose Kosuke assaporando il whisky. Mi dica, ma quindi a quel suo amico  successo qualcosa?
S, disse lei annuendo.
Alla fine delle vacanze estive non  pi andato a scuola. In realt si  dato alla fuga di notte assieme ai suoi genitori. Secondo mio fratello si era scoperto che avevano un sacco di debiti. Forse alla fine si erano convinti che non ce l'avrebbero fatta a continuare a fuggire, che cosa terribile...
Cosa gli  successo?
La donna abbass lo sguardo e la sua espressione si fece mesta. Poi alz lentamente il volto.
Si sono suicidati al secondo giorno di fuga. Sembra sia stato un suicidio forzato.
Un suicidio? E sono morti tutti?
Erano in tre. Il padre ha ucciso la moglie e il figlio, e alla fine anche lui...
Riusc a malapena a trattenere un'esclamazione di stupore.
E come li ha uccisi? La moglie e il figlio...
Non conosco i dettagli ma ho sentito dire che li ha fatti addormentare con un sonnifero e poi li ha buttati in mare dalla barca.
Dalla barca?
Pare che di notte avessero rubato una barca a remi e fossero usciti in mare. Per il padre non ce l'ha fatta a morire e quindi una volta tornato a terra si  impiccato.
E i corpi degli altri due? Della moglie e del figlio, li hanno trovati?
La donna si strinse nelle spalle.
Questo non lo so. Per il padre ha lasciato un messaggio e sembra che da quello abbiano capito che gli altri due erano morti.
Uhmm...
Kosuke vuot il bicchiere e ne chiese un altro. La sua testa era in preda alla confusione. Sentiva che se non avesse cercato di calmare i nervi con dell'alcol non sarebbe riuscito a mantenere la calma.
Anche ipotizzando che avessero trovato dei resti, potevano essere solo quelli della madre. Tuttavia, visto che nel messaggio del padre c'era scritto che aveva ucciso moglie e figlio, era poco probabile che la polizia avesse dubitato del suo contenuto anche senza aver trovato il secondo cadavere.
La domanda, per, era perch mai Sadayuki avesse fatto una cosa del genere.
Kosuke rievoc gli eventi di quel giorno di quarantadue anni prima, la notte in cui era fuggito dall'area di servizio di Fujikawa nascondendosi nel camion di una ditta di spedizioni.
Sicuramente suo padre e sua madre, una volta scoperto che era sparito, si erano interrogati su cosa avrebbero dovuto fare. Dimenticarsi di lui e proseguire con la fuga secondo i piani? Oppure andare a cercarlo? Kosuke aveva immaginato che avessero optato per la prima possibilit. Non avevano nessun modo per trovarlo, dopotutto.
Per quei due non avevano scelto nessuna delle due strade. Avevano invece deciso di suicidarsi.
La donna pos un altro bicchiere davanti a lui. Kosuke vi avvicin le dita e lo sfior delicatamente. Il ghiaccio si muoveva producendo piccoli suoni.
Forse la possibilit di un suicidio collettivo aveva gi sfiorato la mente dei suoi. Come ultima risorsa, ovviamente. E magari le azioni di Kosuke avevano fatto decidere suo padre in quel senso.
Ma no, non si trattava solo di lui. Probabilmente lo avevano deciso insieme, dopo averne parlato con sua madre.
Per perch mai aveva persino rubato una barca per far affondare in mare il corpo di Kimiko?
Non gli veniva in mente che un solo motivo: per far credere che avesse ucciso anche suo figlio assieme a lei. Il mare  vasto e non  strano che un corpo non venga ritrovato.
Quando avevano deciso di suicidarsi, i suoi genitori avevano pensato a lui. Se fossero morti solo loro che ne sarebbe stato del figlio?
Probabilmente non avevano idea di come lui avrebbe voluto vivere in seguito, ma avevano immaginato che avrebbe abbandonato il nome di Waku Kosuke e il proprio passato. Se cos sarebbe stato non avrebbero dovuto essergli di ostacolo.
Avevano quindi deciso di cancellare l'esistenza di Kosuke da questo mondo.
L'investigatore dell'Ufficio minori della Questura di Tokyo, gli impiegati del Centro di assistenza per i minori e molti altri adulti avevano cercato di far luce sulla sua vera identit, ma nessuno di loro ci era riuscito. Era ovvio che fosse cos. Lo studente delle medie chiamato Waku Kosuke erano stato gi cancellato da tempo dai vari documenti.
Si ricord delle parole che, poco prima della fuga, sua madre Kimiko gli aveva detto quando era entrata nella sua camera.
Vale lo stesso per me, ma per tuo padre sei il primo pensiero.  pronto a fare qualunque cosa perch tu possa essere felice. Non gli importa nemmeno della sua stessa vita.
Quelle parole non erano delle bugie. Era grazie ai suoi genitori se era potuto diventare quello che era oggi.
Kosuke scosse la testa e bevve il whisky d'un fiato. No, le cose non stavano cos. Era a causa di genitori come quelli che era stato costretto ad affrontare delle difficolt che avrebbe potuto risparmiarsi. Aveva persino dovuto rinunciare al suo vero nome. La vita che aveva ora la doveva soltanto ai propri sforzi. Non ad altro.
Tuttavia, se da un lato la pensava cos, dall'altro si sentiva attanagliato dal rimorso e dal rimpianto. Per colpa della sua fuga le possibilit di scelta dei genitori erano venute meno. Chi li aveva messi alle strette, alla fine, era stato lui. Perch prima di darsi alla fuga non gli aveva proposto ancora una volta di lasciar perdere tutto e di tornare a casa? Di ricominciare da capo, come una famiglia?
C' qualcosa che la turba?
Sentendo che qualcuno gli parlava alz la testa. La donna lo guardava preoccupata.
Sembra a disagio...
Lui scosse la testa. Non  nulla, la ringrazio.
Pos lo sguardo sulla lettera l vicino. Mentre rileggeva quel che aveva scritto gli si diffondeva nel petto un senso di imbarazzo.
Gli sembr una lettera tronfia, senza alcun valore. Non si percepiva nessun senso di rispetto verso quella persona che si era sforzata di dargli dei consigli. Che significava: Credo che ognuno debba farsi strada nella vita con le proprie forze? Come poteva dire questo malgrado non sapesse cosa ne sarebbe stato di lui senza il sacrificio dei genitori che tanto disprezzava.
La prese e la strapp in mille pezzi. Alla donna sfugg un gridolino di sorpresa.
Mi scusi. Potrei rimanere qui ancora un po'? le chiese Kosuke.
Certo, non c' problema, rispose lei sorridendo.
Prese la penna e guard di nuovo il blocco di fogli di carta.
Pens che forse il vecchietto del Namiya dopotutto aveva ragione. Gli ritorn in mente un passaggio della risposta: Se almeno la famiglia rimane sulla stessa barca potr tornare insieme sulla retta via. Era bastato che lui scappasse perch la barca non sapesse pi dove andare.
Ma allora cosa avrebbe dovuto scrivere in questa lettera? La verit? Cio che aveva ignorato il consiglio e dopo che si era allontanato dai suoi genitori questi si erano suicidati?
Ma ci ripens subito: non poteva farlo. Era meglio che non lo facesse.
Non era chiaro quanto si fosse parlato del suicidio della famiglia Waku in questa citt. E se la storia fosse giunta alle orecchie del vecchio signor Namiya? Non si sarebbe forse preoccupato che si trattasse del Paul Lennon che gli aveva chiesto consiglio? Forse rimpiangeva di averlo spinto ad andare con i genitori.
L'evento di quella sera doveva essere un modo per commemorarlo nel trentatreesimo anniversario della sua scomparsa. Bisognava quindi tranquillizzare la sua anima che si trovava nell'aldil. Saremo felici di sentire le vostre opinioni qualunque esse siano, avevano detto, ma non doveva necessariamente scrivere il vero. Bastava comunicargli che il suo era stato un buon consiglio.
Dopo averci pensato un po' scrisse quanto segue. L'inizio era perfettamente identico.
Gentile Emporio Namiya,
sono una persona che pi di quarant'anni fa le ha mandato una lettera chiedendo un consiglio. Allora mi ero firmato Paul Lennon. Si ricorda di me?
La mia richiesta riguardava il dubbio su cosa avrei dovuto fare: i miei genitori stavano pianificando una fuga nel cuore della notte e mi avevano detto di scappare assieme a loro. Quella volta non rispose alla lettera appendendola alla parete. Mi disse che era la prima volta che qualcuno si rivolgeva a lei con una richiesta seria.
Ricevetti da lei, signor Namiya, la risposta che non sarebbe stata una cosa positiva che la famiglia venisse separata e che quindi avrei dovuto fidarmi e agire in accordo con loro. Aveva aggiunto delle preziose parole di incoraggiamento: se almeno la famiglia rimane sulla stessa barca potr tornare insieme sulla retta via.
Ho seguito quelle parole e sono andato con i miei genitori. E quella scelta non  stata sbagliata.
Tralascio i dettagli ma, alla fine, siamo riusciti a superare le difficolt. In questi ultimi anni i miei genitori sono scomparsi, ma credo che abbiano condotto un'esistenza felice. Anche la mia vita  prospera.
Tutto questo  merito suo, signor Namiya. Volevo farle sapere quanto io le sia grato e cos mi sono permesso di scriverle. Forse a leggere questa lettera saranno i famigliari del defunto signor Namiya. Sar felice se sar un modo per commemorarlo nel trentatreesimo anniversario della sua scomparsa.
Paul Lennon
Rileggendola fu preso da una strana sensazione. Aveva una fortissima somiglianza con il messaggio di ringraziamento di quell'altro ragazzo che era fuggito di notte, di cui aveva sentito dal figlio del signor Namiya. Ovviamente non era un caso.
Pieg i fogli e li inser in una busta. Guard l'orologio: mancavano pochi minuti a mezzanotte.
Avrei un favore da chiederle, disse alzandosi. Devo andare a recapitare questa lettera in un certo posto. Non ci metter molto e vorrei sapere se posso tornare qui a bere un altro bicchiere.
La proprietaria sembr perplessa ma, dopo aver guardato alternativamente la lettera e il volto di Kosuke, sorrise e annu. D'accordo, va bene.
Kosuke la ringrazi e tir fuori dal portafogli una banconota da diecimila yen, posandola sul bancone. Non voleva che pensasse che stava scappando senza pagare.
Uscito dal locale cammin lungo la strada. Era ormai notte e gli izakaya e i bar dei dintorni erano gi chiusi.
Arriv in vista dell'Emporio Namiya e si arrest. Davanti al negozio si scorgeva la figura di una persona.
Si avvicin lentamente rimanendo all'erta. Era una donna, vestita con un completo. Doveva avere trentacinque anni circa. L accanto era parcheggiata una Mercedes. Ne spi l'interno: sul sedile del passeggero era poggiato uno scatolone. Al suo interno c'erano dei cd di una qualche artista. Sembravano diverse copie dello stesso disco, probabilmente la donna aveva a che fare con lei.
Dopo aver infilato qualcosa nella buca sulla serranda, la ragazza si allontan. Quando per vide Kosuke si ferm come se si fosse spaventata. Sul suo volto si dipinse un'espressione di allarme.
Kosuke le mostr la busta che recava con s, e con l'altra mano indic la buca sulla serranda. Come se avesse compreso la situazione, la sua espressione si rilass. Dopo avergli fatto un cenno di saluto senza dire nulla, sal sulla Mercedes l accanto.
Kosuke si chiese quanti sarebbero venuti l quella notte. Probabilmente le persone nella cui vita l'Emporio Namiya aveva un valore importante erano molte pi di quel che si potesse pensare.
Dopo che la Mercedes si fu allontanata, Kosuke infil la busta nella buca per le lettere. Ne sent il suono mentre cadeva dall'altra parte. Un suono che non sentiva da quarantadue anni.
Gli sembr che qualcosa si fosse dissipato. Pens che forse le cose si erano finalmente sistemate.
Torn al Fab4 e il display a cristalli liquidi sulla parete era acceso. Dietro il bancone, la proprietaria stava armeggiando con qualcosa.
Che fa? le chiese Kosuke.
C' un filmato a cui mio fratello teneva molto. Non ne  stata rilasciata una versione ufficiale ed  soltanto lo spezzone di una qualche versione pirata.
Ah s?
Che cosa beve?
Lo stesso di prima, direi.
Lei gli pos davanti un Bunnahabhain on the rocks. Quando allung la mano per prenderlo il filmato inizi.
L'attimo prima che il bicchiere sfiorasse le sue labbra, per, Kosuke si ferm. Aveva capito di che cosa si trattava.
Ma questo ...
Si vedeva la terrazza dell'Apple Building. Mentre soffiava un vento gelido, i Beatles cominciavano a suonare. Era la scena clou di Let it Be.
Poggi il bicchiere con lo sguardo fisso sullo schermo. Era il film che aveva cambiato la sua vita. Quando lo aveva visto si era dolorosamente reso conto di quanto deboli fossero i legami che univano le persone.
Tuttavia... Nel filmato i Beatles apparivano diversi da come li ricordava. Quando lo aveva visto al cinema gli era sembrato che fossero ormai ognuno per s, e che anche la loro esibizione mancasse di unit. Ora, per, l'impressione che aveva era completamente differente.
I quattro ce la mettevano tutta a suonare e sembravano divertirsi. Se anche la separazione era ormai imminente, forse suonando riuscivano a tornare allo stato d'animo di tanto tempo prima.
Il fatto di aver trovato orribile la loro esibizione quando aveva visto il film al cinema era forse dovuto al suo stesso stato d'animo. In quel periodo non riusciva pi ad avere fiducia nelle relazioni umane.
Prese il bicchiere e bevve del whisky. Chiuse gli occhi in silenzio e preg nuovamente perch l'anima dei suoi genitori potesse riposare in pace.


PARTE QUINTA
Una preghiera lass dal cielo


Capitolo 1.

SHOTA torn indietro dalla parte adibita a negozio con aria abbattuta.
Non  arrivato niente? gli chiese Atsuya.
Shota scosse la testa e tir un sospiro. Doveva essere soltanto il vento che faceva muovere la serranda.
Ah, ecco. Be', meglio cos, rispose Atsuya.
Chiss se ha letto la nostra risposta? A parlare era stato Kohei.
S che l'avr fatto, non ti pare? ribatt Shota. La lettera che avevamo messo nella cassetta per il latte  scomparsa. Non l'ha di certo presa qualcun altro!
Gi, sar cos. Ma allora perch non risponde?
Perch... disse Shota lasciando la frase a met e guardando Atsuya.
 ovvio, continu quest'ultimo, visto il contenuto della lettera. Chi l'ha ricevuta non avr capito niente. E poi se arrivasse una risposta sarebbe una bella seccatura, no? Se ci chiedesse che cosa intendiamo dire esattamente, che faremmo?
Kohei e Shota rimasero in silenzio.
Non saremmo in grado di risponderle, giusto? Quindi meglio che sia finita qui.
Certo chi l'avrebbe mai detto! esclam Shota. Possibile che si verifichi una coincidenza del genere? Che il Musicista Pescivendolo fosse proprio quella persona?
Infatti, rispose Atsuya annuendo. Non poteva dire di non essere rimasto sorpreso anche lui.
Terminato lo scambio di lettere con la ragazza che aspirava a partecipare alle Olimpiadi, era arrivata una nuova richiesta di consigli da parte di un'altra persona. Quando ne avevano letto il contenuto, Atsuya e gli altri si erano indignati ed erano andati su tutte le furie. Quel dubbio: Non riesco a decidere se devo occuparmi della pescheria di famiglia o se devo continuare sulla strada della musica, non riuscivano proprio a considerarlo un vero problema. Gli sembrava un semplice capriccio di uno che aveva invece una gran fortuna.
Gli avevano quindi dato una risposta molto critica verso il suo atteggiamento viziato, facendosi beffe di lui. Per per la persona che aveva chiesto il consiglio, che si faceva chiamare Musicista Pescivendolo, quella risposta doveva essere risultata inaspettatamente offensiva, tanto che aveva subito inviato indietro una lettera piena di obiezioni. Loro avevano ribattuto di nuovo mettendoci un carico da novanta ma, mentre la risposta alla loro lettera veniva infilata nella buca, era accaduto un fatto singolare.
In quel momento i tre si trovavano nel negozio, aspettando la risposta del Musicista Pescivendolo. La lettera era stata infilata nella buca, ma si era bloccata a met. L'evento sorprendente si era verificato un istante dopo.
Dalla buca aveva cominciato a diffondersi il suono di un'armonica. E si trattava di una melodia che Atsuya e gli altri conoscevano bene. Sapevano persino il titolo: Rinascita.
Era il brano che aveva portato al successo un'artista chiamata Mizuhara Seri e c'era anche un famoso aneddoto legato a quel pezzo. Ma non era solo questo. Quel brano li toccava da vicino.
Mizuhara Seri era cresciuta assieme a suo fratello nella Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen. Quando era alle elementari, nella struttura era divampato un incendio e il fratellino, che non aveva fatto in tempo a fuggire con gli altri, era stato messo in salvo da un uomo. Si trattava di un musicista dilettante che era stato invitato l per la festa di Natale. L'uomo aveva riportato delle ustioni estese su tutto il corpo ed era spirato in ospedale.
Rinascita era un brano scritto proprio da lui. Come atto di riconoscenza nei suoi confronti Mizuhara Seri aveva continuato a cantarlo e alla fine si era affermata come artista.
Atsuya e gli altri due erano a conoscenza dell'episodio perch anche loro erano cresciuti al Marumitsuen. Mizuhara Seri era l'orgoglio degli ospiti della struttura, e una fonte di speranza per tutti loro. La sua storia li faceva sperare che un giorno avrebbero potuto aver successo come lei.
I tre si erano molto meravigliati quando avevano sentito le note di Rinascita. Una volta terminata l'esecuzione, la lettera era caduta dalla buca con un tonfo, come se dall'altra parte l'avessero spinta dentro.
Avevano discusso a lungo di cosa potesse trattarsi. L'epoca in cui si trovava la persona che si era rivolta all'Emporio Namiya era quasi certamente il 1980. Mizuhara Seri era gi nata, ma era ancora una bambina. E quel brano, ovviamente, non era ancora noto.
L'unica ipotesi plausibile era che quel Musicista Pescivendolo fosse proprio l'autore di Rinascita. La persona a cui i fratelli Mizuhara erano tanto riconoscenti.
Nella lettera, l'uomo scriveva di aver ricevuto un forte choc leggendo la risposta dell'Emporio Namiya, e che voleva guardare dentro s stesso di nuovo. Aveva inoltre aggiunto che avrebbe voluto incontrare la persona che gli aveva risposto e parlare direttamente con lei.
Era un bel problema. Dovevano rivelargli cosa sarebbe accaduto in futuro oppure no? Era meglio fargli sapere che la sera della vigilia di Natale del 1988 si sarebbe trovato nel bel mezzo di un incendio presso una struttura di accoglienza per minori chiamata Marumitsuen, e che sarebbe morto?
Diciamoglielo, aveva proposto Kohei. In questo modo forse se la sarebbe cavata senza perdere la vita, aveva detto.
Al che, Shota aveva sollevato un dubbio: se avessero fatto cos allora non sarebbe stato il fratello di Mizuhara Seri a morire? Di fronte a questa possibilit anche Kohei non era riuscito a controbattere.
Era stato Atsuya a trovare la soluzione: avevano deciso di non dirgli niente dell'incendio.
Probabilmente se anche glielo dicessimo non ci prenderebbe sul serio. Quando si  costretti ad ascoltare un presagio funesto, l'unica cosa che succede  che ci si sente a disagio. E poi, a un certo punto, lo si dimentica. Inoltre sia l'incendio al Marumitsuen, sia il fatto che Mizuhara Seri canti Rinascita sono per noi dei dati di fatto, e non possono essere cambiati. Qualunque lettera gli scrivessimo il risultato rimarrebbe lo stesso. Quindi faremmo meglio a mandargli almeno delle parole di incoraggiamento.
Shota e Kohei erano d'accordo con lui. Ma che cosa avrebbero dovuto scrivere?
Io vorrei... ringraziarlo, aveva detto Kohei. Se non ci fosse stato lui probabilmente Mizuhara Seri non sarebbe diventata un'artista e non avremmo potuto ascoltare Rinascita.
Atsuya la pensava allo stesso modo e anche Shota. Avevano pensato insieme al testo da scrivere. Nella parte finale, la lettera diceva:
C' per una cosa che ci tengo a farle sapere. Non sar affatto inutile che lei percorra quella strada. Sono convinto che ci sar qualcuno che trover la salvezza in uno dei suoi brani. E la musica che lei ha creato rimarr.
Mi troverei in difficolt a spiegarle perch posso affermare tutto ci con certezza, ma  la verit. La prego, ci creda fino all'ultimo. Ci creda fino all'ultimo dell'ultimo.
Questo  tutto ci che posso dirle.
L'avevano messa nella cassetta per il latte e, dopo un attimo, l'avevano riaperta. La lettera era sparita: ci significava che era giunta nelle mani del Musicista Pescivendolo.
Si erano chiesti se sarebbe arrivata una risposta, e per questo avevano chiuso la porta e aspettato.
Per non era successo nulla. Fino a quel momento, appena inserita la risposta nella cassetta, una nuova replica veniva infilata nella buca. Forse il Musicista Pescivendolo, una volta letta la loro lettera, aveva preso una qualche decisione.
Be', allora apro la porta, disse Atsuya alzandosi.
Aspetta, rispose Kohei afferrandogli l'orlo dei jeans. Non possiamo aspettare ancora un po'?
Ma cosa?
Il fatto  che... ribatt Kohei inumidendosi le labbra, teniamo chiusa la porta ancora per un po'.
Atsuya aggrott la fronte.
E per far cosa? Di risposte dal pescivendolo molto probabilmente non ne arriveranno!
Questo lo so. Con quella faccenda va bene anche cos.
E allora? Che c'?
Niente,  che pensavo che magari potrebbero arrivare delle richieste da altre persone.
Eh? disse Atsuya spalancando la bocca e guardandolo dall'alto in basso. Che stai dicendo? Guarda che se la porta rimane chiusa il tempo non scorre. L'hai capito o no?
Certo che l'ho capito.
Ecco, quindi capisci che non  il caso di fare una cosa del genere, no? Visto che eravamo in ballo ci siamo occupati del pescivendolo. Per ora basta. Fine del gioco!
Scansando la mano di Kohei, Atsuya si diresse verso la porta. La spalanc e usc fuori a controllare l'ora. Erano passate da poco le quattro del mattino.
Quindi ci sarebbero volute ancora un paio d'ore.
Aveva pensato di lasciare quel posto poco dopo le sei. A quell'ora i treni avrebbero ricominciato a circolare.
Nella stanza, Kohei sedeva con aria abbattuta. Shota invece armeggiava con il cellulare.
Atsuya si accomod su una sedia. La fiamma delle candele disposte sul tavolo ondeggiava. Forse era per via del vento che entrava da fuori.
Comunque fosse era senza dubbio una casa strana, pens, mentre osservava le pareti annerite. Per quale ragione si stava verificando un simile fenomeno soprannaturale? E perch mai erano rimasti coinvolti anche loro?
Non so spiegarlo bene, bofonchi Kohei, ma stanotte per la prima volta in vita mia ho avuto l'impressione di essere stato utile a qualcuno. Io! Un cretino come me.
Atsuya fece una smorfia.
 per questo che vuoi continuare con questa faccenda dei consigli? Tra l'altro non te ne verrebbe in tasca nemmeno un centesimo.
Non  una questione di soldi! Mi piace proprio perch non ci guadagno niente. Non mi era mai capitato di pensare seriamente a qualcosa per il bene di qualcuno in modo disinteressato.
Atsuya fece schioccare la lingua producendo un suono forte.
E quando hai scritto le lettere con questo spirito, poi, cos' successo? Le nostre risposte non sono servite proprio a niente! La ragazza delle Olimpiadi le ha interpretate come faceva comodo a lei. Per il pescivendolo non abbiamo potuto fare nulla. Ve lo sto dicendo da prima:  da presuntuosi mettersi a dare dei consigli per dei buoni a nulla come noi.
Per quando abbiamo letto l'ultima lettera della signorina Lepre nella Luna anche tu sembravi felice, o no?
Non  stata una brutta sensazione. Ma non ti fare illusioni. Non siamo persone in grado di fornire opinioni. Siamo... Atsuya indic la borsa appoggiata in un angolo della stanza, siamo dei ladruncoli da strapazzo.
Kohei abbass lo sguardo come se quelle parole lo avessero ferito. Vedendolo, Atsuya sbuff dal naso.
Proprio in quel momento Shota esclam a gran voce: Eeeh? Atsuya fu colto di sorpresa e sobbalz sulla sedia.
Che diavolo c'?
No,  che... disse mostrandogli il cellulare, in Rete si parla dell'Emporio Namiya.
In Rete? domand Atsuya, stupito. Sar qualcuno che avr annotato i suoi ricordi passati, no?
Mi ero messo a cercare Emporio Namiya pensando proprio a quello. Mi sono chiesto se magari qualcuno avesse scritto qualcosa.
E quindi  uscito fuori qualche racconto sui bei tempi andati?
In realt no, ribatt Shota e gli pass il telefono. Dai un'occhiata a questo.
Ma cosa? chiese Atsuya prendendo il cellulare e scorrendo i caratteri mostrati sul display. C'era scritto: Emporio Namiya, riapertura solo per una notte. Mentre leggeva il testo che seguiva cap perch Shota si era agitato tanto. Lui stesso avvert un'ondata di calore attraversargli il corpo.
Il messaggio diceva cos:
Per le persone che conoscono l'Emporio Namiya
Il giorno 13 settembre, da mezzanotte fino all'alba, verr riaperto il servizio di consulenza dell'Emporio Namiya con una richiesta per tutti coloro che si sono rivolti a esso in passato e ne hanno ricevuto risposta. Come hanno influito quelle risposte sulla vostra vita? Sono state utili? Oppure non sono servite a niente? Saremo felici di sentire le vostre opinioni qualunque esse siano. Inserite pure le missive nella buca sulla serranda, come si faceva una volta. Grazie per la vostra cortesia.
Ma cos' questa roba? Che significa? domand Atsuya.
Non lo so, per c' scritto che il 13 settembre  il trentatreesimo anniversario della scomparsa del proprietario e quindi hanno pensato a questo modo per commemorarlo. La persona che ha organizzato tutto dice di essere un discendente del proprietario dell'Emporio Namiya, spieg Shota.
Ehh? Cosa? disse Kohei, unendosi a loro. Cos' che succede?
Shota gli pass il cellulare e disse ad Atsuya: Oggi  il 13 settembre!
Anche lui se n'era reso conto. Il 13 settembre, da mezzanotte fino all'alba... esattamente ora. Si trovavano proprio nel bel mezzo di tutto ci.
Ma cosa significa che verr riaperto il servizio di consulenza?... chiese Kohei, continuando a battere le palpebre.
Il fenomeno straordinario che si sta verificando deve avere a che fare con questo, disse Shota.  senz'altro cos! Oggi  un giorno speciale e quindi il passato e il presente sono collegati.
Atsuya si fece pensoso. Non sapeva spiegarsi la ragione, ma era quasi certamente come diceva Shota.
Guard la porta rimasta aperta. Fuori era ancora buio.
Quando apriamo la porta il legame col passato si interrompe. C' ancora tempo prima dell'alba. Atsuya, che facciamo? chiese Shota.
In che senso che facciamo'?
Forse stiamo disturbando in qualche modo il fenomeno. Se la cosa  vera allora quella porta avrebbe dovuto rimanere sempre serrata.
Kohei si alz. Senza dire una parola si avvicin alla porta e la chiuse sbattendola.
Ma che fai? Chi ti ha detto che puoi farlo? disse Atsuya.
Kohei si gir verso di lui e scosse la testa. Bisogna tenerla chiusa.
Ma che ti prende? Se facciamo cos il tempo non trascorrer mai. Vuoi continuare a rimanere qui dentro? Subito dopo aver detto ci, un pensiero gli sfior la mente: Ho capito, teniamola chiusa. Per noi usciamo di qui. Cos facendo torna tutto, no? Non daremo fastidio a nessuno. Giusto?
Per gli altri due non annuirono. Sembravano entrambi sconfortati.
Che c'? Avete qualcos'altro da dire?
Alla fine fu Shota a prendere la parola.
Io vorrei rimanere qui ancora un po'. Tu puoi andartene senza problemi. Puoi aspettare fuori oppure cominciare ad avviarti.
Anch'io rimarr qui, aggiunse subito Kohei.
Atsuya si mise le mani nei capelli. Ma cosa avete intenzione di fare stando qui?
Non si tratta di fare qualcosa, rispose Shota, ma soltanto di osservare. Voglio sapere cosa succeder a questa casa misteriosa.
Ma vi rendete conto? Manca ancora un'ora all'alba. Un'ora del mondo esterno potrebbe equivalere a diversi giorni dentro la casa. Mi state dicendo che volete rimanere qui senza mangiare e senza bere?  impossibile, no?
Shota distolse lo sguardo. Probabilmente stava pensando che Atsuya aveva ragione.
Lasciamo stare, disse quest'ultimo, ma Shota non rispose.
Un istante dopo si sent il suono della serranda che ondeggiava. Atsuya e Shota si guardarono.
Kohei trotterell verso il negozio e Atsuya gli grid dietro: Vedrai che sar di nuovo il vento.  quello che la fa muovere.
Poco dopo torn lentamente. In mano non aveva niente.
Era il vento, te l'ho detto.
Kohei non rispose subito, ma una volta arrivato vicino ai due scoppi a ridere e mise la mano destra dietro la schiena. Poi disse tadaaan e la riport davanti: reggeva una busta bianca. Doveva averla nascosta nella tasca posteriore.
Il viso di Atsuya si contrasse senza che se ne rendesse conto. Che rottura di palle, pens.
Facciamo che questa  l'ultima, eh, Atsuya? disse Shota indicando la busta. Quando avremo risposto a questa richiesta usciremo da qui. Promesso.
Atsuya sospir e si sedette su una sedia. Prima di tutto leggiamola. Magari  un problema di cui non siamo in grado di occuparci.
Kohei inizi ad aprire con cautela un lembo della busta.


Capitolo 2.

Buongiorno, signor Namiya. Vorrei chiedere il suo parere su una questione che mi tormenta e per questo ho deciso di scriverle questa lettera.
Nella primavera di quest'anno mi sono diplomata presso un istituto tecnico commerciale e da aprile ho trovato impiego in un'azienda di Tokyo. Non sono andata all'universit sia per motivi famigliari, sia perch volevo entrare nel mondo del lavoro il pi presto possibile.
Tuttavia, non appena ho iniziato a lavorare, non sono stata pi tanto sicura che le cose potessero andare bene in questo modo.
La mia azienda assume le ragazze diplomate soltanto per far eseguire loro semplici mansioni. Quel che faccio io ogni giorno  preparare e servire il t, fare fotocopie e trascrivere in bella copia i documenti che gli impiegati scrivono grossolanamente. In altre parole dei compiti talmente semplici che potrebbe eseguirli chiunque. Uno studente delle medie, per esempio, o anche un alunno delle elementari con una bella grafia. Non riesco a provare affatto quel senso di completezza che viene dall'avere un lavoro. Ho quasi il livello massimo nella certificazione di contabilit, per mi sembra che qui finir per sprecare qualsiasi buona qualit io abbia.
Da parte dell'azienda veniamo prese poco sul serio perch credono che le ragazze si impieghino solo per cercare un marito e, una volta trovato un uomo che faccia al caso loro, lo sposino subito e lascino il lavoro. Visto che gli affidano mansioni di basso livello il loro curriculum non ha importanza e, anzi, cambiando spesso le giovani impiegate assunte rendono pi facile agli impiegati trovarsi una moglie e allo stesso tempo possono pagarle poco. Una situazione ideale per loro.
Ma io non mi sono certo trovata un lavoro con questa intenzione. Io voglio diventare una donna indipendente, con una consistente stabilit economica. Non mi passa per la testa di fare l'impiegata fino a quando non mi sposo.
Mentre mi tormentavo non sapendo bene cosa fare, un giorno, per strada, ho ricevuto una proposta. Non le piacerebbe lavorare nel nostro locale? mi hanno chiesto. Il locale in questione  un club di Shinjuku. Esatto, quell'uomo stava reclutando delle entraneuse.
Ho ascoltato quel che mi diceva e sono rimasta sorpresa da quanto fossero buone le condizioni contrattuali. Non c'era proprio paragone con l'azienda in cui lavoro. Mi sono parse talmente buone che ho sospettato ci fosse dietro qualcosa.
L'uomo mi ha invitato ad andare a trovarlo al locale, cos avrei potuto capire come funzionava, e io ho deciso di rischiare. Una volta l ho avuto uno choc.
Dalle parole club e intrattenitrice mi ero immaginata qualcosa di losco e invece quello che mi si  parato davanti agli occhi era un mondo adulto e sfavillante. Le donne non erano soltanto vestite splendidamente, ma sembravano sforzarsi in ogni modo di pensare a come soddisfare i clienti. Non sapevo se sarei stata in grado di fare anch'io altrettanto, ma ho deciso che valeva la pena accettare la sfida.
E cos  iniziata la mia nuova vita in cui di giorno vado in ufficio, e di sera lavoro nel locale come intrattenitrice. In realt ho diciannove anni ma al proprietario del locale ho detto di averne venti. Fisicamente  piuttosto impegnativo, e trattare con i clienti  pi difficile di quello che avevo immaginato, tuttavia penso sempre pi spesso che valga la pena farlo. Anche dal punto di vista economico va decisamente molto meglio.
Per, trascorsi due mesi, ho cominciato a nutrire dei dubbi. Non sul fare l'intrattenitrice ma sul proseguire con il lavoro di impiegata. Se insistono a farmi fare solo cose semplici, come adesso, ha senso che io continui a fare questo lavoro faticando tanto? E dedicandomi a tempo pieno all'altro non otterrei forse un risultato migliore, guadagnando pi soldi?
Tuttavia sto tenendo nascosto a chi mi sta intorno che lavoro nel mondo dell'intrattenimento notturno. Ho paura che, se dovessi licenziarmi all'improvviso dall'azienda, creerei un fastidio non indifferente a tutti.
Per mi sembra di aver finalmente trovato la strada che voglio percorrere. Come potrei fare a ottenere la comprensione di tutti e lasciare in modo riservato l'azienda in cui lavoro? Le sarei veramente grata se potesse darmi qualche buon consiglio.
La ringrazio e la saluto,
Cagnolino Smarrito
Leggendo la lettera Atsuya sbuff.  fuori discussione. Non se ne parla proprio! Di tutte quelle che ci potevano capitare come ultima richiesta, proprio questa doveva arrivare?
Non dovrebbe succedere, disse Shota storcendo la bocca. E invece capita in ogni epoca. Donne frivole che vogliono lavorare nel mondo dei locali notturni.
Questa ragazza deve essere bellissima, disse Kohei con aria felice.  stata notata mentre camminava per strada e in appena due mesi  diventata talmente brava da guadagnare molto.
Ti pare il caso di ammirarla tanto? Ehi, Shota, scrivi la risposta!
Che devo dire? chiese lui, prendendo la penna a sfera.
Ma  ovvio. Datti una svegliata, bella!
Shota fece una smorfia. Non  un po' troppo duro per una ragazza di diciannove anni?
Se non gliela mettiamo gi dura non capir, questa deficiente.
S, d'accordo, ma ammorbidiamola un po'.
Atsuya schiocc la lingua. Sei troppo buono, Shota.
Se le scriviamo parole troppo dure otterremo l'effetto contrario.  quello che succede anche con te, no?
Detto questo Shota cominci a scrivere. Il testo finale suonava cos.
Gentile Cagnolino Smarrito,
ho letto la sua lettera.
Glielo dico chiaramente: lasci perdere quel lavoro notturno.  una cavolata.
Capisco che si guadagna di pi che a fare l'impiegata comune. Ed  anche pi facile.
Forse lei pensa che, visto che in questo modo pu ottenere facilmente uno stile di vita dispendioso, sia la cosa che faccia per lei.
Ma va bene solo finch si  giovani.  ancora una ragazza e ha iniziato da due mesi, quindi non conosce le vere difficolt di quel lavoro. Tra i clienti ci sono vari tipi di uomini. E d'ora in poi ne arriveranno molti che saranno interessati solo al suo corpo. Sar in grado di tenerli a bada? Oppure finir per andare a letto con tutti quanti? Il suo corpo non regger mica!
Fare solo l'intrattenitrice? E fino a che et? Dice che vuole diventare una donna indipendente ma quando comincer a invecchiare nessuno la vorr pi assumere.
E se continuer a fare quel lavoro alla fine che ne sar di lei? Diventer la padrona di un club? In questo caso non ho niente da obiettare. Coraggio, ci dia dentro. Per, se anche per ipotesi avesse un locale suo, guardi che la gestione non  per niente facile.
Non vorr sposarsi in futuro? Fare dei figli e crearsi una famiglia? Lo dico per il suo bene:  meglio che lasci perdere subito quel lavoro.
Se continuer a farlo con chi pensa che si sposer? Con un cliente? Qual  la percentuale di scapoli tra quelli che vengono al club?
E poi pensi ai suoi genitori! Non l'hanno certo cresciuta n l'hanno mandata a scuola perch si mettesse a fare una cosa del genere.
In fondo non  cos male fare l'impiegata. Entri in azienda, ti prendi il tuo bello stipendio senza dover lavorare chiss quanto e in pi sei vezzeggiata da tutti. E alla fine riesci a sposare uno dei colleghi, cos puoi anche smettere di lavorare.
Di cos' che si lamenta? Non  il massimo?
Le dico una cosa, Cagnolino Smarrito: il mondo  pieno di uomini adulti che faticano ad andare avanti perch non hanno un lavoro. Questi uomini sarebbero ben felici di fare il t e qualunque altra cosa pur di avere met dello stipendio di una neodiplomata al liceo.
Non le scrivo queste cose con cattiveria. Lo dico per lei. Si fidi, e faccia come le dico.
Emporio Namiya
Direi che  pi o meno questo che dobbiamo dirle, disse Atsuya annuendo, dopo aver letto il testo. Voleva farle una predica senza mezzi termini: come le saltava in mente di voler fare l'intrattenitrice nonostante i suoi genitori le avessero fatto frequentare la scuola fino al liceo e avesse trovato un impiego senza problemi?
Shota and a mettere la risposta nella cassetta per il latte. Quando torn indietro chiuse la porta e, immediatamente, dalla parte interna della serranda arriv un suono lieve. Disse che l'avrebbe presa lui e si diresse verso l'interno del negozio.
Torn subito indietro. Sulla sua bocca aleggiava un sorriso.  arrivata, annunci sventolando in aria la busta.
Gentile Emporio Namiya,
la ringrazio per la sua pronta risposta. Mi preoccupavo che non ne sarebbe arrivata alcuna e quindi ho tirato un sospiro di sollievo.
Leggendo la sua lettera, per, ho pensato di aver commesso un errore. Mi sembra che lei, signor Namiya, abbia frainteso diverse cose. Avrei dovuto spiegarle pi in dettaglio qual  la mia situazione.
Non  che io voglia dedicarmi a quel lavoro semplicemente perch voglio uno stile di vita dispendioso. Ci che desidero  una stabilit economica che mi serve per poter vivere senza dipendere da nessuno. Penso che, continuando a fare l'impiegata senza possibilit di carriera, questa stabilit non potr mai ottenerla.
Inoltre non ho nessun desiderio di sposarmi. Forse fare dei bambini e diventare una comune casalinga  uno dei modi per essere felici, ma non ho alcuna intenzione di scegliere un tipo di vita simile.
Rispetto ai problemi legati al lavoro nel mondo dell'intrattenimento notturno un'idea me la sono fatta. Guardando le mie colleghe pi anziane  facile immaginarsi quali difficolt dovr affrontare in futuro. Ho deciso di vivere in questo modo proprio tenendo in considerazione tutto ci.
Ho fiducia di potercela fare. In appena due mesi sono gi la favorita di diversi clienti. Tuttavia  un dato di fatto che non riesco a fare abbastanza per loro. E la causa principale  che ho un impiego che mi impegna tutto il giorno. Posso andare al locale soltanto dopo aver finito di lavorare in ufficio, e non posso nemmeno cenare con loro. Nella mia decisione di lasciare l'azienda anche questo ha il suo peso. Vorrei per chiarire che, riguardo a ci che sembra darle pi pensiero, ovvero i rapporti carnali, non c' mai stato nulla. Non posso certo dire che non mi sia mai stato richiesto, ma sono riuscita a schivare abilmente tali avance. Non sono ingenua fino a questo punto.
Sono davvero mortificata nei confronti delle persone che si sono prese cura di me. Immagino che si preoccuperanno, ma penso che alla fine la mia scelta sia legata in parte anche al senso di riconoscenza verso di loro.
Alla luce di tutto questo trova ancora il mio modo di pensare cos avventato?
Cagnolino Smarrito
P.S.: Vorrei sapere da lei come posso fare a ottenere la comprensione delle persone che mi sono vicine, ma non ho alcuna intenzione di lasciare il mio lavoro notturno. Se non riesce a convincersi la prego di ignorare questa lettera.
Ignoriamola, allora! disse Atsuya mentre spingeva via il blocco di fogli. Ha fiducia di potercela fare, ma dimmi te! Sta soltanto sottovalutando il mondo!
Kohei prese i fogli con aria abbattuta e rispose: Gi, forse s.
Per quello che scrive non  poi cos insensato, intervenne Shota. Se una ragazza senza particolari titoli di studio vuole rendersi economicamente indipendente, l'intrattenimento notturno  il sistema pi semplice e veloce.  un modo di pensare abbastanza comune. Al mondo contano i soldi. Se non li hai non puoi fare niente.
C'era bisogno che me lo dicessi tu, guarda! ribatt Atsuya. Anche se il suo modo di pensare non  sbagliato, ci sono cose che riescono bene e altre che finiscono male.
E come fai a dire con tanta sicurezza che a lei le cose andranno male? Dopotutto non puoi saperlo, no? chiese Shota storcendo la bocca.
Perch  pi la gente a cui va male che quella a cui va bene, gli rispose di rimando Atsuya. Se ne sentono quante ne vuoi di storie di intrattenitrici molto popolari che si mettono in proprio e dopo sei mesi devono chiudere bottega. Nel commercio, iniziare non  cos facile. I soldi servono, ma non bastano solo quelli. Invece lei sembra pensarla cos.  soltanto una ragazzina che non conosce il mondo. Quando sar immersa fino al collo nei problemi di ogni giorno finir per dimenticare ogni ambizione. E quando si render conto di come stanno andando le cose, sar troppo tardi. Lascer passare l'et in cui si potrebbe sposare e diventer troppo vecchia per fare l'intrattenitrice. Se arrivata a quel punto se ne pentisse sarebbe ormai troppo tardi per rimediare.
Ma ha solo diciannove anni.  normale che non si preoccupi di ci che succeder in futuro.
Glielo dico proprio perch  giovane, ribatt Atsuya alzando la voce. Comunque sia scrivile di lasciar perdere queste idee cretine, di mollare il lavoro notturno e di darsi da fare a trovare un marito nell'azienda in cui lavora!
Shota, dopo aver guardato i fogli di carta da lettere sul tavolo da pranzo, scosse lentamente la testa.
Io voglio aiutarla. Non penso che abbia scritto quella lettera a cuor leggero.
Non  questione se sia leggero o pesante! Ma se sia una cosa realistica o no.
A me sembra abbastanza realistica.
Ma cosa? Vogliamo scommettere? Dici che lei avr successo come proprietaria di un club? Secondo me mentre lavora come intrattenitrice finir impelagata con un poco di buono e alla fine scodeller un bambino senza padre, creando fastidi a tutti quelli che le stanno intorno. Quanto ci giochi?
Per un attimo Shota fu sul punto di dire qualcosa. Poi abbass la testa, palesemente a disagio.
La stanza si riemp di uno sgradevole silenzio. Anche Atsuya teneva lo sguardo a terra.
Sentite, intervenne Kohei, che ne pensate se proviamo ad accertarcene?
Di cosa? chiese Atsuya.
Di come stanno le cose esattamente! Mentre vi ascoltavo mi  sembrato che nessuno di voi dicesse cose sbagliate. Potremmo provare a chiederle quanto stia prendendo seriamente la cosa, e successivamente consigliarla. Che ne dite?
Lei ci dir che la prende sul serio. Sicuramente ne sar anche convinta, disse Atsuya.
Proviamo a farle domande precise, sugger Shota alzando la testa. Perch vuole l'indipendenza economica, perch non le va a genio l'idea di sposarsi e cos via. E poi, se in futuro vuole mettersi in proprio, chiediamole quali progetti ha in mente. Come dici tu, Atsuya, aprire un'attivit commerciale non  semplice. Facciamole queste domande, e se non risponder in modo convincente allora potremo concludere che i suoi sogni sono irrealistici. E le risponderemo di lasciare il lavoro di intrattenitrice. Che ve ne pare?
Atsuya tir su con il naso e annu.
Penso che sia inutile stare a chiedere, ma comunque sono d'accordo.
Ottimo! disse Shota e prese la penna.
Mentre lo guardava riempire di caratteri i fogli di carta da lettere e fermarsi ogni tanto per pensare, Atsuya rifletteva sulla frase che aveva detto poco prima. Mentre lavora come intrattenitrice finir impelagata con un poco di buono e alla fine scodeller un bambino senza padre, creando fastidi a tutti quelli che le stanno intorno... esattamente la storia di sua madre. Gli altri due lo sapevano, per questo erano rimasti in silenzio.
Quando lo aveva dato alla luce, la madre di Atsuya aveva ventidue anni. Il padre era pi giovane e lavorava nello stesso locale come barman. Subito prima del parto, per, era scomparso senza lasciare tracce.
La madre aveva continuato a fare quel lavoro anche dopo che Atsuya era nato, mentre ancora lo allattava. Probabilmente non era in grado di fare nient'altro.
Quando aveva cominciato a prendere coscienza delle cose, accanto alla madre c'era gi un altro uomo. Atsuya per non lo considerava un padre. Non pass molto tempo, che anche lui spar e dopo un po' nel loro appartamento se ne install un altro ancora. Sua madre gli dava dei soldi. Lui non lavorava. Poco dopo anche quello si dilegu e ne arriv un altro. La cosa si ripet allo stesso modo diverse volte. E infine, dopo una lunga lista, arriv lui.
Quell'uomo lo maltrattava senza alcun particolare motivo. O meglio, forse aveva delle ragioni ma Atsuya non le conosceva. Gli era capitato di essere picchiato anche perch a quello non piaceva la sua faccia. Era al primo anno delle elementari. La madre non lo aveva protetto. Forse pensava che la colpa fosse del figlio, che aveva messo di cattivo umore il suo uomo.
Sul corpo di Atsuya c'era immancabilmente qualche livido, posizionato per in modo che nessuno lo notasse. Se a scuola se ne fossero accorti sarebbe scoppiato un bel trambusto. E sapeva che, in quel caso, se la sarebbe vista anche peggio.
L'uomo fu arrestato per gioco d'azzardo quando Atsuya era in seconda elementare. In quel frangente, diversi agenti di polizia si presentarono a casa loro. Uno di questi si accorse che sul corpo di quel ragazzino in canottiera c'erano dei lividi. Interrogarono la madre e lei disse delle bugie poco credibili che vennero subito smascherate.
La polizia chiam il Centro di assistenza per i minori e in breve tempo arriv un assistente sociale. Alle sue domande la madre rispose che era in grado di allevarlo da sola. Perch avesse detto cos, Atsuya non riusciva a capirlo nemmeno ora. Pi volte l'aveva sentita dire al telefono quanto odiasse doversi occupare del figlio e che sarebbe stato meglio se non l'avesse mai fatto nascere.
L'assistente sociale se n'era andato e Atsuya aveva continuato a vivere con lei. Aveva pensato che cos se la sarebbe cavata senza botte.
Effettivamente non venne pi picchiato, ma non per questo riusc ad avere una vita normale. La madre cominci a tornare a casa sempre meno spesso. E non gli lasciava pasti pronti n soldi quando spariva. L'unica ancora di salvezza erano i pasti della mensa scolastica. Di questa situazione difficile non si lament mai con nessuno. Non sapeva nemmeno lui perch. Forse non gli andava l'idea di essere commiserato.
Arriv l'inverno. Pass da solo persino il Natale. E poi iniziarono le vacanze scolastiche invernali. Sua madre non si faceva vedere da pi di due settimane. Nel frigorifero non c'era niente.
Il giorno in cui venne fermato - perch non resistendo alla fame aveva rubato degli spiedini di pollo da una bancarella - era il 28 dicembre. Non aveva memoria di cosa avesse mangiato per riuscire a tirare avanti fino ad allora da quando erano iniziate le vacanze invernali. A dire il vero non ricordava nemmeno di avere rubato. Era stato preso facilmente perch, mentre scappava, era svenuto per la fame.
Tre mesi dopo quei fatti Atsuya era stato preso in custodia dalla Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen.


Capitolo 3.

Gentile Cagnolino Smarrito,
ho ricevuto la sua seconda lettera.
Ho capito che la sua scelta di fare l'intrattenitrice non  dovuta solo al desiderio di uno stile di vita dispendioso.
E penso che sognare di avere in futuro un locale tutto suo sia lodevole.
Tuttavia ho anche il dubbio che lei sia inebriata dall'atmosfera sfavillante e dal giro di soldi legato al lavoro che ha appena iniziato.
Per esempio, in che modo pensa di risparmiare il capitale necessario ad aprire un'attivit? Ha un piano concreto che prevede entro quando dovr possedere quella cifra? E come pensa di procedere in seguito? Per gestire un locale  necessario assumere molte persone. Dove potr acquisire le competenze necessarie ad amministrarlo? Crede che baster fare l'intrattenitrice? Ha davvero fiducia che riuscir ad avere successo? In caso affermativo quali basi ha per sostenere ci?
Rendersi indipendenti economicamente  un'idea ammirevole. Ma non pensa che sposare un uomo che abbia una buona stabilit economica, e riuscire cos a ottenere una vita solida sia comunque un modo di vivere dignitoso? Per esempio, una moglie che, pur non lavorando fuori casa, sostiene il proprio marito non potrebbe dirsi in un certo senso indipendente?
Lei dice di volersi sdebitare con i suoi genitori, ma non  forse vero che ci sono altri modi di farlo a parte il denaro? Se riuscisse a essere felice sicuramente loro sarebbero ugualmente soddisfatti e sentirebbero che ha ripagato il suo debito.
Mi ha detto di ignorare la sua lettera qualora non fossi stato d'accordo. Tuttavia non riesco a lasciar correre e le ho quindi scritto di nuovo. La prego di rispondere sinceramente.
Emporio Namiya
Mi pare che cos vada bene, no? disse Atsuya restituendo i fogli a Shota.
Chiss come risponder? Se avr o meno un piano ben strutturato per il futuro.
Alle parole di Shota, Atsuya scosse la testa. Ne dubito.
E perch? Smettiamola di tirare conclusioni affrettate!
Se anche avr una specie di piano sar senz'altro un sogno a occhi aperti. Mi far aiutare da qualche personaggio famoso o da qualche giocatore di baseball che mi ammira. Roba del genere.
In quel caso ci riuscir senz'altro, disse Kohei prendendolo sul serio.
Cretino! Quando mai potrebbe succedere!
A ogni modo vado a imbucarla, disse Shota mettendo i fogli nella busta, e si alz.
Apr la porta che dava sul retro e usc. Si ud il suono del coperchio della cassetta che veniva aperto e poi si richiudeva sbattendo. Quante volte lo avevano gi sentito quella notte? si chiese Atsuya.
Shota torn indietro e chiuse la porta. Un attimo dopo avvertirono un tremolio provenire dalla serranda. Vado a prenderla io, disse Kohei dirigendosi l di corsa.
Atsuya guard Shota. I loro occhi si incontrarono.
Che dir? chiese.
Chiss, rispose l'altro stringendosi nelle spalle.
Kohei ritorn nella stanza reggendo una busta. Posso leggerla per primo?
Prego, risposero i due quasi all'unisono.
Kohei inizi a leggere la lettera. Al principio sembrava divertito ma via via cominci a irrigidirsi. Vedendo che si mordicchiava l'unghia del pollice, Atsuya e Shota si guardarono l'un l'altro. Era il gesto che faceva quando stava andando nel panico.
Sembrava ci fossero parecchi fogli, e non riuscivano pi ad aspettare. Atsuya tese una mano verso quelli che Kohei aveva gi letto.
Gentile Emporio Namiya,
ho letto la sua seconda risposta e devo dire che mi sono pentita ancora una volta.
Francamente il fatto che lei dubiti che io sia solo inebriata dall'atmosfera sfavillante e dal giro di soldi mi ha fatto proprio arrabbiare. A nessuno verrebbe in mente di farlo per divertimento, tanto meno a me!
Per, a pensarci a mente fredda, il suo punto di vista  ragionevole.  abbastanza ovvio che una ragazza di diciannove anni non trovi molto credito se dice di voler intraprendere un'attivit commerciale.
Ci ho riflettuto sopra e alla fine mi sono resa conto che non  stato un bene che io le abbia tenute nascoste delle cose. Stavolta voglio rivelarle tutto.
Come le ho gi scritto a pi riprese, voglio diventare una donna indipendente dal punto di vista economico. E inoltre la mia disponibilit economica deve essere notevole. Glielo dico senza mezzi termini: voglio essere in grado di guadagnare molto. Ma questo non per soddisfare i miei desideri.
La verit  che quando ero piccola i miei genitori sono morti e per sei anni, fino alla fine delle elementari, ho vissuto presso una Comunit di accoglienza chiamata Marumitsuen.
Per sono stata piuttosto fortunata. Proprio quando ho terminato la scuola elementare sono infatti stata accolta presso la casa di alcuni parenti.  grazie a loro che ho potuto proseguire gli studi fino al liceo. Nella struttura di accoglienza ho visto parecchi bambini che avevano subito maltrattamenti dai propri genitori. C' anche stato il caso di una coppia che mirava soltanto a ottenere il sussidio e non dava nemmeno da mangiare al bambino che gli era stato affidato. Ho sempre pensato che in confronto a loro io avevo avuto una grande fortuna.
Ed  proprio per questo che ritengo di dovermi prima o poi sdebitare. Ma non ho molto tempo. I parenti che si sono presi cura di me sono anziani e, dal momento che non lavorano, tirano avanti a fatica con i pochi risparmi che gli sono rimasti. A poter dare loro una mano non ci sono che io. Ma per far questo non posso certo occuparmi soltanto di t e fotocopie nella mia azienda.
Ho un progetto per aprire una mia attivit. Ovviamente metter da parte dei risparmi ma ho anche un consigliere fidato.  un cliente del club e ha avuto una parte nell'apertura di diversi ristoranti. Possiede lui stesso un'attivit. Questa persona mi ha detto che, quando verr il momento in cui vorr rendermi indipendente, mi aiuter.
Ma sicuramente lei, signor Namiya, nutrir dei dubbi anche su questa faccenda. Perch questa persona  cos gentile con me?
Glielo dir in tutta sincerit: mi ha chiesto di diventare la sua amante. Se accettassi dice che mi darebbe anche un assegno mensile. E non parliamo di piccole somme. Sono abbastanza propensa a farlo. Dopotutto non  che questa persona mi dispiaccia.
Ecco quindi la mia risposta alle sue domande. Sono riuscita a convincerla che non sto facendo l'intrattenitrice con leggerezza? Oppure nonostante tutto non riesce a percepire la mia seriet? Dir che  solo il sogno di una ragazzina? In questo caso le sar grata se mi vorr dire cos' che non va e cos' che non sto considerando.
La saluto cordialmente,
Cagnolino Smarrito


Capitolo 4.

VADO un momento alla stazione, ma torno subito, disse Harumi a Hideyo, che stava trafficando in cucina. Nell'aria aleggiava un buon profumo di katsuobushi.
La prozia si gir e annu. Stava versando del brodo in un piattino per assaggiarlo.
Uscita di casa mont in sella alla bicicletta appoggiata vicino al cancello e cominci a pedalare senza fretta. Era la terza volta che usciva cos presto, quell'estate. Probabilmente a Hideyo era venuto qualche sospetto. Ma forse non le aveva chiesto niente perch si fidava di lei. In realt non stava facendo nulla di male.
Seguit per la solita strada alla solita andatura, e in breve arriv a destinazione.
L'Emporio Namiya era avvolto nella bruma, forse perch la notte prima aveva piovuto. Harumi si accert che non ci fosse nessuno nei paraggi e poi entr nel vicolo accanto al negozio. La prima volta aveva il cuore che le batteva forte, ma ormai si era abituata.
Dietro il negozio c'era una porta di servizio, e, accanto a essa, era sistemata una vecchia cassetta per il latte. Dopo aver inspirato a fondo apr il coperchio. Come era successo anche le altre volte, dentro c'era una lettera.
Tir un sospiro di sollievo.
Uscita dal vicolo rimont in sella alla bicicletta e torn indietro per la stessa strada. Cosa avrebbe detto quella terza risposta? Voleva vedere il contenuto di quella busta il prima possibile perci impresse pi forza alle sue pedalate.
Muto Harumi era ritornata a casa il secondo sabato di agosto. Era stata una vera fortuna che l'ufficio dove lavorava durante il giorno e il club di Shinjuku dove lavorava la notte avessero entrambi chiuso nello stesso periodo in occasione della festivit dell'Obon. Se cos non fosse stato non sarebbe riuscita a tornare. In ufficio sarebbe stato difficile chiedere delle ferie prima o dopo la festivit. Invece al club le avrebbero anche permesso di assentarsi, se l'avesse chiesto con un po' di anticipo, tuttavia Harumi non voleva farlo. Voleva guadagnare il pi possibile.
Anche se si trattava di un ritorno a casa in realt quello non era il posto dove lei era nata. La targhetta sul cancello diceva: TAMURA.
All'et di cinque anni Harumi aveva perso i genitori in un incidente d'auto. Un camion che proveniva dalla direzione opposta aveva oltrepassato lo spartitraffico e invaso la corsia: una cosa veramente inconsueta. Lei era all'asilo a fare le prove per il saggio scolastico. Persino ora non riusciva a rammentare il momento in cui aveva appreso la verit. Doveva essere stata assalita da una smisurata tristezza, ma la memoria di quei fatti era scivolata via. Si era anche dimenticata che per quasi sei mesi non aveva pi parlato, lo aveva appreso in seguito dai racconti altrui.
Non  che non avesse parenti prossimi, ma non aveva praticamente rapporti con loro. Era ragionevole pensare che nessuno si sarebbe presentato per accoglierla in seno alla propria famiglia. In quella circostanza, a venire in suo aiuto erano stati i coniugi Tamura.
Tamura Hideyo era la sorella maggiore della sua nonna materna, ovvero la sua prozia. Il nonno di Harumi era caduto in guerra e la nonna era morta di malattia poco dopo la fine del conflitto, quindi Hideyo le aveva sempre voluto bene come se fosse sua nipote. Visto che non c'erano altri congiunti su cui fare affidamento, si era trattato davvero di una mano dal cielo. Anche il prozio era un uomo buono e gentile.
Tuttavia quel periodo felice non dur a lungo. I Tamura avevano infatti un'unica figlia che un bel giorno si piazz a casa loro con marito e prole. Dalle storie che aveva sentito in seguito, il marito aveva un'impresa che era fallita, accumulando enormi debiti, e cos avevano perso la casa.
Nel momento in cui stava per entrare alle elementari, Harumi era perci stata affidata di nuovo alla Comunit di accoglienza per minori. Quando si erano salutate prima della separazione, la prozia le aveva detto che sarebbero tornati presto a prenderla.
La promessa venne mantenuta sei anni dopo, quando la figlia se ne and finalmente dalla loro casa. Il giorno in cui l'avevano riaccolta, la prozia aveva guardato l'altarino buddista e aveva detto: Mi sono tolta un peso dalle spalle, da tanti punti di vista. Finalmente posso presentarmi di nuovo al cospetto della mia povera sorella.
Di fronte alla casa dei Tamura c'era quella dei Kitazawa che avevano una figlia, di tre anni pi grande di Harumi, che si chiamava Shizuko. Le due ragazze avevano giocato insieme pi volte. Ora Harumi era una studentessa delle medie mentre Shizuko era al liceo. Quando l'aveva rincontrata dopo tanto tempo le era sembrata molto pi adulta di lei.
Shizuko era stata felice di rivedere Harumi. Le aveva detto che si era molto preoccupata per la sua sorte, e i suoi occhi si erano velati di lacrime.
Da allora la distanza tra le due si era accorciata in un batter d'occhio. Shizuko la coccolava come una sorella minore e Harumi le era affezionata come se fosse una sorella maggiore. Dato che le loro case erano vicine, si vedevano ogni giorno, e anche stavolta l'idea di incontrarla la riempiva di gioia.
Adesso Shizuko era al quarto anno di un Istituto superiore di educazione fisica. Aveva perfezionato la scherma, che praticava dai tempi del liceo, fino a diventare cos brava che avrebbe potuto partecipare alle Olimpiadi. Frequentava l'universit quotidianamente, ma da quando era stata designata come atleta di punta, gli allenamenti si erano intensificati, erano aumentate le occasioni in cui andava all'estero in trasferta, e non era raro che si assentasse per lunghi periodi.
Tuttavia quell'estate anche lei era a casa a oziare. Harumi temeva che avesse subito uno choc per il boicottaggio da parte del governo giapponese delle Olimpiadi di Mosca, a cui aspirava a partecipare, ma i suoi timori si erano rivelati infondati. Il volto di Shizuko, che non vedeva da un po' di tempo, era sereno. Non evit nemmeno di parlare dell'argomento. Da quel che diceva, nel momento in cui era stata esclusa dalla delegazione si era sentita sollevata.
Mi dispiace per quelli che invece sono stati scelti. Di indole buona, soltanto in quel momento la sua voce aveva avuto una sfumatura di malinconia.
Erano circa due anni che Harumi non vedeva Shizuko. Il suo corpo, che una volta era gracile, era diventato solido come si addiceva a una sportiva. Le spalle erano ampie e i muscoli delle braccia molto pi tonici di quelli dei maschi debolucci che giravano da quelle parti. Pens che effettivamente il corpo di un atleta che si prepara per le Olimpiadi era proprio eccezionale.
Mia madre me lo dice spesso: quando ci sei tu la stanza sembra rimpicciolirsi. Nel ripetere le parole della madre, Shizuko arricciava il naso, un vezzo che aveva da sempre.
Fu mentre rientravano a casa, dopo aver assistito alla tradizionale danza del Bon Odori, che Shizuko nomin per la prima volta l'Emporio Namiya ad Harumi. Discorrevano sui sogni futuri e sul matrimonio, e Harumi le aveva chiesto: Se dovessi scegliere tra la scherma e un fidanzato, chi sceglieresti? Si sentiva un po' dispettosa e voleva mettere in difficolt l'amica.
Al che Shizuko si era fermata e l'aveva fissata. La luce che albergava nei suoi occhi era talmente intensa da farla rimanere allibita. Poi si era messa a piangere silenziosamente.
Ma che succede? Ho detto qualcosa di strano? Scusami, non volevo essere indiscreta, si era affrettata a scusarsi Harumi, in preda al panico.
Shizuko aveva scosso la testa e si era asciugata le lacrime con la manica dello yukata, il kimono leggero che avevano indossato per il Bon Odori.
Poi era tornata a sorridere.
Non  niente. Scusami, mi hai colto alla sprovvista. Ma, davvero, non  niente, aveva detto, e dopo aver scosso la testa aveva ripreso a camminare.
Non avevano pi parlato. La strada di casa sembrava terribilmente lunga.
Shizuko si era fermata di nuovo.
Harumi, possiamo passare da una parte?
Per me va bene, dove vuoi andare?
Lo capirai quando ci arriveremo. Tranquilla, non  molto lontano.
Il posto dove Shizuko l'aveva portata era un vecchio negozio. C'era un'insegna che diceva EMPORIO NAMIYA. La serranda era abbassata e non si capiva se fosse perch era passato l'orario di apertura o se invece avesse chiuso definitivamente.
Conosci questo negozio? le aveva chiesto Shizuko.
Namiya... ho come l'impressione di averlo gi sentito da qualche parte.
Chiedeteci consiglio sui vostri dubbi e lasciate fare a noi... Emporio Namiya, aveva canticchiato.
Ad Harumi era sfuggita un'espressione di sorpresa. Ne ho sentito parlare! Me l'ha detto un'amica. Ma pensa, quindi si trova qui.
Quella storia l'aveva sentita ai tempi delle medie, per non ci era mai venuta.
Il negozio ormai  chiuso, ma il servizio di consulenza funziona ancora.
Eeh? Davvero?
Shizuko aveva annuito.
Sai, di recente mi hanno aiutato.
Harumi aveva spalancato gli occhi. Non ci credo!
Non ne ho parlato con nessuno, ma a te voglio raccontarlo. Mi hai anche vista piangere! e mentre diceva cos gli occhi di Shizuko si erano inumiditi ancora.
Per Harumi il racconto di Shizuko fu scioccante. Fu sorpresa di sentire che lei e il suo allenatore di scherma si erano innamorati e avevano pensato anche al matrimonio. Ma il vero e proprio choc era stato venire a sapere che quell'uomo non era pi in questo mondo e che, nonostante tutto, Shizuko aveva continuato ad allenarsi per le Olimpiadi.
Io non ne sarei stata capace, aveva detto Harumi. Dedicarsi completamente allo sport mentre la persona che ami ha una malattia incurabile? Per me sarebbe impossibile.
 che non sai bene come stessero le cose tra noi, aveva detto Shizuko con un tono e un'espressione pacata. Penso che lui sapesse che non sarebbe vissuto a lungo. Per questo ha passato il poco tempo che gli restava a pregare. Pregare affinch il mio sogno, che era anche il suo, si realizzasse. Quando l'ho capito tutti i miei dubbi si sono dissipati.
Ad aiutarla a fugare quei dubbi era stato il proprietario dell'Emporio Namiya, aveva detto Shizuko.
 una persona eccezionale. Non cerca di imbrogliarti e non  assolutamente ambiguo. Mi ha strigliato per bene. Ma grazie a questo ho aperto gli occhi. Mi sono resa conto che stavo ingannando me stessa. E allora sono riuscita a dedicarmi completamente alla scherma senza pi esitazioni.
Ma pensa... Harumi guard la vecchia serranda del negozio e venne assalita da un senso di mistero. Comunque, sembrava che non ci vivesse nessuno.
Lo credo anch'io, aveva detto Shizuko. Per ti ho detto la verit. Forse di solito non c' nessuno, ma la notte vengono a ritirare le lettere. E, una volta scritte le risposte, tornano a metterle nella cassetta prima dell'alba.
Mmh.
Si era chiesta perch avrebbero dovuto fare una cosa del genere. Ma siccome era Shizuko a dirlo doveva essere senz'altro la verit.
Da quella sera l'Emporio Namiya non aveva pi abbandonato i suoi pensieri. La ragione era semplice: anche lei aveva un grosso problema di cui non poteva parlare a nessuno.
In poche parole si trattava di una faccenda di soldi.
Le finanze della famiglia Tamura erano piuttosto malmesse. Non lo era venuta a sapere direttamente dalla prozia, ma le cose stavano cos. Volendo paragonare la situazione a quella di una nave, erano a un passo dall'affondare. Svuotando con un secchio l'acqua che si era accumulata nella cabina riuscivano a malapena a stare a galla. Ma ovviamente la cosa non sarebbe potuta continuare a lungo.
In origine i Tamura erano molto facoltosi. Possedevano diversi terreni nei dintorni. Negli ultimi anni per erano stati costretti a venderli. Il motivo era che avevano dovuto ripianare i debiti del marito della figlia. Poi, una volta andato a buon fine tutto, lei se n'era andata via con la famiglia e Harumi era stata riaccolta tra loro.
Ma le tribolazioni dei Tamura non erano terminate. Alla fine dell'anno precedente il prozio aveva avuto un ictus e come conseguenza non riusciva quasi pi a muovere la parte destra del corpo.
Nel bel mezzo di tutto ci Harumi si era trasferita a Tokyo e aveva trovato un impiego. Sentiva di dover essere lei a sostenere la famiglia Tamura.
Tuttavia quasi tutto lo stipendio se ne andava tra affitto, bollette e mangiare, e il sogno di aiutarli rimaneva tale.
Era stato proprio mentre era afflitta da questo stato di cose che era venuta in contatto con il mondo dell'intrattenimento notturno. O sarebbe meglio dire il contrario, ovvero che se non si fosse trovata in quelle circostanze probabilmente non avrebbe mai pensato di farlo. A dire la verit nutriva dei pregiudizi verso il lavoro di intrattenitrice.
Ora per era diverso. Si stava chiedendo se, per ripagare il debito di riconoscenza verso i Tamura, non sarebbe stato meglio lasciare il lavoro d'ufficio e dedicarsi soltanto a quello notturno.
Chiedere consiglio su un simile dubbio era assurdo? La persona a cui si sarebbe rivolta si sarebbe trovata in difficolt?... Seduta alla scrivania che aveva usato fin dai tempi delle medie, Harumi si tormentava.
Per anche il problema di Shizuko doveva essere stato complicato, e tuttavia l'Emporio Namiya aveva risolto brillantemente la situazione. Magari avrebbe potuto dare anche a lei qualche buon consiglio.
Era inutile stare a pensarci su. Che intanto provasse a scrivere... E cos Harumi aveva deciso di inviare la prima lettera parlando del suo problema.
Per, quando stava per imbucarla, era stata assalita dall'incertezza. Avrebbe davvero avuto una risposta? Secondo quel che le aveva detto, il carteggio di Shizuko risaliva all'anno precedente. Ora sembrava non esserci pi nessuno: non c'era forse il rischio che la sua lettera sarebbe rimasta dentro una casa abbandonata?
Mah, proviamoci, si era detta e l'aveva imbucata. Non c'era scritto il suo nome, quindi anche se l'avesse letta qualcun altro non avrebbe capito chi fosse il mittente.
Tuttavia, quando la mattina seguente era tornata l, nella cassetta per il latte c'era una busta per lei. Se cos non fosse stato si sarebbe trovata in difficolt, ma il fatto di averla davvero tra le sue mani le aveva comunque dato una sensazione strana.
Leggendo la lettera si era detta che effettivamente era proprio come aveva detto Shizuko. Era una risposta molto diretta, senza alcuna intenzione di indorare la pillola. Non c'era esitazione e nemmeno cortesia. Sembrava quasi che la stesse provocando per farla arrabbiare.
 il modo di fare del signor Namiya. Ha fatto emergere i miei veri sentimenti in modo che scegliessi la strada giusta per me, aveva detto Shizuko.
Sar pure stato cos, ma le era sembrata comunque eccessivamente scortese. Decidere arbitrariamente che era soltanto attratta dall'atmosfera sfavillante di quel lavoro, dopo che lei si era tanto arrovellata!
Aveva deciso di rimandargli subito una lettera piena di obiezioni. Gli aveva scritto che non voleva lasciare l'azienda e dedicarsi solo al lavoro di intrattenitrice perch desiderava una vita dispendiosa, ma perch coltivava il sogno di aprire un'attivit in proprio.
Tuttavia la risposta dell'emporio l'aveva fatta infuriare ancora di pi. Era da non crederci, dubitava persino della sua determinazione. E arrivava a dire cose che non centravano affatto il nodo della questione, per esempio che se voleva essere riconoscente verso le persone che si erano occupate di lei poteva sposarsi e formare una famiglia.
Per Harumi aveva cambiato idea: forse dopotutto era stata lei a non comportarsi bene. Nascondendo le cose importanti non era riuscita a comunicare all'interlocutore il suo stato d'animo.
Quindi nella terza lettera aveva confidato, almeno in parte, i dettagli sulla sua vita.
Aveva scritto esplicitamente dell'ambiente in cui era cresciuta, e della situazione difficile in cui si trovavano i suoi benefattori. Inoltre aveva rivelato i suoi piani futuri.
Chiss che risposta le avrebbe dato. Divisa tra speranza e timore aveva infilato la lettera nella buca della serranda.
Quando rientr a casa, i preparativi per la colazione erano terminati. Harumi si sedette al tavolino basso nella stanza in stile giapponese e cominci a mangiare.
Nella stanza accanto il prozio era sdraiato sul futon. Hideyo gli imboccava del kayu, la minestra di riso, e gli dava da bere del t freddo. Vedendo quella scena fremette di nuovo di impazienza. Doveva fare qualcosa per dare loro una mano.
Terminata la colazione and subito in camera. Tir fuori la lettera dalla tasca e si accomod su una sedia. Aprendo i fogli vide che, come le altre volte, vi si allineavano caratteri sgraziati.
Per ci che vi era scritto era diverso da tutto quello che era arrivato fino a quel momento.
Gentile Cagnolino Smarrito,
ho letto la sua terza lettera. Ho capito perfettamente in che spiacevole situazione si trova e che vuole veramente ripagare il suo debito di riconoscenza. A questo proposito ho una serie di domande da farle.
L'uomo di cui dovrebbe diventare l'amante  davvero una persona affidabile? Dice che ha avuto una parte nell'apertura di diversi ristoranti, ma lei ha idea di che ristoranti si tratti e quale sia stato il suo ruolo? Si faccia portare in uno di questi locali, possibilmente al di fuori dell'orario di apertura, e cerchi di parlare con il personale.
Ha una qualche garanzia che, quando lei aprir la sua attivit, questa persona le dar veramente una mano? Se, per esempio, la moglie dovesse scoprire la vostra relazione, pensa che lui manterrebbe ugualmente la promessa?
Ha intenzione di continuare indefinitamente la relazione con quest'uomo? Se trovasse un altro uomo che le piace, cosa farebbe?
Dice che andrebbe avanti con il lavoro di intrattenitrice e che vorrebbe poi, a un certo punto, aprire un locale per ottenere una maggiore disponibilit economica. Se ci fosse un altro modo per raggiungere lo scopo, rinuncerebbe a questo? Oppure c' qualche ragione per cui debba assolutamente fare quel tipo di lavoro?
Se ci fosse un altro sistema per ottenere una maggiore disponibilit economica a parte il lavoro notturno, e l'Emporio Namiya glielo spiegasse, lei sarebbe capace di seguire in tutto e per tutto le sue indicazioni? Potrebbe esserci la possibilit che tali indicazioni includano: Lasciar perdere il lavoro di intrattenitrice e Non diventare l'amante di un uomo losco e via dicendo.
Risponda a queste domande e mi invii di nuovo una lettera. In base alla sua risposta sar in grado di aiutarla o meno a realizzare il suo sogno.
Immagino che sia alquanto difficile dare credito a questo discorso. Ma non sto assolutamente cercando di imbrogliarla. Non ci guadagnerei niente a farlo, quindi si fidi.
Faccia per attenzione a una cosa.
Riuscir a rispondere alle sue lettere soltanto fino al 13 settembre. Dopo quella data non mi sar pi possibile comunicare in alcun modo con lei.
La prego di rifletterci a fondo.
Emporio Namiya


Capitolo 5.

DOPO aver accompagnato con lo sguardo il terzo gruppo di clienti che se ne andava, venne trascinata da Maya nel bagno riservato al personale. Maya era di quattro anni pi grande di Harumi.
Entrata nel bagno, la donna l'afferr per i capelli.
Bella mia, non  che perch sei pi giovane puoi darti delle arie, sai?
Con il viso contratto dal dolore le chiese: Ma che ti prende?
Che mi prende? Mettersi a fare gli occhi dolci ai clienti altrui! rispose Maya, storcendo le labbra dipinte di rosso.
Non  vero! A chi, poi?
Non fare la finta tonta. Ti sei presa troppe libert con il signor Sato. Sono stata io a portarmi dietro quel paparino dal locale dove lavoravo prima!
Sato? Fare gli occhi dolci a quel ciccione? Stiamo scherzando, pens.
Mi ha soltanto rivolto la parola e io gli ho risposto.
Bugiarda! Gli facevi tutte quelle smancerie.
Visto che sono un'intrattenitrice mi pare ovvio che sia affabile con i clienti, non ti pare?
Devi stare zitta! Nello stesso momento in cui le lasci i capelli, Maya le assest un colpo al petto. La schiena di Harumi sbatt contro la parete. La prossima volta non sar cos indulgente. Vedi di ricordartelo! e usc dal bagno.
Harumi si guard allo specchio. I capelli erano tutti spettinati. Mentre li risistemava si sforz di riportare la sua espressione alterata alla normalit. Non poteva lasciarsi scoraggiare da episodi come questo.
Tornata in sala le dissero di andare a un tavolo dove c'erano tre clienti dall'aria facoltosa.
Oh, guarda qui, ecco che arriva un'altra bella ragazza. L'uomo calvo alz lo sguardo verso di lei e rise con fare lascivo.
Sono Miharu. Piacere di conoscervi, disse presentandosi e sedendosi accanto a lui. La collega pi anziana che era seduta al tavolo gi da prima le rivolse uno sguardo gelido pur mantenendo un sorriso artefatto. Era la stessa che aveva trovato da ridire sul fatto che lei fosse troppo appariscente. Chi se ne importa, aveva pensato. Fare questo lavoro non aveva senso se non si entrava nelle grazie dei clienti.
Non trascorse molto tempo che comparve Tomioka Shinji, da solo. Indossava un completo grigio con una cravatta rossa. Il suo fisico asciutto non faceva pensare che avesse quarant'anni.
Com'era prevedibile fece chiamare Harumi.
C' un bar molto elegante ad Akasaka, Tomioka bevve un sorso di whisky e parl abbassando la voce.  aperto fino alle cinque del mattino e hanno vini che provengono da ogni parte del mondo. Gli  arrivato del caviale di qualit superiore e mi hanno chiamato dicendo di andare assolutamente a provarlo. Ti va di passarci pi tardi?
Avrebbe voluto farlo, ma congiunse entrambe le mani davanti al volto.
Mi dispiace tanto, ma non posso proprio fare tardi.
Tomioka si accigli e tir un sospiro.
Ti ho detto di sbrigarti a lasciare quel lavoro. Di che si tratta?
Un'azienda che produce articoli di cancelleria.
E cos' che fai, l? Lavoro d'ufficio immagino.
Lei annu. In realt non le facevano fare nemmeno quello.
Che intenzioni hai, rimanere vincolata a quel posto per uno stipendio da fame? Guarda che non si  giovani due volte. Se non sfrutti bene il tempo per realizzare il tuo sogno te ne pentirai.
Harumi annu una seconda volta e guard Tomioka.
A questo proposito, mi avevi detto che mi avresti portata in quel wine-bar di Ginza. Quello di cui hai curato i preparativi per l'apertura.
Ah, quel locale l. Certo, quando vuoi. Quando ti andrebbe bene? chiese Tomioka sporgendosi in avanti.
Se fosse possibile vorrei andarci al di fuori dell'orario di apertura.
Come dici?
S, per ascoltare i racconti del personale. Vorrei vedere il locale dietro le quinte.
In un attimo il volto di Tomioka si rabbui. Questo mi sembra un po'... come dire...
Impossibile?
Violerebbe il principio di tenere separato lavoro e vita privata. Se consentissi a farti vedere i retroscena del locale per il fatto che siamo in rapporti amichevoli, metterei a disagio il personale.
Ah... Ho capito. Scusami tanto se ti ho fatto una richiesta assurda, rispose Harumi piegando il capo.
Comunque se ci andiamo come clienti non c' nessun problema. Facciamo prossimamente? La sua espressione era tornata allegra.
Quella notte Harumi rientr nel suo appartamento a Koenji che erano passate da poco le tre. Tomioka l'aveva riaccompagnata in taxi.
Dentro la vettura aveva detto la sua solita frase: Non sar io a chiederti di farmi salire da te. E aveva aggiunto: Rifletti, su quella questione.
Intendeva dire sul fatto di diventare la sua amante. Lei aveva evitato di rispondere con una risatina ambigua.
Una volta in casa, per prima cosa bevve dell'acqua. Era il quarto giorno, quella settimana, che lavorava al locale. L'appartamento non era fornito di una vasca da bagno e, rientrando sempre pi o meno a quell'ora, al bagno pubblico non poteva andare che tre volte a settimana.
Si strucc e, dopo essersi lavata il viso, controll sull'agenda gli impegni del giorno successivo. C'era una riunione dalla mattina e quindi doveva essere in ufficio mezz'ora prima del solito per preparare il t e il resto. Ci significava che avrebbe potuto dormire a malapena quattr'ore.
Rimise l'agenda nella borsa e tir fuori una lettera. Ne dispieg i fogli e fece un sospiro. L'aveva letta tante di quelle volte che ormai il contenuto lo sapeva a memoria. Tuttavia la riguardava una volta al giorno. Era la terza lettera dell'Emporio Namiya.
L'uomo di cui dovrebbe diventare l'amante  davvero una persona affidabile?...
Era lo stesso dubbio che in segreto nutriva anche lei. Tuttavia, seppur dubitando, aveva fatto in modo di non pensarci. Se i discorsi di Tomioka fossero state tutte bugie la realizzazione del suo sogno si sarebbe allontanata nel tempo.
Se per ci pensava a mente fredda il dubbio dell'Emporio Namiya era legittimo. Se lei fosse diventata l'amante di Tomioka e la moglie li avesse scoperti, lui l'avrebbe comunque aiutata nonostante tutto? Chiunque avrebbe risposto che era piuttosto improbabile.
E poi, l'atteggiamento di Tomioka proprio quella sera? Il discorso sul tenere separati lavoro e vita privata non era irragionevole, ma era stato lui stesso a dirle che voleva portarla l per mostrarle come lavorava.
Cominci a pensare che, dopotutto, non poteva contare su di lui. Ma se le cose stavano cos, che avrebbe dovuto fare d'ora in avanti?
Pos di nuovo gli occhi sulla lettera. Se ci fosse un altro sistema per ottenere una maggiore disponibilit economica a parte il lavoro notturno, e l'Emporio Namiya glielo spiegasse, lei sarebbe capace di seguire in tutto e per tutto le sue indicazioni? c'era scritto. E poi continuava dicendo: In base alla sua risposta sar in grado di aiutarla o meno a realizzare il suo sogno.
Che intendeva dire con quelle parole? Non riusciva a non essere diffidente. Sembravano proprio quelle di un truffatore implicato in affari loschi. Normalmente le avrebbe ignorate.
Tuttavia a scriverle era stato niente meno che il proprietario dell'Emporio Namiya. La persona che aveva risolto i problemi di Shizuko. Ma non si trattava solo di quello: dal carteggio che avevano avuto, Harumi aveva sentito di potersi fidare di lui. In quel modo di fare, sbattere in faccia all'interlocutore la propria opinione senza mezzi termini, belle parole e incurante della sua sensibilit, oltre alla sciatteria si percepiva un animo sincero.
Era proprio com'era scritto nella lettera. Non aveva niente da guadagnare a imbrogliarla. Tuttavia le rimaneva difficile bersi quella storia. Se fosse esistito un modo per fare andare sicuramente bene le cose nessuno avrebbe faticato tanto. Sarebbe stato strano che il proprietario dell'Emporio Namiya non fosse un riccone.
Le vacanze per la festivit dell'Obon erano terminate e alla fine Harumi era tornata a Tokyo senza aver risposto alla lettera. Aveva anche ripreso il lavoro nel locale notturno. Era insomma tornata a tenere il piede in due scarpe: quella d'impiegata e quella di intrattenitrice. A essere onesti era una vita sfiancante. Una volta ogni tre giorni diceva che doveva sbrigarsi a lasciare l'azienda.
Ma c'era un'altra cosa che la preoccupava. Diede un'occhiata al calendario poggiato sul tavolo. Era il 10 settembre, un mercoled.
Il carteggio poteva continuare solo fino al 13. Aveva detto che dopo quella data non gli sarebbe pi stato possibile comunicare in alcun modo con lei. Il 13 era il sabato di quella settimana. Chiss perch proprio fino a quel giorno? Aveva intenzione di chiudere il servizio di consulenza?
Pens che avrebbe potuto provare a mostrarsi interessata al discorso. Prima si sarebbe fatta spiegare la questione in dettaglio e poi avrebbe potuto decidere se metterla in pratica o meno. Non  che avesse dovuto necessariamente mantenere la promessa fatta. Se anche l'avesse disattesa e avesse continuato a fare l'intrattenitrice lui non l'avrebbe mica saputo.
Guardando lo specchio prima di mettersi a dormire si accorse che le era spuntato un brufolo vicino al labbro. Ultimamente non dormiva abbastanza. Se avesse mollato l'ufficio avrebbe potuto riposare fino a mezzogiorno.
Venerd 12, dopo aver terminato di lavorare in azienda, si diresse a casa dei Tamura. Si era presa un giorno di vacanza dal club di Shinjuku.
I prozii sembravano sorpresi di vederla tornare, visto che non era nemmeno trascorso un mese da quando era stata l per l'Obon, ma naturalmente erano felici. La volta precedente non aveva avuto modo di parlare con il prozio, e quindi mentre cenavano gli diede un po' di notizie sulla sua vita, senza fare parola con nessuno dei due del suo lavoro notturno.
Riesci a pagare l'affitto e le bollette? S... se non ti bastano i soldi di... diccelo senza problemi, le disse il prozio che non riusciva ancora a muovere bene la bocca. Ai conti di casa ci pensava Hideyo e quindi lui non aveva alcuna idea di quale fosse la loro situazione finanziaria.
Non ti preoccupare. Facendo un po' di economia me la cavo. E poi ho talmente tante cose da fare che non ho il tempo per andare a divertirmi, e quindi non uso molto denaro, rispose Harumi senza esitazioni. In fondo era vero che non aveva il tempo per divertirsi.
Dopo cena fece il bagno. Attraverso la zanzariera della finestra contempl il cielo notturno. C'era una luna tondeggiante. L'indomani sarebbe stato sereno.
Che risposta le sarebbe tornata indietro?
Mentre stava venendo a casa Tamura si era fermata all'Emporio Namiya. Non  che volesse proprio fare quel tipo di lavoro notturno, e se ci fosse stato un modo di realizzare il suo sogno non sarebbe diventata l'amante di quell'uomo e avrebbe anche potuto lasciare il club; si sarebbe fidata in tutto e per tutto di lui: ecco a grandi linee il contenuto della lettera che aveva imbucato nella serranda.
L'indomani era il 13. Di qualunque risposta si trattasse sarebbe comunque stata l'ultima che avrebbe potuto ricevere. Dopo averla letta avrebbe pensato a cosa fare.
La mattina seguente apr gli occhi alle sette. In realt sarebbe meglio dire che, non riuscendo a dormire come si deve, si era stancata di stare l a sonnecchiare e si era alzata.
La prozia era gi in piedi e stava preparando la colazione. Dopo avrebbe dovuto aiutare il prozio, che non era pi autosufficiente, ad andare in bagno.
Harumi usc di casa dicendo che andava a prendere una boccata d'aria fresca. Mont in bicicletta e percorse lo stesso tragitto di quando era venuta per le vacanze.
In breve giunse davanti all'emporio. Quel negozio rivestito di un'atmosfera passata sembrava stare l ad aspettarla. Entr nel passaggio laterale.
Quando apr la cassetta per il latte a lato della porta di servizio vide che dentro c'era una busta. Nel suo petto si accalcavano diverse emozioni: speranza e inquietudine, diffidenza e curiosit. Senza riuscire a mettere ordine tra di loro allung una mano e prese la lettera.
Non ce la poteva fare ad aspettare fino a casa. Quando pass davanti al parco si ferm. Si accert che non ci fosse nessuno e, rimanendo in sella alla bicicletta, tir fuori i fogli dalla busta.
Gentile Cagnolino Smarrito,
ho letto la sua lettera. Mi sono sentito sollevato nel sentire che si fida dell'Emporio Namiya.
D'altra parte io non ho modo di sapere se lei abbia scritto veramente quello che pensa. Potrebbe aver detto cos solo perch vuole conoscere la mia risposta. Ma, visto che c' poco da fare, scriver presumendo che lei mi creda.
E dunque, cosa sarebbe meglio che lei facesse per realizzare il suo sogno?
Studiare. E risparmiare.
Da ora e per circa cinque anni si impegni a fondo nello studio dell'economia nei suoi vari aspetti. Nello specifico le transazioni finanziarie e la compravendita di beni immobili. Se  necessario per permetterle di studiare lasci pure il lavoro diurno nell'azienda. Nel frattempo pu continuare con quello notturno.
Deve risparmiare con l'obiettivo di acquistare una propriet immobiliare. Andr bene un qualsiasi luogo che sia il pi vicino possibile al centro della citt. Non importa che sia un terreno, un condominio o una villetta, e nemmeno che sia di nuova costruzione o di modeste proporzioni. Faccia in modo di acquistarlo entro il 1985. Attenzione per: questo immobile non le servir per viverci.
Dal 1986 in poi il Giappone sperimenter delle condizioni economiche senza precedenti, e i prezzi degli immobili si alzeranno. A quel punto venda subito e compri una propriet pi costosa. Vedr che anche quella dopo poco tempo aumenter di valore. Il denaro che otterr ripetendo operazioni simili lo investa in azioni. Faccia in modo di padroneggiare le conoscenze sulle transazioni finanziarie entro quell'epoca. Nel periodo tra il 1986 e il 1989 qualunque azione comprer, non importa di che tipo, non subir perdite.
Anche i titoli di partecipazione a circoli di golf saranno un investimento promettente. Prima li acquisir meglio sar.
Ma, attenzione!
Tenga presente che potr ottenere degli introiti da questi investimenti fino al 1988 o, al pi tardi, al 1989. Dal 1990 la congiuntura economica cambier all'improvviso. Quindi, se anche sembrer che possano salire ancora di valore, si liberi di tutti gli investimenti entro quella data. La congiuntura sar un po' come il gioco di carte dell'Uomo Nero. Sar un importantissimo punto di svolta che determiner se sar la vincitrice o se perder tutto. La prego quindi di fidarsi e di fare come le dico.
Da quel momento in poi l'economia giapponese continuer a peggiorare. Non ci sar modo di intascare del denaro senza fatica, quindi non pensi affatto di continuare con gli investimenti. Da l in avanti potr solo guadagnare in modo onesto e sicuro con qualche forma di impresa.
Ma lei probabilmente sar spiazzata. Si chieder come posso affermare con tanta sicurezza cose che avverranno tra diversi anni. Sono forse in grado di predire l'andamento dell'economia giapponese?
Purtroppo non posso darle spiegazioni in merito. E se anche lo facessi, con ogni probabilit non mi crederebbe. La consideri una predizione che si avverer.
Gi che ci sono, le sveler cosa succeder un po' pi avanti.
Ho scritto che l'economia giapponese continuer a peggiorare ma non  che per questo ogni speranza sar perduta. Gli anni Novanta recheranno con loro l'opportunit di creare nuovi business.
I computer si stanno diffondendo nella societ, giusto? Verr il momento in cui ce ne sar uno in ogni casa, anzi per ciascuna persona. Tutti questi computer verranno collegati e la gente di tutto il mondo sar in grado di condividere le informazioni. Inoltre tutti avranno un telefono portatile. E anche quei telefoni si collegheranno alla Rete dei computer.
In altre parole, entrare nel business che utilizza quella Rete il prima possibile sar la chiave per avere successo. Per esempio creando pubblicit per aziende, negozi e prodotti, oppure vendendo merci tramite la Rete. Le possibilit saranno infinite.
 libera di credermi o non credermi. Ma vorrei che non lo dimenticasse: come le ho gi detto non avrei alcun guadagno a imbrogliarla. Ho scritto questa lettera dopo aver riflettuto coscienziosamente su quale fosse la strada migliore per lei.
A dire il vero vorrei poterle essere di maggiore aiuto. Ma purtroppo non ho pi tempo. Questa sar l'ultima lettera. Non mi sar possibile riceverne altre da lei.
Dipender da lei se credermi o non credermi. Ma io la prego di credermi. Prego dal profondo del mio cuore che lei lo faccia.
Emporio Namiya
Leggendo la lettera Harumi rimase a bocca aperta. Il suo contenuto l'aveva colta totalmente di sorpresa.
Si trattava davvero di una profezia. E per di pi era scritta con molta convinzione.
Erano nel 1980 e l'economia giapponese non poteva affatto dirsi in gran forma. Gli effetti negativi della crisi energetica si stavano ancora trascinando e il mercato del lavoro era stazionario, con poche possibilit, anche per i laureati, di trovare un impiego.
Eppure la lettera diceva che in pochi anni sarebbe sopraggiunta una congiuntura economica favorevole senza precedenti.
Non poteva assolutamente crederci. La stava prendendo in giro.
Per aveva ragione a dire che non ci avrebbe guadagnato nulla a imbrogliarla scrivendo quelle cose.
Ma allora era la verit? Se cos fosse stato, perch mai era in grado di fare una previsione del genere?
E non si trattava solo dell'economia giapponese. Nella lettera parlava anche di predizioni sulle tecnologie del futuro. O meglio, pi che di predizioni si trattava di affermazioni. Sembrava quasi che stesse parlando di cose che erano gi accadute.
Una Rete informatica, dei telefoni portatili... discorsi che non le dicevano nulla. Al Ventunesimo secolo mancavano ancora vent'anni. Non ci sarebbe stato da meravigliarsi se molte invenzioni da sogno fossero divenute realt. Tuttavia ad Harumi le cose scritte nella lettera sembravano uscite dai romanzi di fantascienza o dai cartoni animati.
Si torment per tutto il giorno. Alla fine, arrivata a sera, si mise alla scrivania e cominci a scrivere una lettera. Ovviamente il destinatario era l'Emporio Namiya. Aveva detto che non avrebbero pi potuto comunicare, ma era ancora il 13. Forse prima della mezzanotte c'era ancora qualche possibilit.
Nella lettera diceva che avrebbe voluto sapere su quali basi faceva quelle predizioni. Non importava se fosse una spiegazione difficile da credere, voleva comunque che la mettesse a parte. Avrebbe deciso quale strada prendere dopo averla saputa.
Erano quasi le undici quando usc di casa di soppiatto. Premendo sui pedali della bicicletta si rec all'emporio.
Quando arriv l davanti controll l'ora. Erano passati cinque minuti. Ottimo, avrebbe fatto in tempo, pens e fece per avvicinarsi.
Ma un istante dopo si ferm.
Nell'attimo in cui vide l'edificio ebbe la netta sensazione che fosse tutto finito.
L'atmosfera misteriosa che fino a quel momento l'aveva avvolto era sparita. Davanti a lei non si ergeva altro che un normale negozio che aveva chiuso i battenti. Non avrebbe saputo spiegare perch aveva quella sensazione, ma era certa che fosse cos.
Non poteva imbucare la lettera e quindi rimont in sella e torn a casa.
Fu circa quattro mesi dopo che venne a sapere che aveva preso la decisione giusta. Era tornata a casa per le vacanze di Capodanno e non appena era iniziato l'anno nuovo era andata insieme a Shizuko a fare la tradizionale prima visita a un santuario l vicino. L'amica aveva trovato impiego presso un supermercato di una grande catena, e avrebbe iniziato a lavorare la primavera seguente. Naturalmente quel gruppo non aveva una squadra aziendale di scherma, perci probabilmente non avrebbe proseguito con l'attivit agonistica.
Harumi aveva commentato che era un peccato, ma Shizuko aveva scosso la testa sorridendo.
Ormai mi sono messa l'anima in pace, quindi non importa. Ho tirato fuori tutto il mio talento quando mi allenavo per le Olimpiadi di Mosca. Credo che anche lui dal cielo mi perdoner. Aveva detto cos e aveva guardato verso l'alto. D'ora in avanti penser al futuro. Innanzitutto dovr darmi da fare e lavorare sodo. Poi cercher una brava persona.
Una brava persona?
S. Mi sposer e metter al mondo dei bambini, aveva risposto con aria scherzosa e si era messa a ridere arricciando il naso. Nella sua espressione non c'era traccia della tristezza per aver perduto la persona che amava l'anno prima. Harumi aveva ammirato la sua forza.
Mentre tornavano indietro dal santuario, come se si fosse ricordata all'improvviso di qualcosa, Shizuko le aveva detto: Ti ricordi di quella cosa di cui ti ho parlato quest'estate? Di quell'emporio misterioso che mi ha aiutato con i miei problemi?
Certo che me lo ricordo. Era l'Emporio Namiya, no? aveva risposto con un po' di trepidazione. Non aveva detto nemmeno a Shizuko che ci si era rivolta anche lei.
Ha chiuso definitivamente, sai? Pare che l'anziano proprietario sia morto. C'era una persona che stava scattando delle foto al negozio e ho chiesto a lui. Era il figlio, pensa.
Davvero? E quando  successo?
Doveva essere ottobre quando l'ho incontrato. Mi ha detto che era mancato il mese prima.
Harumi trattenne il fiato. Quindi il vecchietto  morto a settembre...
S, cos dovrebbe essere.
Che giorno?
Non gliel'ho chiesto. Perch?
No, niente di che. Chiedevo solo.
Pare che il negozio fosse sempre chiuso perch lui non stava bene. Per ha continuato a dare consigli a chi glieli chiedeva. E forse l'ultima sono stata proprio io. Se ci penso sento la commozione che mi sale dentro, aveva detto Shizuko con tono lirico.
Ti sbagli, l'ultima sono stata io! Harumi si era trattenuta dal pronunciare quelle parole. Poi si era chiesta se il proprietario non fosse morto proprio il 13 settembre. Forse aveva scritto che avrebbe potuto continuare il carteggio solo fino a quel giorno perch conosceva la durata della propria vita.
Se le cose stavano cos la sua capacit di predire gli eventi doveva essere strabiliante. Aveva previsto addirittura la propria morte.
Ma allora, pens, mentre il dubbio cresceva dentro di lei: forse il contenuto di quella lettera diceva la verit.


Capitolo 6.

Dicembre 1988
NELLA stanza abbellita da dipinti a olio Harumi si apprestava a chiudere un contratto. Si trattava di una transazione immobiliare. Era un'operazione che aveva ripetuto diverse volte negli ultimi anni. Transazioni da decine di milioni di yen ormai non le sembravano niente di speciale. L'edificio in questione non aveva un prezzo cos alto, ma sentiva dentro di s un'agitazione che non aveva mai provato in precedenza. I sentimenti nei confronti di quello stabile erano completamente diversi da quelli che nutriva verso gli immobili che aveva comprato fino a ora.
Se non ha obiezioni le chiederei di firmare e di apporre il suo sigillo su questi documenti. L'uomo, con un completo Dunhill che non sembrava costare meno di duecentomila yen, volse verso di lei il suo volto abbronzato, probabilmente frutto di un lettino solare.
Le avevano consentito di utilizzare una stanza nella filiale di Shinjuku della banca di cui si serviva la sua societ. Oltre all'uomo con il completo Dunhill, che faceva da intermediario, erano presenti anche i cedenti, Tamura Hideyo e Kozuka Kimiko, e il marito di quest'ultima, Shigekazu. Kimiko diceva di aver compiuto cinquant'anni l'anno prima. Fili bianchi si mescolavano ai suoi capelli scuri.
Harumi fiss il volto delle persone che stavano vendendo la propriet, uno dopo l'altro. Hideyo e Kimiko tenevano lo sguardo basso, Shigekazu, invece, era girato di lato, con aria seccata. Che uomo deplorevole, pens. Se non gli andava a genio poteva anche guardarla male direttamente.
Prese una penna dalla borsa. Nessun problema, disse e firm, apponendo anche il sigillo.
Grazie a tutti. Con questo il contratto  concluso. Sono felice che tutto si sia svolto nel migliore dei modi, proclam l'uomo in completo Dunhill e riordin gli incartamenti. Sembrava soddisfatto di essersi assicurato una bella commissione senza un grande lavoro.
Quando entrambe le parti ricevettero i documenti Shigekazu si alz senza aspettare. Kimiko per era ancora seduta con lo sguardo rivolto verso il basso. Harumi le piazz davanti la mano destra, tesa. Lei alz il volto, senza capire.
 la stretta di mano che suggella il contratto, disse Harumi.
Ah, certo, rispose lei stringendogliela. Senti... Mi dispiace.
Perch ti scusi? disse Harumi ridendo.  un bene che le cose siano andate cos, non ti pare? Si sono sistemate in modo conveniente per ciascuna di noi.
Be', questo... S  vero, rispose Kimiko, ma non ebbe il coraggio di guardarla negli occhi.
Ehi, intervenne Shigekazu. Che fai? Andiamo!
Kimiko annu e si gir verso la madre che era l accanto. Sul suo volto c'era un'espressione smarrita.
Ci penso io a portare a casa la zia, disse Harumi. Hideyo era la prozia ma da tanto tempo ormai la chiamava cos. Non ti preoccupare.
Ah s? Allora forse ne approfitterei. Mamma, per te va bene?
A me non cambia niente, rispose Hideyo a voce bassa.
Ho capito. Allora grazie, Harumi.
Prima che lei potesse rispondere Shigekazu usc dalla stanza. Kimiko si inchin ancora una volta, come volesse scusarsi, e segu il marito.
Quando uscirono dalla banca, Harumi fece salire Hideyo sulla BMW che era in un parcheggio l vicino, e si diresse verso la casa della zia. A essere precisi quella non era pi la casa di Hideyo: la dimora dei Tamura era ormai sua. Il contratto che avevano firmato poco prima diceva proprio questo.
In primavera il prozio era morto a causa degli acciacchi dell'et su un futon zuppo di urina. Il suo trapasso aveva segnato la fine del lungo periodo in cui Hideyo si era dovuta occupare di lui.
Da quando aveva saputo che la sua vita non sarebbe durata a lungo, Harumi aveva avuto una preoccupazione costante: l'eredit. In parole povere la loro casa. Una volta possedevano diverse propriet ma ormai non gli rimaneva che quella.
Negli ultimi due o tre anni i prezzi degli immobili avevano continuato a salire. La casa si trovava a circa due ore da Tokyo e non era quindi molto comoda, ma aveva comunque un discreto valore. Sospettava che Kimiko e il marito, soprattutto quest'ultimo, avrebbero cercato di metterci le mani sopra. Lui come al solito era invischiato in affari loschi e non le era giunta notizia che qualcuno di questi fosse andato a buon fine.
Proprio come aveva sospettato, appena trascorsi i canonici quarantanove giorni dalla morte dello zio, Kimiko aveva chiamato Hideyo dicendo di voler discutere la questione della successione.
La sua proposta era la seguente. Visto che il patrimonio consisteva soltanto nella casa, ciascuna di loro due ne avrebbe ereditata met. Considerato per che non si poteva dividerla in due, Kimiko proponeva di trasferire la propriet a suo nome e di farla successivamente stimare da un esperto, dopodich avrebbe dato a sua madre met di quella cifra.
Ovviamente avrebbe potuto continuare a vivere l. Per in quel caso avrebbe dovuto pagare un canone d'affitto. Quindi Kimiko avrebbe sottratto dalla somma che le doveva una certa parte che avrebbe compensato l'affitto.
Dal punto di vista legale il discorso filava e sembrava equo. Quando per Hideyo gliene parl, Harumi sent puzza di bruciato. In sostanza tutti i diritti sulla casa venivano trasferiti a Kimiko, ma sarebbe andata a finire che lei non avrebbe pagato nemmeno un centesimo alla madre. Inoltre, Kimiko poteva vendere lo stabile in qualsiasi momento. Se anche c'era un inquilino si trattava pur sempre di sua madre, non sarebbe stato difficile buttarla fuori. In questo caso sarebbe stata obbligata a pagarle la parte che le aveva versato come compensazione dell'affitto, ma era prevedibile che, se l'avesse fatto poco per volta anzich in un'unica soluzione, non ci sarebbero stati appigli per farle causa.
Non voleva credere che proprio la figlia avesse pensato un raggiro tanto orribile. Harumi sospettava che ci fosse Shigekazu a tirare le fila di tutto.
Stando cos le cose aveva fatto una proposta a Hideyo: avrebbero intestato la casa a lei e a Kimiko e poi Harumi l'avrebbe comprata da loro. Dopo di che avrebbero potuto dividersi l'incasso. Naturalmente era sua intenzione lasciare che Hideyo continuasse a vivere l.
Come aveva previsto, quando Hideyo riport la proposta alla figlia, Shigekazu sollev delle obiezioni. Perch la loro idea non andava bene? Harumi le fece rispondere cos: Credo che farla acquistare da lei sia la cosa migliore. Vi prego di volermi accontentare.
In questo modo Shigekazu non aveva potuto obiettare nulla. In realt non aveva mai avuto alcun diritto di mettere bocca sulla questione.
Harumi accompagn Hideyo alla casa dei Tamura e decise che si sarebbe fermata l anche lei. Il giorno seguente, per, sarebbe dovuta uscire molto presto. Il sabato l'azienda era chiusa ma aveva un impegno importante. Doveva infatti occuparsi dell'organizzazione di un party su uno yacht che avrebbe girato per la baia di Tokyo. L'indomani era la vigilia di Natale. I duecento biglietti messi in vendita per l'evento erano andati esauriti in un attimo.
Distesa sul futon guardava le macchie su quel soffitto familiare. Fu presa da un'intensa emozione. Non riusciva a credere che quella casa fosse ormai sua. Era una sensazione del tutto diversa rispetto a quando aveva acquistato il condominio dove viveva attualmente.
Naturalmente, a differenza degli altri immobili, non aveva alcuna intenzione di disfarsene. Prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui Hideyo sarebbe morta, ma voleva comunque tenersela. Avrebbe potuto usarla come seconda casa, per esempio.
Finora era andato tutto liscio, tanto che le sembrava quasi che ci fosse davvero qualcuno a proteggerla.
Tutto aveva avuto inizio da quella lettera...
Chiuse le palpebre e davanti ai suoi occhi cominci a fluttuare quella grafia cos caratteristica. La lettera ricevuta dall'Emporio Namiya.
C'erano scritte delle cose che sul momento le sembravano inverosimili ma, dopo averci pensato su per un po', aveva deciso di seguire quelle indicazioni. D'altronde non  che le fossero venute altre idee. Riflettendoci a mente fredda, fidarsi di un uomo come Tomioka era senz'altro rischioso. Inoltre mettersi a studiare economia poteva comunque rivelarsi utile in futuro.
Lasci l'azienda in cui lavorava di giorno e si iscrisse a una scuola professionale. Per quanto il tempo glielo permetteva cerc di approfondire le sue conoscenze sulle transazioni finanziarie e sulla compravendita di beni immobili, e prese diverse qualifiche.
Intanto mise ancora pi impegno nel lavoro di intrattenitrice, ma decise che non avrebbe continuato per pi di sette anni. Grazie al fatto di essersi posta un termine, riusc a dedicarsi a quell'attivit con pi convinzione, i risultati non si fecero attendere e trov anche dei lati interessanti in quel tipo di lavoro. I clienti che la preferivano alle altre ragazze aumentavano a vista d'occhio e fu presto annoverata tra le migliori in termini di incassi per il locale. Dopo che rifiut la proposta di divenire sua amante, Tomioka non si fece pi vedere ma lei fu in grado di colmare facilmente la sua assenza. In seguito venne a sapere che la storia che lui avesse contribuito all'apertura di alcuni locali era un'esagerazione. In realt aveva soltanto dato qualche consiglio.
Nel luglio 1985 per Harumi arriv la prima sfida. I suoi risparmi degli ultimi anni ammontavano a poco pi di trenta milioni di yen, e li utilizz tutti per acquistare un condominio. Era un vecchio edificio nel quartiere di Yotsuya e aveva previsto che, comunque fossero andate le cose, non si sarebbe svalutato.
Circa due mesi dopo, un grosso terremoto scosse l'economia mondiale. In seguito all'Accordo del Plaza, negli Stati Uniti, il dollaro si svalut improvvisamente e lo yen ebbe invece un rialzo. Ad Harumi venne la pelle d'oca. L'economia del Giappone si basava sulle esportazioni ma se lo yen continuava a essere forte allora si poteva scivolare in una crisi.
A quell'epoca aveva gi cominciato ad avventurarsi nella compravendita di azioni. Se l'economia era incerta anche il valore delle azioni calava.
Ma come, pens, era l'esatto contrario delle predizioni dell'Emporio Namiya.
Tuttavia la situazione non peggior. Temendo un aggravamento dell'economia, il governo proclam una politica di riduzione degli interessi. Annunci inoltre degli investimenti nelle imprese pubbliche.
Poi, all'inizio dell'estate del 1986, le arriv una telefonata. Era una persona dell'agenzia immobiliare da cui aveva acquistato il condominio. Le chiese come andassero le cose, dato che apparentemente non vi si era ancora trasferita. Harumi cerc di prendere tempo e l'uomo le disse che, qualora fosse intenzionata a rivendere lo stabile, sarebbero stati lieti di ricomprarlo.
Intu subito di cosa si trattasse: il valore immobiliare stava aumentando.
Rispose che non aveva intenzione di disfarsene e chiuse la telefonata, dopodich si rec subito in banca. Voleva sapere quanto denaro potesse ottenere in prestito ipotecando l'immobile di Yotsuya. Qualche giorno dopo rimase sbalordita dalla cifra che aveva calcolato l'addetto. Era aumentato di una volta e mezza rispetto alla somma a cui l'aveva acquistato.
Inoltr immediatamente la richiesta di finanziamento e senza perdere tempo cerc un altro stabile. Dalle parti di Waseda c'era un condominio che faceva al caso suo, e lo acquist con i soldi presi in prestito dalla banca. Non pass molto tempo che anche il valore di quell'immobile crebbe. Il rialzo era tale che poteva tranquillamente non curarsi del tasso d'interesse della banca.
Poi utilizz quest'ultimo condominio come garanzia per prendere in prestito altro denaro. Il personale della banca le sugger di costituire un'azienda: in questo modo avrebbe potuto gestire i fondi in modo pi vantaggioso. Fu cos che nacque l'Office Little Dog.
Harumi ne era certa: le profezie dell'Emporio Namiya erano giuste.
Continu a comprare e rivendere stabili fino all'autunno del 1987. A seconda dei casi il valore poteva triplicare in appena un anno. Anche il valore delle azioni cresceva, ma quello dei beni immobili aument a dismisura. Disse addio al lavoro di intrattenitrice, ma sfruttando il giro di conoscenze acquisito in quegli anni mise in piedi un'agenzia di consulenza per eventi. Proponevano delle idee, fornivano del personale esperto e via dicendo. La societ giapponese era investita da un'ondata di benessere economico e ogni giorno da qualche parte si faceva baldoria in grande stile. Di lavoro ce n'era in abbondanza.
Quando inizi il 1988, Harumi cominci a mettere ordine tra gli immobili e i titoli di partecipazione a circoli di golf che possedeva. Si era infatti resa conto che i prezzi avevano cominciato a toccare il picco massimo. L'economia continuava ad andare bene ma la cosa migliore era fare molta attenzione. Harumi credeva alle profezie dell'Emporio Namiya: anche la storia dell'Uomo Nero era senz'altro vera. A pensarci bene sarebbe stato strano che tutta quella festa durasse all'infinito.
Anche il 1988 stava ormai per finire. Che anno sarebbe stato quello che sarebbe iniziato da l a poco? Persa in questi pensieri, Harumi si addorment.


Capitolo 7.

IL party di Natale a bordo dello yacht si concluse con grande successo. Harumi e lo staff brindarono fino al mattino. Non riusciva nemmeno a ricordarsi quante bottiglie di Dom Prignon Ros avessero aperto. L'indomani, quando si svegli nel suo appartamento ad Aoyama, aveva un leggero mal di testa.
Usc dal letto e accese il televisore. C'era il notiziario. Un edificio da qualche parte era andato a fuoco. Guardava le immagini senza metterle veramente a fuoco, ma quando vide i titoli scorrere sullo schermo spalanc gli occhi. Le scritte dicevano: la Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen distrutta dalle fiamme.
In preda all'agitazione cerc di ascoltare meglio, ma il programma era terminato. Prov a cambiare canale ma nessun altro stava dando la notizia.
Si vest in fretta. Voleva andare a prendere il giornale. Le porte a chiusura automatica del condominio erano molto sicure per prevenire crimini ma bisognava andare a recuperare la posta e i quotidiani al piano terra ed era una bella seccatura.
Era domenica e il giornale era pi spesso del solito. Conteneva anche un sacco di volantini. Erano tutti relativi al mercato immobiliare.
Controll ovunque ma non trov nessun articolo che parlava dell'incendio al Marumitsuen. Probabilmente perch era avvenuto al di fuori dell'area metropolitana di Tokyo.
Prov a telefonare a Hideyo. Forse il quotidiano locale avrebbe riportato la notizia. La sua supposizione si rivel esatta. La zia le disse che ne parlavano nella pagina della cronaca.
L'incendio si era sviluppato la notte del 24 e c'erano stati un morto e dieci feriti, tra gravi e meno gravi. La persona che aveva perso la vita non apparteneva alla struttura, ma era un musicista dilettante che era stato invitato per la festa.
Harumi voleva correre subito l, ma non conoscendo la situazione evit di farlo. Pens che in quei momenti di confusione la presenza di un estraneo sarebbe stata solo un fastidio.
Aveva lasciato la struttura alla fine delle elementari, ma in seguito era tornata a salutare diverse volte: quando era entrata al liceo, quando aveva trovato lavoro e via dicendo. Tuttavia da quando aveva iniziato a lavorare come intrattenitrice aveva evitato di andare. Le sembrava infatti che avrebbe portato con s l'atmosfera di quel posto poco rispettabile.
Il giorno seguente arriv al suo ufficio una chiamata da parte della zia. Sull'edizione del mattino c'erano delle informazioni aggiornate. Stando all'articolo, gli operatori e gli ospiti della struttura avevano trovato riparo nella palestra di una scuola elementare l vicina.
Vivere in una palestra in un mese tanto freddo... Le venivano i brividi anche solo a immaginarlo.
Fin di lavorare presto e si rec sul posto con la BMW. Lungo la strada si ferm a una farmacia e acquist tanti scaldamani usa e getta e medicinali da riempirne uno scatolone. Dovevano essere molti i bambini la cui salute ne aveva risentito. L accanto c'era un supermercato e quindi compr anche una grande quantit di alimenti precotti. Non potendo utilizzare la mensa gli operatori erano sicuramente in difficolt.
Caricati i pacchi sulla BMW part di nuovo. L'autoradio trasmetteva La canzone di tutti dei Southern All Stars. Era una canzone allegra ma il cuore di Harumi non lo era affatto. Pensava che quell'anno si fossero susseguite soltanto cose buone e invece proprio all'ultimo momento era successo un simile disastro.
Ci mise circa due ore ad arrivare. L'edificio, che nei suoi ricordi era bianco, si era trasformato in una massa nerastra. Erano in corso le indagini dei vigili del fuoco e della polizia e non ci si poteva avvicinare, ma l'odore di bruciato aleggiava nell'aria.
La palestra dove operatori e bambini avevano trovato riparo era a circa un chilometro da l. Il direttore, Minazuki Yoshikazu, era stupito per la sua visita e commosso.
Grazie per essere venuta apposta da tanto lontano. Non l'avrei mai immaginato. Sei diventata adulta ormai, eh? O meglio dovrei dire che sei proprio diventata una persona importante, disse mentre continuava a guardare il biglietto da visita che Harumi gli aveva porto.
Forse era a causa delle preoccupazioni per l'incendio, ma rispetto all'ultima volta che lo aveva incontrato sembrava dimagrito. Doveva aver superato i settanta. I capelli bianchi, che prima erano folti, erano ormai piuttosto radi.
Quando gli consegn gli scaldini, i medicinali e il cibo, li accett con gioia. Evidentemente si trovavano in difficolt, proprio come aveva pensato.
Fatemi sapere se avete bisogno di qualsiasi altra cosa. Far tutto ci che mi  possibile.
Grazie. Sentirti dire cos mi rincuora, aveva detto Minazuki con gli occhi lucidi.
Non fatevi davvero problemi. Vorrei approfittarne per ripagare il mio debito di riconoscenza con voi.
Il direttore la ringrazi nuovamente prima di salutarla.
Mentre stava per andare via incontr una persona del suo passato che gli era cara. Si chiamava Fujikawa Hiroshi e aveva vissuto nella struttura come lei. Era di quattro anni pi grande e terminate le medie aveva lasciato la comunit. Era lui che aveva intagliato il cagnolino di legno che portava sempre con s come un talismano, e da quello derivava il nome Little Dog.
Fujikawa era diventato un artigiano del legno. Quando aveva saputo dell'incendio era accorso l, proprio come lei. Era rimasto taciturno come lo ricordava.
Ci dovevano essere tanti altri ex ospiti della struttura che si erano preoccupati per quanto era accaduto, pens dopo essersi accomiatata da lui.
Appena iniziato l'anno successe un fatto clamoroso: la morte dell'imperatore. Il nome che fu dato alla nuova era fu Heisei. I programmi di intrattenimento scomparvero dal palinsesto televisivo, il primo torneo di sumo dell'anno dovette essere posticipato di un giorno, e per un po' si susseguirono giornate diverse dall'ordinario.
Quando le cose tornarono alla normalit, Harumi torn a controllare la situazione del Marumitsuen. Vicino alla palestra era stato allestito un ufficio dove incontr Minazuki. I bambini erano ancora ospitati l, ma erano iniziati i lavori di costruzione di un alloggio temporaneo. Le disse che una volta completato vi avrebbero spostato i piccoli ospiti e poi avrebbero cominciato a ricostruire la struttura originaria.
La causa dell'incendio era stata accertata. Sembrava che in una parte vecchia e malconcia del refettorio ci fosse stata una perdita di gas. L'opinione dei vigili del fuoco e della polizia era che, dal momento che l'aria era secca, l'elettricit statica avesse prodotto una scintilla innescando l'incendio.
Avremmo dovuto sistemarlo prima, aveva detto Minazuki con un'espressione afflitta dopo averle spiegato la dinamica.
Sembrava particolarmente addolorato perch c'era stata una vittima. Il musicista dilettante che era perito nell'incendio aveva tardato a mettersi in salvo per aiutare un ragazzino.
Mi dispiace veramente per quella persona, per il fatto che tutti i bambini siano rimasti indenni  una fortuna nella disgrazia. Harumi cerc di consolarlo cos e Minazuki annu.
Era notte e molti di loro stavano dormendo. Sarebbe bastato poco perch finisse in tragedia. Lo dicevamo con gli operatori: forse  stato il precedente direttore a proteggerci.
Mi pare che fosse una donna, giusto?
Ne aveva un vago ricordo. Una signora anziana, piccola di statura e dall'espressione gentile. Non si ricordava per quando si fossero dati il cambio con Minazuki.
Era la mia sorella maggiore.  stata lei a fondare il Marumitsuen.
Harumi guard il volto del direttore, solcato dalle rughe. Davvero?
Non lo sapevi? In effetti quando stavi da noi eri ancora piccola.
 la prima volta che ne sento parlare. E come mai sua sorella aveva creato una Comunit di accoglienza?
Sarebbe un po' lungo da spiegare ma, per dirlo con una parola, per restituire.
Restituire?
Cos sembrer che mi voglia vantare ma vedi, i nostri antenati erano possidenti terrieri e avevano un consistente patrimonio. Quando i nostri genitori sono morti, mia sorella e io abbiamo ereditato tutto. Io ho investito la mia parte nella creazione di un'azienda, mentre lei ha messo in piedi il Marumitsuen, con l'idea di aiutare i bambini meno fortunati. Sai, era una maestra di scuola e all'epoca c'erano tanti orfani di guerra in situazioni di difficolt.
E sua sorella quando  venuta a mancare?
Diciannove anni fa. Anzi ormai sono venti. Era debole di cuore fin dalla nascita e alla fine se n' andata dolcemente, circondata dall'affetto di chi le stava intorno.
Harumi scosse lievemente la testa. Mi dispiace, non ne avevo assolutamente idea.
 naturale che sia cos. Rispettando le sue volont non abbiamo fatto sapere nulla ai bambini, e abbiamo detto loro che si stava sottoponendo a delle cure. Io ho lasciato l'azienda a mio figlio e ho proseguito la sua attivit, ma per un certo periodo il mio titolo ufficiale  stato quello di vice direttore.
E come mai pensa che sia stata lei a proteggervi?
Prima di esalare l'ultimo respiro mia sorella ha sussurrato: Non preoccuparti, lass dal cielo pregher per la felicit di tutti voi'. E, quando  successa questa cosa, mi sono ricordato delle sue parole. Minazuki aveva fatto un sorriso imbarazzato e aveva aggiunto: Mah, forse non c'entra niente dopotutto.
Lei dice? A me invece sembra una storia meravigliosa.
Ti ringrazio.
Sua sorella aveva una famiglia?
Il direttore aveva fatto un sospiro e aveva scosso la testa.
Non si era sposata ed era rimasta nubile tutta la vita. Si potrebbe dire che abbia dedicato la sua esistenza all'insegnamento.
Davvero? Era proprio una persona d'animo nobile.
Ma no, ma no. Se dici cos lei nell'altro mondo non ne sar certo contenta. Era convinta di vivere semplicemente come pi le andava. Ma, a proposito. E tu? Hai in progetto di sposarti? Stai frequentando qualcuno?
Sentendosi chiedere di s stessa all'improvviso, Harumi si agit. No, per niente. Non c' nessuno, disse scuotendo la mano.
Ah s? Quando le donne trovano il loro scopo di vita nel lavoro si lasciano sfuggire il momento giusto per sposarsi. Va bene occuparsi di un'azienda, ma vedi di trovarti presto un bravo uomo.
Purtroppo anch'io voglio vivere come pi mi piace, come sua sorella.
Minazuki sorrise.
Sei una ragazza tosta, eh? Per non  che lei non si sia sposata perch viveva solo per il lavoro. A dire il vero quand'era giovane ha cercato di legarsi a un uomo. Avevano anche progettato una fuga d'amore.
Davvero?
Era una storia molto interessante. Harumi si sporse un po' in avanti.
Quest'uomo aveva dieci anni pi di lei e lavorava in una piccola officina nel vicinato. Mi disse che si erano conosciuti perch le aveva riparato la bicicletta. Durante la pausa pranzo si incontravano di nascosto. A quell'epoca bastava che due giovani camminassero insieme perch fossero oggetto di pettegolezzi.
La fuga d'amore era perch i vostri genitori non approvavano il loro legame?
Minazuki annu.
C'erano due ragioni. La prima era che mia sorella frequentava ancora il liceo femminile. Ma quello era un problema che si sarebbe risolto con il tempo. L'altra ragione invece era pi sostanziale. Come dicevo, eravamo una famiglia facoltosa. Quando hai i soldi  un punto d'onore desiderarne di pi. Mio padre avrebbe voluto farla andare in sposa a qualche famiglia illustre. Non l'avrebbe mai data a un meccanico di origini modeste.
Harumi aveva un'espressione concentrata, con il mento che le sporgeva. Tutto ci accadeva circa sessant'anni prima. Non era un discorso cos assurdo per l'epoca.
E com' andata a finire la fuga d'amore?
Minazuki si strinse nelle spalle.
Ovviamente male. Sulla via del ritorno da scuola, mia sorella avrebbe dovuto passare per un santuario e, dopo essersi cambiata d'abito l, andare alla stazione.
Cambiarsi?
Avevamo diverse domestiche; una di loro era pi o meno dell'et di mia sorella ed erano molto amiche. Aveva chiesto a lei di portarle un cambio d'abito al santuario. Il cambio d'abito era in realt il kimono della domestica. I vestiti di foggia occidentale che portava una signorina di buona famiglia come lei avrebbero dato troppo nell'occhio. Alla stazione l'aspettava il meccanico, camuffato come poteva. Una volta che si fossero riuniti senza problemi si sarebbero dati alla fuga salendo su un treno. Era proprio un piano ben congegnato.
Ma non and a buon fine, vero?
Purtroppo quando mia sorella arriv al recinto del santuario ad aspettarla non c'era la domestica che le era amica, bens un uomo mandato da mio padre. Anche se la ragazza aveva accettato l'incarico, pare che in preda ai timori si fosse confidata con una domestica pi grande. Il risultato era scontato.
Harumi capiva lo stato d'animo di quella giovane. Considerando in che epoca si erano svolti i fatti non si poteva proprio biasimarla.
E il suo innamorato? Che ne  stato di quel meccanico?
Mio padre gli fece recapitare una lettera, che gli venne consegnata in stazione. Il contenuto era la richiesta da parte di mia sorella di dimenticarsi di lei.
Era una lettera falsa che suo padre aveva fatto scrivere da qualcuno?
No, affatto. La lettera l'aveva scritta mia sorella di suo pugno. Mio padre le aveva detto che avrebbe chiuso un occhio nei confronti di quell'uomo. Lei non aveva altra possibilit che obbedire. Nostro padre era una persona influente presso la polizia. Se si fosse infastidito il meccanico avrebbe potuto finire in carcere.
E quando lesse la lettera quell'uomo che cosa fece?
Minazuki sembr pensarci un po'.
Non lo so. L'unica cosa che si seppe  che lasci la citt. Non era originario di l. Si sparse la voce che fosse tornato al suo paese natale, ma non  chiaro se fosse o meno la verit. Io per in seguito lo incontrai, anche se solo per una volta.
Davvero?
Erano trascorsi circa tre anni. Io ero ancora uno studente. Ero uscito di casa e dopo un po' mi sentii chiamare. Mi voltai e vidi un uomo che avr avuto pi o meno trent'anni. All'epoca di tutto quel trambusto io non sapevo niente del ragazzo con cui mia sorella voleva fuggire, e quindi non capii chi avessi davanti. Lui tir fuori una lettera e disse che voleva fosse consegnata a Minazuki Akiko... Akiko era il nome di mia sorella.
E quella persona aveva capito che era suo fratello?
Non so se lo sapesse con certezza, per mi aveva pedinato da quando ero uscito di casa. Io esitavo e lui mi disse che, se sospettavo qualcosa, potevo leggerla e farla vedere ai genitori di lei. A lui bastava che alla fine la leggesse anche Akiko. Perci decisi di prenderla. Se devo essere onesto, ero curioso di leggerne il contenuto.
E lo ha fatto?
Sicuro! Tra l'altro la busta non era nemmeno sigillata. L'ho letta mentre andavo a scuola.
E di che cosa parlava?
Minazuki fece per dire qualcosa ma ci rinunci. Guard Harumi e sembr riflettere, poi si diede un colpetto alle ginocchia con le mani e mormor: Forse fai prima a vederlo tu stessa che io a spiegarlo.
Eh? In che senso vederlo?...
Aspetta un momento per favore.
Minazuki apr uno degli scatoloni ammucchiati l accanto e cominci a cercare qualcosa. A lato vi era scritto DIREZIONE con il pennarello.
Il mio ufficio non ha praticamente subito danni, forse grazie al fatto che era molto distante dalla mensa dove si  sviluppato l'incendio. Ho trasportato tutto qui e volevo approfittare dell'occasione per fare un po' d'ordine. Ci sono tante cose che appartenevano a mia sorella. Ah, eccola. L'ho trovata!
Prese una scatola di latta rettangolare e apr il coperchio. All'interno c'erano dei quaderni. Vide anche una fotografia. Minazuki tir fuori una busta e la porse ad Harumi. Davanti c'era scritto: Per Minazuki Akiko.
Leggila pure, disse il direttore.
Davvero posso?
Non preoccuparti.  stata scritta accettando il fatto che potesse venir letta da chiunque.
Ho capito.
Nella busta c'erano dei fogli bianchi ripiegati. Quando li distese vide che vi si allineavano caratteri scritti con la penna stilografica. La grafia era molto bella e sembrava fluire da un carattere all'altro. Non te lo saresti aspettato da un meccanico.
La prego di volermi scusare se le faccio giungere all'improvviso una lettera in questo modo. Temevo che, se avessi utilizzato il servizio postale, avrebbe potuto essere gettata via senza che lei la leggesse.
Signorina Akiko, come sta? Sono Namiya, che tre anni fa lavorava presso le Officine Kusunoki. Forse lei avr gi dimenticato il mio nome, ma le sarei grato se leggesse questa lettera fino in fondo.
C' un solo motivo per cui mi permetto di scriverle: vorrei porgerle le mie pi sincere scuse. A dire il vero in questi anni ci ho provato molte volte ma, a causa della mia inguaribile codardia, non mi sono mai risolto a farlo.
Non ho parole per dirle quanto io sia spiacente per ci che accadde quella volta. Anche ora mi pento amaramente per la stoltezza delle mie azioni. Se mi guardo indietro, l'idea di allontanarla dai suoi cari turbando il suo animo innocente di studentessa mi appare come un orrendo misfatto. Non ci sono parole che possano giustificare tali azioni.
La sua scelta di non seguirmi  stata quindi assolutamente giusta. Forse sono stati i suoi genitori a persuaderla, e in questo caso devo essere loro grato. Nella mia stoltezza stavo per macchiarmi di una terribile colpa.
Ora sono tornato al mio paese natale e lavoro nei campi. Non c' giorno in cui non pensi a lei. Si  trattato di un tempo molto breve, ma  stato il pi bello della vita che ho vissuto finora. E similmente non c' giorno in cui non le chieda scusa. Se penso che quegli eventi possano aver lasciato una cicatrice nel suo cuore non riesco a dormire.
Signorina Akiko, la prego di essere felice. Questa  l'unica cosa che desidero dal profondo del mio animo. E prego che possa incontrare una brava persona.
Suo,
Namiya Yuji
Harumi alz lo sguardo e i suoi occhi incontrarono quelli di Minazuki. Che ne pensi? chiese lui.
Era un uomo molto gentile.
Il direttore annu. Lo penso anch'io. Quando la loro fuga  fallita lui ha senz'altro riflettuto su diverse cose. Deve aver odiato i nostri genitori e deve essere rimasto deluso dal tradimento di mia sorella. Eppure, tre anni dopo, guardando indietro a quegli eventi si era persuaso che fosse un bene che le cose fossero andate cos. Ma aveva anche pensato che questo non era sufficiente. Doveva scusarsi come si deve, o lei avrebbe continuato a sentirsi ferita. Credeva che probabilmente, avendo tradito il suo innamorato, lei si stesse dando la colpa di tutto. E cos ha scritto questa lettera. Ho capito il suo stato d'animo e l'ho consegnata a mia sorella. Ovviamente non ne ho fatto parola con i nostri genitori.
Harumi rimise i fogli nella busta.
Sua sorella ha sempre tenuto con s questa lettera, vero?
S. Dopo la sua morte, quando l'ho trovata in mezzo alle sue cose, mi sono commosso. Credo che sia rimasta nubile per via di quell'uomo. Non ha mai amato nessun altro, fino all'ultimo. E in cambio ha dedicato la vita al Marumitsuen. Perch crede che abbia deciso di costruirlo proprio in questa zona? In origine la nostra famiglia non aveva niente a che fare con questi posti. Lei non l'ha mai detto chiaramente, ma forse il motivo era che siamo vicini al luogo natale di quell'uomo. Non so esattamente dove fosse la sua casa, ma a giudicare dalla conversazione che abbiamo avuto allora ho immaginato che fosse di qui.
Harumi scosse leggermente la testa e lasci andare un gridolino di ammirazione. Le dispiaceva che non fosse riuscita a sposarlo, ma era invidiosa che avesse amato cos profondamente un uomo.
Alla fine della sua vita mia sorella mi ha detto che avrebbe pregato lass dal cielo per la felicit di tutti noi, ma sicuramente ha anche osservato e protetto l'uomo che ha scritto questa lettera. Certo, questo ammesso che sia ancora vivo, disse Minazuki con espressione seria.
Certo, rispose lei annuendo, mentre continuava a pensare a quel nome. Namiya Yuji.
Harumi aveva scambiato delle lettere con l'Emporio Namiya ma non sapeva come si chiamasse il proprietario. Da quel che aveva sentito da Shizuko, nel 1980 doveva essere gi piuttosto avanti con gli anni. Era verosimile che avesse la stessa et dell'uomo di cui le aveva parlato Minazuki.
 successo qualcosa? le chiese quest'ultimo.
Ah, no, mi scusi. Nulla, rispose lei agitando una mano davanti al volto.
E insomma, trattandosi della struttura che mia sorella ha seguito fino all'ultimo non posso certo darmi per vinto cos facilmente. Ho intenzione di farla ricostruire, aveva concluso il direttore.
Si faccia coraggio. Ha tutto il mio sostegno, disse, restituendogli la busta che aveva in mano. In quel momento l'occhio le cadde sulla scritta Per Minazuki Akiko. Sembrava trasmettere una grande determinazione. Quella grafia era completamente diversa da quella delle lettere dell'Emporio Namiya che lei aveva ricevuto.
Forse dopotutto era solo una coincidenza.
Decise di smettere di pensarci.


Capitolo 8.

DOPO aver aperto gli occhi Harumi fece un forte starnuto. Aveva i brividi e si tir addosso la coperta. Il condizionatore era troppo basso. La notte precedente faceva molto caldo e aveva abbassato un po' il settaggio, ma si era scordata di rimetterlo com'era prima di andare a dormire. Sul comodino era buttato un romanzo letto a met, e la lampada era ancora accesa.
La sveglia indicava che mancava qualche minuto alle sette, l'ora per cui l'aveva impostata, ma non le succedeva quasi mai di sentirne il suono. Di solito si svegliava prima che suonasse.
Allung un braccio e la spense, dopodich si alz. Da uno spiraglio tra le tende filtravano i raggi del sole estivo. Anche oggi avrebbe fatto caldo.
And in bagno. In piedi davanti allo specchio guard il viso che vi si rifletteva e trasal. Chiss perch si sentiva come se avesse vent'anni? In realt, come d'altra parte era ovvio, lo specchio le rimandava il volto di una donna di cinquantuno.
Continuando a scrutarsi pieg la testa di lato. Si chiese perch provasse quella sensazione e si rese conto che probabilmente era per colpa del sogno che aveva fatto. Non ricordava i dettagli ma le era rimasto un vago ricordo di aver sognato di quand'era giovane. Le sembrava che ci fosse anche Minazuki, il direttore del Marumitsuen.
Tuttavia, riusciva a immaginare la ragione per cui avesse fatto un sogno simile, e non ne fu quindi sorpresa. Piuttosto le dispiacque di non riuscire a rammentare i particolari.
Guard il proprio volto e annu decisa. Pazienza per le rughe e le borse sotto gli occhi: erano la prova che aveva vissuto con tutta s stessa, e non se ne vergognava affatto.
Dopo essersi lavata il viso, mentre si truccava controll sul tablet varie informazioni e poi fece colazione. La sera prima aveva comperato dei sandwich e del succo. Chiss quand'era stata l'ultima volta che aveva cucinato? Di solito cenava fuori e spesso con altre persone.
Terminati i preparativi usc dall'appartamento alla solita ora. Sal sulla sua macchina ibrida di produzione giapponese, molto maneggevole. Si era stufata delle lussuose vetture straniere, il cui unico pregio era la grandezza. Arriv a Roppongi poco dopo le otto e mezza.
Lasci la macchina nel parcheggio dell'edificio al cui decimo piano c'era la sede della sua societ. Si stava dirigendo verso l'entrata del palazzo quando sent la voce di un uomo che la chiamava: Presidente! Presidente Muto.
Si guard intorno e vide un uomo paffuto con una polo grigia che le trotterellava incontro. Le sembrava un volto conosciuto, ma non riusciva a ricordare chi fosse.
Presidente Muto, la prego. Posso chiederle di riconsiderare la questione dello Sweet Pavilion?
Lo Sweet? Ah... le torn in mente. Era il proprietario del negozio di manju, dei dolci tipici.
Soltanto un mese. Faremo qualcosa, ci dia soltanto un mese. Ci rimetteremo in sesto, vedr, disse l'uomo, chinando il capo. I capelli radi erano schiacciati sulla testa con del gel. Messi in quel modo le ricordavano i dolci che vendeva.
Se un negozio riceve per due mesi consecutivi il punteggio pi basso nel sondaggio sulla popolarit c' la possibilit che gli venga chiesto di andarsene... C' scritto nel contratto.
S, lo so. Ma proprio per questo le sto chiedendo un favore. La prego, non potrebbe aspettare ancora un mese?
 impossibile.  stato gi stabilito quale negozio le subentrer, disse Harumi riprendendo a camminare.
E non si potrebbe fare qualcosa? chiese il venditore di manju, senza rassegnarsi a cedere. Porteremo a casa dei risultati. Ne sono certo. La prego, ci dia questa possibilit. Se ce ne andremo ora, per noi sar la fine. Ci dia un'altra chance.
Arriv un uomo del personale di vigilanza, probabilmente attirato da quel chiasso. Che succede?
Quest'uomo  un estraneo. Lo sbatta fuori.
L'espressione del sorvegliante cambi. Ho capito.
No, aspetti. Non sono un estraneo. No. Presidente. Presidente Muto.
Harumi si diresse verso gli ascensori.
L'Office Little Dog occupava il quinto e il sesto piano. La societ si era trasferita qui da Shinjuku nove anni prima.
L'ufficio di Harumi era al sesto piano. Si mise al computer. Controll le notizie e sistem alcuni dati. Si secc nel constatare che tante delle email arrivate erano insulse. Allo spam ci pensavano i filtri, ma lasciavano passare comunque molta roba inutile.
Mentre rispondeva ai messaggi si accorse che erano le nove passate. Prese il telefono e compose un numero interno. Dall'altra parte risposero subito.
La voce era quella di Sotojima, l'amministratore delegato. Buongiorno.
Potresti venire un attimo?
Certo.
Un minuto dopo arriv da lei. Aveva una camicia a maniche corte. Il condizionamento dell'ufficio veniva tenuto alto per risparmiare energia, come l'anno precedente.
Harumi gli raccont quanto era accaduto nel parcheggio. Sotojima fece un sorriso stentato.
Quel tizio? L'ho sentito dal personale di vigilanza. Dicono che si  messo a supplicare. Certo che per chi si sarebbe aspettato che si sarebbe messo a trattare direttamente con lei.
Cos' successo? Non mi avevi detto che gli era stato spiegato tutto per bene e che aveva capito?
Cos dovrebbe essere. Ma evidentemente non  riuscito a rassegnarsi. Anche nella sede principale dei suoi negozi i clienti sono diminuiti e ho sentito che la situazione  abbastanza critica.
Mi dispiace per lui, ma anche per noi  una questione di affari.
Esattamente. Non ci faccia troppo caso, rispose Sotojima con tono leggero.
Due anni prima, in occasione dei lavori di ristrutturazione di un grosso centro commerciale sulla baia, la societ di Harumi aveva inaspettatamente ricevuto una richiesta: se non si potesse utilizzare in modo migliore lo spazio per gli eventi. In origine era stato pensato per piccoli concerti e cose simili, ma non si poteva certo dire che venisse usato in modo efficace.
Si erano subito messi al lavoro, facendo ricerche e analizzando dati. La conclusione a cui erano giunti era quella di farne un paradiso dei dolciumi. Decisero di mettere insieme i vari negozi di dolci e caff che c'erano nel centro commerciale. Ma non solo: contattarono vari produttori di dolci in tutto il Paese proponendo loro di aprire l un punto vendita. In questo modo nacque lo Sweet Pavilion, dove trovavano sistemazione trenta negozi.
Grazie al fatto che se ne era parlato in televisione e su alcune riviste femminili il progetto ebbe grande successo. I punti vendita pi apprezzati trainavano le vendite anche nei negozi principali.
Tuttavia non potevano permettersi disattenzioni. Se avessero continuato a riproporre le stesse cose la clientela si sarebbe stancata. Ci che era importante era far crescere il numero di persone che tornavano l a fare acquisti. Per questo bisognava variare periodicamente l'offerta. Adottarono quindi un sondaggio di popolarit tra i visitatori. I negozi meno popolari venivano avvisati e, in alcuni casi, veniva chiesto loro di andarsene. Quindi ogni mese la competizione tra gli esercizi era accanita. Erano tutti rivali.
Il commerciante di manju in questione aveva il negozio nella zona. Quando avevano dato inizio al progetto lo avevano contattato con l'idea di promuovere innanzitutto le imprese locali. A lui era piaciuta la proposta e aveva aperto un punto vendita nel centro commerciale. Tuttavia, come prevedibile, era abbastanza difficile che i suoi modesti manju alle castagne diventassero un prodotto molto richiesto. E cos nel sondaggio di popolarit era arrivato all'ultimo posto. Lasciare le cose come stavano avrebbe significato dare un cattivo esempio agli altri negozi. Non si poteva farsi trascinare dalla piet: era il lato spietato del commercio.
Invece come sta andando il cartone animato in 3D? chiese Harumi. Possiamo usarlo?
Sotojima si accigli.
Ho visto la demo ma sul piano tecnico non ci siamo ancora. Gli schermi degli smartphone sono piccoli e quindi si vede male. Gli animatori sostengono che ne faranno una versione migliorata. Che ne direbbe di visionarla quando sar pronta?
S, certo, lo far. Ma ero soltanto curiosa, rispose Harumi sorridendo. Grazie, per quanto mi riguarda  tutto. Tu hai qualcosa da dirmi?
No. Le cose importanti gliele ho gi comunicate per email. Ce n' per una che mi preoccupa un po', rispose Sotojima con uno sguardo eloquente. La Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen.
Di quella mi sto occupando personalmente. L'azienda non c'entra niente.
Lo so. Per dall'esterno non sembra affatto cos.
 successo qualcosa?
Sotojima storse la bocca. Pare siano arrivate delle richieste di informazioni. Vogliono sapere cosa intende farne la nostra azienda.
Harumi aggrott le ciglia e si gratt l'attaccatura della frangia. Che seccatura. Perch fanno cos?
Lei  molto in vista. Quindi, anche quando cerca di fare qualcosa di normale non sembra affatto che lo sia. Deve rendersene conto.
Sei ironico?
Niente affatto. Dico la verit, rispose Sotojima calmo.
Ho capito. Finiamola qui.
Con permesso, disse l'altro e lasci la stanza.
Harumi si alz e and alla finestra. Era il sesto piano, quindi non particolarmente elevato. A dire la verit aveva avuto la possibilit di andare in un edificio pi alto, ma l'aveva rifiutata. Non voleva peccare di presunzione. Ma anche cos, guardando fuori, aveva la netta sensazione di essere riuscita ad arrivare, con i propri sforzi, fino al posto che meritava.
All'improvviso le ritornarono alla mente gli avvenimenti di questi vent'anni e pi trascorsi. Riflett ancora una volta su quanto fosse importante negli affari stare al passo coi tempi. A volte ribaltava completamente la situazione.
Nel marzo 1990 il Ministero delle Finanze aveva emanato un'indicazione amministrativa, diretta agli istituti finanziari, per limitare i prestiti, con l'obiettivo di mitigare il rialzo improvviso dei prezzi degli immobili, denominata Regolamentazione totale. I prezzi dei terreni erano infatti talmente aumentati da richiedere simili contromisure. Ormai un normale impiegato doveva rinunciare all'idea di possedere una casa di propriet.
Harumi e altri con lei dubitavano che, arrivate le cose a questo punto, il tentativo di contenimento dei prezzi dei terreni avesse qualche effetto. Anche il tono dei commenti sui mass media era scettico, la contromisura appariva inadeguata alla gravit del fenomeno. E infatti il valore dei terreni non si abbass rapidamente.
Tuttavia la Regolamentazione totale ebbe l'effetto di danneggiare l'economia giapponese, proprio come un pugno in pieno petto.
Per prima cosa il valore medio delle azioni delle societ quotate al Nikkei cominci a diminuire improvvisamente. A questo si aggiunse il fatto che in agosto l'Iraq invase il Kuwait e ci caus un rialzo del prezzo del petrolio accelerando la recessione.
A quel punto, i prezzi dei terreni iniziarono a crollare.
La gente per rimaneva attaccata all'idea del suolo. Furono in molti a credere che si trattasse di una crisi passeggera, e che prima o poi la situazione sarebbe rientrata. Per loro la sensazione che la festa fosse finita arriv soltanto nel 1992.
Ma Harumi, che aveva considerato la lettera dell'Emporio Namiya al pari di una predizione, si rese conto che l'epoca in cui si poteva speculare sulle transazioni immobiliari era ormai terminata. Si disfece entro il 1989 di tutti gli edifici che teneva come patrimonio di investimento, e fece lo stesso con le azioni e con i titoli di partecipazione a circoli di golf. Fu insomma tra quelli che vinsero al gioco dell'Uomo Nero. Alla fine questo lasso di tempo, che venne poi chiamato la bolla economica, le frutt guadagni per diverse centinaia di milioni di yen.
Quando la gente inizi ad aprire gli occhi, Harumi aveva gi cominciato a puntare le antenne sulle nuove tecnologie. L'Emporio Namiya aveva predetto che si sarebbe sviluppata una Rete informatica tramite i computer e i telefoni portatili. A conferma di ci, i telefoni cellulari erano ormai una realt e anche i computer avevano cominciato a diffondersi. Stando cos le cose bisognava soltanto cavalcare l'onda.
Mentre cominciava a interessarsi alla comunicazione tra computer immagin che da l a pochi anni un mondo da sogno si sarebbe aperto davanti a loro. E quindi cerc di studiare a fondo la questione e di raccogliere informazioni.
Nel 1995, mentre Internet si stava diffondendo, Harumi assunse diversi studenti laureati in ingegneria informatica. Diede a ciascuno di loro un computer e li mise a riflettere su cosa si sarebbe potuto fare tramite la Rete. Passavano tutta la giornata davanti allo schermo.
Poi, l'anno successivo, la prima impresa relativa a Internet in cui si imbarc l'Office Little Dog fu la creazione di una homepage. Provarono innanzitutto a utilizzarla come promozione della propria azienda. Quando i quotidiani e le riviste ne parlarono la risonanza fu enorme. Si susseguirono richieste da parte di aziende e privati per la creazione di siti web. Era ancora un'epoca in cui non tutti avevano accesso a Internet ma, in tempo di crisi, il clima di interesse verso nuovi mezzi pubblicitari era rovente. Gli ordini di realizzazione delle pagine web piovevano uno dopo l'altro. E cos, per diversi anni, l'Office Little Dog guadagn estremamente bene. Riusc a gestire abilmente qualunque affare relativo alla Rete: pubblicit, compravendita, giochi online.
Arrivati all'anno 2000 Harumi cominci a riflettere sui possibili nuovi sviluppi imprenditoriali e cre una sezione di Consulting all'interno dell'azienda. L'occasione le fu data da un conoscente, il gestore di un ristorante, che le chiese un consiglio: gli affari non andavano bene e il locale non riusciva a incrementare le vendite.
Harumi aveva il patentino nazionale di consulente per piccole e medie imprese. Mise su un gruppo di lavoro e inizi a studiare la questione. La conclusione a cui giunsero era che non si trattasse solo di un problema di promozione, ma che fosse necessario ripensare il menu e l'arredamento interno del locale affinch seguissero una precisa idea di base.
Il ristorante, rinnovato secondo le indicazioni di Harumi e del suo staff, ebbe un enorme successo. A tre mesi dalla riapertura si era trasformato in un locale in cui era difficile riuscire a prenotare.
Si convinse che l'attivit di consulenza era una fonte di reddito. Tuttavia non si potevano fare le cose a met: chiunque era capace di analizzare le cause del cattivo andamento nella gestione. Si trattava quindi di ideare delle misure radicali e, grazie ai risultati, di trasformare il business in questione in qualcosa che durasse nel tempo. Harumi assunse del personale specializzato di alto livello. A volte il loro compito era entusiasmante, quando si dedicavano a sviluppare prodotti per conto del cliente; altre invece era impietoso, quando si trattava di proporre una riduzione del personale.
Forte di questi due pilastri, il reparto di Tecnologia informatica e quello di Consulting, l'Office Little Dog continuava a crescere. Guardandosi indietro sembrava troppo bello per essere vero. Erano in molti a dirle: Signora Muto, lei  davvero molto lungimirante. In parte questo era vero, ma se non ci fosse stata quella lettera dell'Emporio Namiya probabilmente le cose non sarebbero andate cos bene. E quindi, pensava, prima o poi avrebbe dovuto sdebitarsi. Non sarebbe mai riuscita a diventare quella che era con le sue sole forze.
E, a proposito di ripagare i debiti, non bisognava dimenticare il Marumitsuen. Quell'anno le era arrivata voce che la struttura stava per andare fallita. Fece qualche ricerca e scopr che era vero. Il direttore Minazuki era venuto a mancare nel 2003 e gli era subentrato il figlio maggiore, che lo gestiva insieme alla sua attivit principale: una ditta di trasporti. Quest'ultima, tuttavia, era pesantemente in rosso e quindi non c'era modo di sostenere economicamente la Comunit di accoglienza per minori.
Harumi si era messa subito in contatto con la struttura. L'attuale direttore aveva tuttavia un ruolo puramente nominale: in realt tutto era in mano al vicedirettore, un uomo chiamato Kariya. Harumi gli disse di farle sapere quello che poteva fare per loro e che, se necessario, avrebbe anche potuto investirci del capitale.
Tuttavia Kariya le diede una risposta vaga. Si sent dire persino che avrebbero preferito fare a meno dell'aiuto altrui, come se non si rendesse conto della crisi imminente.
Visto che con lui non si andava da nessuna parte, Harumi si rivolse a Minazuki figlio. Prov a chiedergli di affidare a lei il Marumitsuen. Tuttavia il risultato fu simile: le venne risposto che tutto era gi in mano a Kariya.
Harumi continu a compiere indagini sulla struttura. Scopr che negli ultimi anni il personale fisso era stato dimezzato. In compenso erano aumentati spaventosamente gli incarichi temporanei a gente dai titoli dubbi. E inoltre non vi era traccia che quelle persone avessero veramente lavorato l.
Fece delle supposizioni. Qualcosa di losco bolliva in pentola: probabilmente, approfittando della morte del direttore Minazuki, stavano avanzando richieste illecite di sovvenzioni pubbliche. Il colpevole doveva essere Kariya che, non volendo che la cosa venisse scoperta, si era opposto al suo subentro nella gestione.
Non si poteva certo lasciarlo continuare cos. Bisognava fare qualcosa. A salvare il Marumitsuen poteva essere soltanto lei.


Capitolo 9.

FU quasi per caso che Harumi incapp in quell'informazione. Stava facendo delle ricerche online con il suo smartphone quando le era capitata sotto gli occhi la frase: Emporio Namiya, riapertura solo per una notte.
L'Emporio Namiya... un nome che lei non poteva, anzi che non doveva dimenticare. Si era messa subito a cercare e aveva trovato un vero e proprio sito. C'era scritto che il 13 settembre di quell'anno cadeva il trentatreesimo anniversario della scomparsa del proprietario e quindi volevano sapere da coloro che in passato si erano rivolti all'emporio per un consiglio se le risposte ricevute fossero state utili o meno. Chiedevano di inserire le lettere nella buca sulla serranda il giorno 13, da mezzanotte fino all'alba.
Era una storia difficile da credere. Non si sarebbe certo aspettata di rivedere il nome di quel negozio, dopo tanti anni. Che significava che avrebbero riaperto solo per una notte? La persona che gestiva il sito diceva di essere un discendente del proprietario ma, a parte la questione della commemorazione, non spiegava niente.
Dapprima si chiese se non si trattasse di uno scherzo. Ma, se cos fosse stato, non era chiaro quale fosse l'obiettivo. Che cosa ci avrebbero guadagnato a imbrogliare la gente? Dopotutto quante persone si sarebbero mai accorte di questa informazione?
La cosa che la colp di pi fu per la data della morte del proprietario, il 13 settembre. Era proprio la stessa data entro la quale lo scambio di lettere con l'emporio era potuto avvenire, trentadue anni prima.
Allora, ebbe la certezza che non si trattava di una burla, bens di un evento serio. A quel punto non riusc pi a rimanere calma. Doveva mandarne anche lei una. Una lettera di ringraziamento.
Ma prima di farlo avrebbe dovuto accertarsi se l'emporio esisteva ancora. Se era ancora in piedi. Durante l'anno andava varie volte alla residenza Tamura, ma non si era mai spinta fin l.
Sarebbe giusto dovuta andare al Marumitsuen per parlare della cessione della struttura. Decise che sulla via del ritorno sarebbe passata a vedere l'Emporio Namiya.
All'incontro si present, ancora una volta, il vicedirettore Kariya.
Riguardo a questa faccenda ho ricevuto pieni poteri dai coniugi Minazuki. Finora entrambi sono stati concordi nel non interessarsene direttamente, aveva detto l'uomo muovendo senza sosta le sopracciglia sottili.
E allora perch non riferisce loro in maniera corretta la situazione finanziaria della struttura? Se lo facesse probabilmente cambierebbero idea.
Non c' bisogno che me lo dica lei. Ho riferito loro ogni cosa. Proprio per questo hanno affidato la questione a me.
Vorrebbe allora farne partecipe anche me?
Questo non  possibile. Lei  un'estranea.
Signor Kariya, cerchi di essere razionale. Se si lasciano le cose come stanno, la struttura fallir.
Non  cosa di cui lei si debba preoccupare. Cercher di trovare una soluzione affidandomi alle mie forze. La prego di andarsene, rispose Kariya.
Harumi decise che quel giorno si sarebbe ritirata in buon ordine. Ovviamente non aveva alcuna intenzione di lasciar perdere, ma decise che l'unica possibilit era persuadere i coniugi Minazuki.
Quando arriv al parcheggio vide che la macchina era stata colpita da diverse palle di fango. Si guard intorno e vide le facce di alcuni bambini che la scrutavano da sopra il muretto, ma si ritrassero alla svelta.
Forza, forza, si disse sospirando. Evidentemente pensavano che fosse lei il cattivo. Kariya aveva sicuramente fomentato i piccoli.
Avvi la macchina, senza togliere le palle di fango. Nello specchietto retrovisore vide i marmocchi che uscivano allo scoperto e le gridavano qualcosa. Probabilmente di non provare a farsi rivedere.
Nonostante il senso di disagio non dimentic che aveva un'altra cosa da fare: andare a controllare lo stato dell'emporio. Si affid ai suoi ricordi confusi per guidare fino a l.
Alla fine giunse davanti a un panorama cittadino familiare. Non era cambiato molto in trent'anni.
L'Emporio Namiya era ancora l, come quando aveva imbucato quelle lettere, tanto tempo prima. I caratteri dell'insegna erano illeggibili e la serranda era talmente arrugginita da far pena, ma era avvolto da un'atmosfera calda come un vecchio che aspettava la propria nipotina.
Ferm l'auto e, dopo aver aperto il finestrino dal lato guidatore, contempl l'edificio. Poi ripart piano: aveva deciso con l'occasione di andare a controllare anche casa Tamura.
Il 12 settembre, dopo aver finito di lavorare, Harumi rientr a casa e, acceso il computer, pens a cosa scrivere nella lettera. Avrebbe voluto farlo con maggiore anticipo, ma il lavoro l'aveva tenuta occupata per giorni e non ne aveva avuto il tempo. A dire il vero anche quella sera avrebbe avuto un impegno a cena con un cliente, ma aveva deciso di farsi sostituire dalla persona del suo staff di cui pi si fidava, spiegando che aveva un'incombenza da cui non era riuscita a liberarsi.
Alle nove passate il testo della lettera era pronto, dopo che lo ebbe riletto e corretto diverse volte. A quel punto cominci a trascriverlo in bella grafia. Per lei era infatti normale che, trattandosi di un destinatario importante, la lettera dovesse essere scritta a mano.
Terminato di copiarla la riguard e, controllato di non aver saltato nulla, la infil nella busta che aveva comprato, insieme alla carta, apposta per l'occasione.
I preparativi avevano preso abbastanza tempo, e fu solo verso le dieci che lasci la propria abitazione con la macchina. Premette sull'acceleratore, sempre stando attenta a non superare il limite di velocit.
Circa due ore dopo arriv nei pressi del luogo di destinazione. Aveva pensato di andare direttamente all'Emporio Namiya ma mancava ancora un po' alla mezzanotte, perci decise di passare a posare i bagagli a casa Tamura. Prevedeva infatti di fermarsi l quella notte.
Dopo aver ottenuto i diritti sulla casa, Harumi aveva lasciato che Hideyo continuasse a vivere l, proprio come aveva promesso all'inizio. Tuttavia quest'ultima non era riuscita a vedere l'alba del nuovo secolo. Dopo la morte della prozia Harumi aveva apportato qualche piccola modifica e aveva deciso di utilizzarla come seconda casa. Considerava la residenza dei Tamura come la propria casa natale. E poi le piaceva il fatto che nei dintorni vi fosse ancora tanto verde.
Negli ultimi anni, per, riusciva a venirci appena una volta ogni mese o due. Nel frigo c'erano quasi solo scatolette o cibi surgelati.
Nei dintorni l'illuminazione pubblica era scarsa e a quell'ora era praticamente buio. Tuttavia quella sera, grazie alla luce lunare, si riusciva a scorgere la casa anche da lontano.
Non si vedeva anima viva. Accanto alla casa c'era una rimessa, ma lei ferm la macchina sul vialetto. Si mise in spalla una borsa con dentro il cambio e dei cosmetici, e scese dall'auto. Nel cielo si stagliava una luna tonda.
Attravers il cancello e gir la chiave d'ingresso. Nell'istante in cui apr la porta avvert la fragranza dell'assorbi odori che era appoggiato sullo scaffaletto per le scarpe. Ce l'aveva messo lei quando era venuta la volta precedente. Poggi l accanto le chiavi della macchina.
Mosse la mano sulla parete e arriv ad accendere l'interruttore della luce. Si tolse le scarpe ed entr in casa. C'erano delle pantofole, ma di solito preferiva stare a piedi scalzi. Prosegu lungo il corridoio fino alla porta in fondo, che dava sul soggiorno.
La apr e, di nuovo, cerc con la mano l'interruttore della luce. Tuttavia la mano si ferm prima di raggiungerlo. Sentiva infatti un'atmosfera strana. No, non era l'atmosfera. Era un odore. Nella stanza aleggiava, seppur lieve, un odore che non aveva niente a che fare con lei. Avvertendo il pericolo cerc di tornare indietro, ma prima che potesse farlo qualcuno afferr la mano che aveva allungato verso l'interruttore. Venne tirata in avanti con forza e le venne messo qualcosa sulla bocca per impedirle di gridare.
Zitta! Se ti comporti bene non ti succeder niente. La voce vicino alle sue orecchie era quella di un giovane uomo. Era alle sue spalle quindi non gli vedeva il volto.
Nella sua testa si fece il vuoto. Perch c'era uno sconosciuto in casa? Che stava facendo l? Perch doveva capitarle questo? Diverse domande si affacciarono alla sua mente nello stesso istante.
Pens che avrebbe dovuto fare resistenza, ma il suo corpo non accennava a muoversi. I suoi sensi sembravano anestetizzati.
Ehi, nella stanza da bagno ci saranno degli asciugamani. Portamene un po', disse l'uomo. Ma non ricevette risposta. Quello ripet, come se fosse arrabbiato: Forza, datti una mossa! Prendi degli asciugamani. Non stare a gingillarti!
Si rese conto che nell'oscurit c'era un'ombra che si muoveva agitata. Quindi doveva esserci qualcun altro.
Harumi respir con fatica dal naso. Il cuore continuava a batterle all'impazzata ma poco alla volta le stava tornando la capacit di ragionare. La sua bocca era tappata e cap che quello doveva indossare dei guanti.
In quel momento le arriv alle orecchie la voce di un altro uomo. Stava alle sue spalle, lateralmente, e bisbigliava: Che casino!
Quello che la teneva bloccata rispose: Non ci posso fare niente. Piuttosto, controlla dentro la borsa. Non c' il portafogli?
Le tolsero la borsa dalla spalla. Ebbe l'impressione che stessero rovistando all'interno. Alla fine qualcuno disse: Eccolo!
Quanto c'?
Venti o trentamila yen. Per il resto ci sono solo delle strane carte.
Le giunse alle orecchie un sospiro.
Perch sono cos pochi? Vabb, prendi i contanti. Le carte non servono a niente.
E il portafogli?  di marca!
Della roba usata non ce ne facciamo niente. La borsa sembra nuova. Prendiamola!
Sent il rumore dei passi di qualcuno che tornava indietro. Questi vanno bene? chiese. Anche la sua voce era giovane.
Ottimo. Con questo ci facciamo una benda. Stringila da dietro in modo che non si allenti!
Sembrarono esitare un momento ma poi le calarono sugli occhi un asciugamano. Emanava un lieve odore di detersivo, quello che utilizzava sempre.
Le venne stretto dietro la testa. Non dava l'impressione che si sarebbe allentato tanto facilmente.
Poi venne fatta sedere su una sedia e le immobilizzarono entrambi i polsi dietro lo schienale. Le bloccarono anche le caviglie contro le gambe della sedia. Mentre succedeva tutto questo, la sua bocca era ancora coperta dalla mano col guanto.
Ora voglio parlare con te, disse l'uomo che la teneva bloccata, che sembrava essere il capo, quindi ti liberer la bocca. Ma non metterti a urlare. Siamo armati, e se urli ti uccidiamo. In realt non vorremmo farlo. Quindi se farai come ti dico non ti succeder niente. Se pensi di riuscirci fai cenno di s con la testa.
Non c'era motivo di contrariarlo, perci Harumi assent. Un attimo dopo il tipo tolse la mano.
Scusa, eh! Immagino che l'avrai capito. Siamo ladri. Ci siamo infilati qui perch pensavamo che non ci fosse nessuno. Non era nei piani di legarti in questo modo. Perci non pensare male di noi.
Harumi sospir. Visto quello che le stavano facendo passare, chiederle di non pensare male era una richiesta veramente assurda.
Tuttavia da qualche parte dentro di s riusc a tranquillizzarsi. Sentiva infatti che quegli uomini non erano veramente cattivi.
Se otteniamo quello che vogliamo ce ne andremo subito. E quello che vogliamo sono oggetti preziosi. Fino a ora non  saltato fuori niente. Nel senso che non abbiamo trovato praticamente nulla. Per questo voglio parlare con te: dove tieni la roba di valore? Non pretendiamo chiss che, ci va bene qualunque cosa.
Harumi si costrinse alla calma e rispose: Qui... non c' niente.
Qualcuno sbuff dal naso.
Direi che non  possibile. Ci siamo informati su di te.  inutile che cerchi di fregarci.
Non sto mentendo, rispose lei scuotendo la testa. Se vi siete informati dovreste saperlo. Io abitualmente non vivo qui. Quindi  ovvio che non ci tenga denaro, e tantomeno roba di valore!
Ci sar comunque qualcosa, no? Nella voce dell'uomo si avvertiva una sfumatura di irritazione. Cerca di ricordare. Qualcosa deve esserci. Guarda che altrimenti non ce ne andiamo, e saranno guai per te.
Era sicuramente cos ma purtroppo in quella casa non c'era davvero niente di prezioso. Le cose che aveva ereditato da Hideyo le aveva portate tutte nel proprio appartamento.
Nella stanza in stile giapponese qui accanto, nella nicchia rialzata, la tazza da t che  messa l come ornamento dovrebbe essere di un ceramista famoso...
Quella l'abbiamo gi presa. E anche il rotolo dipinto che era appeso. Che altro?
Hideyo diceva sempre che la tazza era un pezzo autentico ma il rotolo invece era una stampa. Decise che era meglio sorvolare sulla questione.
Avete guardato nella stanza al secondo piano? Quella pi grande?
Ci abbiamo dato un'occhiata veloce ma non c'era niente di che.
E i cassetti della toeletta? Il secondo dall'alto ha un doppio fondo. La parte inferiore  un porta gioielli. Avete guardato anche l?
L'uomo tacque. Ebbe la sensazione che stesse chiedendo ai compagni. Vai a vedere! disse. Si sent il rumore di qualcuno che si allontanava.
La toeletta era stata di Hideyo ma a lei piaceva quel design dal sapore antico, e quindi non se ne era disfatta. C'era davvero della bigiotteria l dentro, ma non era roba sua. Erano tutte cose che Kimiko, la figlia di Hideyo, teneva l quando era nubile. Non le aveva mai guardate con attenzione ma era senz'altro roba di scarso valore. Se cos non fosse stato, Kimiko se le sarebbe portate dietro quando si era sposata.
Ma voi... Perch mi avete... Perch avete preso di mira questa casa?
Ci fu una pausa. Poi il capo rispose: Per nessun motivo in particolare.
Per vi siete informati su di me, giusto? Avrete pure avuto qualche ragione per farlo.
Sta' zitta! Che te ne importa?
Invece no, mi interessa.
Lascia perdere. E sta' zitta!
Harumi tacque. Non era saggio irritare quell'uomo.
Uno sgradevole silenzio si protrasse per un po', e poi si sent chiedere: Potrei farle una domanda? Non era il capo, ma l'altro. Il suo tono educato era fuori luogo.
Ehi! Che ti salta in mente? disse il capo invitandolo alla prudenza.
Non posso? C' una cosa che voglio sapere da lei.
Piantala!
Cosa mi vuoi domandare? disse Harumi. Chiedimi tutto quello che vuoi.
Si sent qualcuno che schioccava la lingua facendo molto rumore. Probabilmente il capo.
 vero che volete farci un albergo? chiese l'altro.
Un albergo?
Ho sentito dire che avete intenzione di abbattere il Marumitsuen e di farci un albergo a ore.
Non si aspettava di sentire quel nome. Fu colta di sorpresa. Quindi questi uomini dovevano avere a che fare con Kariya.
Non c' affatto un progetto del genere. Tutt'altro: voglio rilevare il Marumitsuen per ricostruirlo.
Dicono tutti che  una bugia! disse il capo, intromettendosi. La tua azienda prende i locali mezzi falliti e li rinnova, guadagnandoci sopra. Ho sentito dire che avete anche trasformato un business hotel in un albergo a ore.
S,  vero, ma in questo caso la storia  diversa. Del Marumitsuen mi sto occupando a livello personale.
 una bugia.
No che non lo . Che dici? Costruire un albergo a ore in un posto del genere! Chi ci verrebbe? Non farei mai una simile idiozia, credetemi. Sono dalla parte dei pi deboli.
Davvero?
 una menzogna bella e buona. Non ti fidare. Ma quale amica dei pi deboli? Appena capisce che non ci si pu guadagnare niente non perde tempo a disfarsi delle cose.
Un istante dopo si sentirono dei passi che scendevano le scale.
Quanto ci hai messo? Che stavi combinando? lo rimprover il capo.
Non capivo come si apriva il doppio fondo. Ma alla fine ci sono riuscito. Fichissimo. Guarda!
Arriv il suono di qualcosa che tintinnava. Doveva aver preso il contenuto del cassetto.
Gli altri due rimasero in silenzio. Probabilmente si stavano chiedendo che valore potesse avere quella bigiotteria che sembrava roba d'antiquariato.
D'accordo, va bene, disse il capo. Meglio che niente. Prendiamo questa roba e filiamocela!
Alle orecchie di Harumi arriv un fruscio e il rumore di una cerniera che veniva aperta. Sembrava che stessero mettendo la merce rubata dentro una borsa.
Che ne facciamo di lei? chiese l'uomo che le aveva chiesto del Marumitsuen.
Ci fu una pausa e poi il capo disse: Dammi il nastro adesivo! Non possiamo correre il rischio che si metta a urlare, aggiunse.

Sent il rumore del nastro adesivo che veniva tagliato, e poi se lo sent appiccicare sulla bocca.
S ma non possiamo lasciarla cos. Se in questa casa non ci viene nessuno morir di fame.
Ci fu un'altra pausa. Sembrava fosse il capo a decidere sulle varie questioni.
Quando saremo fuggiti senza intoppi faremo una telefonata alla sua azienda. Gli diremo che il loro presidente  qui dentro legato. Cos non ci saranno problemi.
E se deve andare in bagno?
Per quello dovr portare pazienza.
Pensa di farcela? La domanda era rivolta a lei.
Harumi annu. In realt non ne sentiva il bisogno. Se anche le avessero proposto di portarcela in quel momento, avrebbe rifiutato. Voleva soltanto che se ne andassero da l il pi presto possibile.
Bene. Andiamo! Avete dimenticato niente? disse il capo e sembr che i tre stessero levando le tende. I passi si andavano allontanando. Dovevano essere nell'ingresso.
Percep vagamente la loro voce, per riusc a distinguere le parole: chiavi della macchina.
Harumi trasal. Si ricord che aveva lasciato le chiavi sullo scaffale per le scarpe.
Accidenti! pens, mordendosi il labbro. Sul sedile del passeggero della macchina ferma sul vialetto c'era poggiata la sua borsetta. Prima di scendere dall'auto l'aveva tirata fuori dalla borsa.
Quello che avevano trovato addosso a lei era il portafogli di riserva. Nella borsetta c'era invece quello che usava abitualmente. L dentro, soltanto di contanti, dovevano esserci pi di duecentomila yen. E c'erano anche le carte di credito e il bancomat.
La cosa per cui Harumi si dispiaceva per non era il portafogli. Magari si fossero portati via solo quello! Ma non c'era da farsi illusioni. Volevano fuggire in fretta e certo non si erano messi a controllare il contenuto della borsetta. L'avevano senz'altro portata via.
La lettera indirizzata all'Emporio Namiya era l dentro. Se almeno avessero lasciato quella.
Ma non sarebbe cambiato niente, pens. Se anche non se la fossero portata dietro, nello stato in cui era non avrebbe potuto fare nulla. Non sarebbe riuscita a muoversi prima dell'indomani mattina. E la riapertura solo per una notte dell'Emporio Namiya sarebbe terminata alle prime luci dell'alba.
Avrebbe voluto fargli avere qualche parola di ringraziamento. Grazie a lei ho potuto acquisire una grande forza. E d'ora in avanti voglio aiutare altre persone. Questo era pi o meno quello che c'era scritto nella lettera.
E invece in che razza di situazione era finita? E per quale motivo, poi? Che cos'aveva fatto di male? Non ricordava nulla per cui avrebbe potuto meritare un simile castigo divino. Aveva semplicemente continuato ad andare avanti, soltanto quello...
Un attimo dopo le torn in mente una frase che aveva detto il capo della banda.
Ma quale amica dei pi deboli? Appena capisce che non ci si pu guadagnare niente non perde tempo a disfarsi delle cose.
Perch diceva questo? Quando mai aveva fatto qualcosa del genere?
E subito rivide il volto del commerciante di manju sul punto di scoppiare a piangere.
Sorrise amaramente. Era vero che aveva continuato ad andare avanti con tutte le forze, ma forse nel farlo aveva esagerato guardando soltanto dinanzi a s. Non era una punizione del cielo, doveva piuttosto considerarlo un consiglio: cercare di prenderla con pi calma.
Forse dopotutto vi salver manju alle castagne, pens.


Capitolo 10.

L'ALBA sembrava ormai vicina. Atsuya guardava i fogli di carta da lettere candidi.
Senti, ma sar vera questa storia?
Questa storia quale? chiese Shota.
E dai, rispose Atsuya, che questa casa colleghi il passato e il presente. Che le lettere del passato arrivino qui da noi e, viceversa, che quelle che mettiamo noi nella cassetta per il latte arrivino fin laggi.
Ti pare una domanda da fare? ribatt Shota aggrottando le ciglia. Non  proprio perch questa cosa  vera che stiamo facendo tutti questi carteggi?
S, lo so. Per...
Certo  una cosa strana, intervenne Kohei. Forse c'entra qualcosa la faccenda dell'Emporio Namiya, riapertura solo per una notte'.
Bene, disse Atsuya alzandosi, con un foglio di carta da lettere in mano.
Dove vai? chiese Shota.
Faccio un controllo. Proviamoci!
Usc fuori dalla porta e la chiuse bene dietro di s. Attravers il passaggio sbucando sul davanti e imbuc il foglio ripiegato nell'apertura sulla serranda. Poi rientr in casa dalla porta e and a controllare il lato interno dell'apertura. Nello scatolone che era stato messo l sotto, il foglio che aveva imbucato dall'esterno non c'era.
Ecco, proprio come pensavo, disse Shota con un tono che trasudava fiducia in s stesso. Se adesso infili una lettera nella serranda di questo negozio, probabilmente arriva trentadue anni nel passato. Questo  il significato della riapertura solo per una notte'. Quello che abbiamo sperimentato fino a ora  l'altra faccia del fenomeno.
E quando qui arriver l'alba, nel mondo di trentadue anni fa...
Shota fin la frase di Atsuya: ...Il vecchietto sar morto. Il proprietario dell'Emporio Namiya.
 l'unica spiegazione possibile, disse Atsuya facendo un lungo sospiro. Era una storia strana ma non la si poteva spiegare altrimenti.
Che sar successo a quella ragazza? borbott Kohei all'improvviso. Quando gli altri due si girarono a guardarlo, spieg: Cagnolino Smarrito. Chiss se la nostra lettera le  stata utile?
Chiss? rispose Atsuya. Mah, sarebbe normale se non ci avesse creduto.
Comunque la si considerasse era un po' sospetta, disse Shota grattandosi la testa.
Nel leggere la terza lettera di Cagnolino Smarrito, Atsuya e gli altri si erano agitati. Sembrava proprio che fosse vittima di un raggiro da parte di un uomo losco, e che quello la stesse usando. E poi anche lei proveniva dal Marumitsuen. Dovevano aiutarla in qualche modo. Anzi, non solo: si erano messi a discutere su come fare a guidarla verso il successo.
La conclusione a cui erano giunti era quella di rivelarle almeno in parte gli eventi futuri. Sapevano tutti e tre che nella seconda met degli anni Ottanta ci sarebbe stata la bolla economica. Avevano quindi deciso di darle dei consigli su come sfruttare quella situazione.
Si erano messi a cercare con il cellulare com'erano andate le cose, e le avevano scritto una lettera che sembrasse una profezia. Inoltre avevano aggiunto qualcosa su ci che sarebbe successo dopo lo scoppio della bolla. Era stato difficoltoso visto che non potevano usare la parola Internet.
Un problema su cui si erano arrovellati era se metterla o meno a parte degli incidenti e delle calamit. C'erano una montagna di cose che avrebbero voluto farle sapere, per esempio del terremoto di Kobe del 1995 o di quello del Tohoku del 2011.
Alla fine, per, avevano deciso di non dirle niente, cos come avevano fatto riguardo all'incendio con il Musicista Pescivendolo. Avevano pensato che non dovessero menzionare eventi che avessero a che fare con la vita delle persone.
Comunque sia, la cosa che mi incuriosisce di pi  la faccenda del Marumitsuen, disse Shota.  curioso che sia cos strettamente collegato alle varie cose. Di che si tratter? Sar un caso?
Atsuya era preoccupato per lo stesso motivo. Era un po' troppo perch fosse casuale. Dopotutto anche il fatto che loro tre fossero l quella notte era collegato alla Comunit di accoglienza.
Era stato Shota a sentire che la struttura dove erano cresciuti attraversava un momento critico. All'inizio del mese precedente lui e Kohei stavano bevendo come sempre. Non erano in un izakaya o in un altro locale. Avevano comprato birra e alcolici in lattina in un negozio a buon mercato, e se li stavano scolando in un parco pubblico.
Pare che il presidente di una qualche compagnia stia cercando di approfittarne e di comprare il Marumitsuen a un prezzo stracciato. Dice che lo ricostruir ma probabilmente  una bugia.
Shota era stato licenziato dal megastore di elettronica dove lavorava e ora tirava avanti con un part-time in un konbini. Il posto era vicino al Marumitsuen e quindi ogni tanto andava l a vedere la situazione. Tra l'altro il suo licenziamento era dovuto soltanto a una riduzione di personale.
Che disastro! Pensavo che se non avessi pi avuto un posto dove vivere avrei potuto fare affidamento sulla struttura, e invece... aveva detto Kohei con voce disperata. Anche lui era disoccupato. Lavorava in uno stabilimento che si occupava di riparare le automobili, ma a maggio l'azienda era improvvisamente fallita. Per ora viveva ancora nel dormitorio aziendale ma prima o poi lo avrebbero buttato fuori.
Anche Atsuya aveva perso il lavoro. Fino a due mesi prima stava in una fabbrica di pezzi di ricambio. A un certo punto l'azienda madre aveva commissionato un ordine per dei ricambi di un nuovo tipo. Siccome le misure erano abbastanza diverse da quelle dei ricambi fatti fino a quel momento, Atsuya aveva chiesto pi volte chiarimenti. Gli avevano per detto che non c'erano errori e cos li avevano prodotti secondo le indicazioni. Tuttavia l'errore c'era stato davvero. Da quel che si era capito, la persona addetta alle comunicazioni nell'azienda madre era un neoassunto, che aveva preso un abbaglio sugli ordini di grandezza dei numeri. Si erano perci ritrovati con una grande quantit di articoli difettosi e, del tutto inaspettatamente, avevano addossato la responsabilit dell'errore a lui. Dissero che non aveva controllato a sufficienza.
Era una cosa che succedeva regolarmente. L'azienda non poteva permettersi di alzare la testa contro la casa madre. I superiori non li difendevano. Quando si verificava un problema scaricavano la colpa sulle ultime ruote del carro, ovvero Atsuya e compagni.
La sua pazienza si era esaurita. Se n'era andato dicendo: Mi licenzio.
Di risparmi non ne aveva. Aveva controllato il saldo del suo libretto bancario ma si era reso conto che era ormai agli sgoccioli. Erano gi due mesi che non saldava l'affitto.
E cos stavano l tutti e tre a preoccuparsi per il Marumitsuen, senza che potessero effettivamente fare niente. Al massimo potevano parlar male del presidente che voleva comprarselo.
Atsuya non ricordava chi di loro avesse tirato fuori quella proposta. Forse lui stesso, ma non ne era sicuro. Rammentava per di aver stretto i pugni e di aver detto: Facciamolo! La Madonna ci perdoner se ruberemo dei soldi a quella donna.
Anche Shota e Kohei avevano alzato il pugno. Erano pieni d'entusiasmo.
Avevano la stessa et, ed erano stati compagni sia alle medie sia al liceo. Avevano anche commesso assieme qualche reato: furto di cose lasciate incustodite, taccheggio, manomissione di distributori automatici. Per lo pi misfatti che non prevedevano l'uso della violenza. Era un mistero come fossero sempre riusciti a farla franca senza farsi beccare. Non colpivano mai nello stesso posto, n usavano due volte lo stesso metodo. Forse gli era andata bene perch seguivano questa loro teoria e non infrangevano mai quei due tab.
Una volta soltanto avevano rubato in una casa mentre i proprietari non c'erano. Era il loro terzo anno di liceo. Si avvicinava il momento di fare dei colloqui di lavoro e volevano dei vestiti nuovi. Avevano messo gli occhi sulla casa del compagno di scuola pi ricco. Avevano scoperto in che giorno sarebbe andato in viaggio con tutta la famiglia, controllato in dettaglio i sistemi di allarme e avevano messo in pratica il piano. Non si erano chiesti cosa avrebbero fatto se fosse andata male. Riuscirono a rubare pi di trentamila yen in contanti. Erano in un cassetto che, caso volle, era aperto. Si ritennero soddisfatti e fuggirono col denaro. La cosa fantastica fu che in casa non si resero affatto conto di aver subito un furto. Era stato un giochetto divertente.
Ma una volta diplomati al liceo non avevano pi fatto cose del genere. Erano diventati adulti. Se li avessero presi, i loro nomi sarebbero finiti sul giornale.
Tuttavia questa volta nessuno si era tirato indietro. Si trovavano tutti e tre alle strette, e volevano scagliare la loro irritazione contro qualcosa. Dentro di s ad Atsuya non importava niente di ci che sarebbe accaduto al Marumitsuen. Il precedente direttore si era occupato di loro, ma Kariya non gli piaceva. Da quando le cose erano nelle sue mani l'atmosfera nella struttura era peggiorata sempre pi.
Era stato Shota a occuparsi di raccogliere le informazioni sul loro bersaglio. Quando si erano incontrati di nuovo, qualche giorno dopo, aveva detto loro che: Aveva buone notizie, con gli occhi che gli brillavano.
Ho scoperto la seconda casa del presidente. Quando ho sentito che sarebbe venuta alla comunit ho tenuto pronto lo scooter e l'ho aspettata al varco. Poi l'ho pedinata e cos ho individuato il luogo. Sar a una ventina di minuti dal Marumitsuen.  una bella casetta e non sar affatto difficile entrarci. Abbiamo la vittoria in pugno! Stando a quello che dicono i vicini, ci viene pi o meno una volta al mese. Oh, mica sono cretino. I vicini non si ricorderanno la mia faccia, non ti preoccupare.
Se quello che diceva era vero allora erano effettivamente buone notizie, ma il problema era se ci fossero o meno oggetti di valore.
Ma certo che ci sono! aveva detto Shota con convinzione. Quella donna  coperta dalla testa ai piedi di roba di marca.  ovvio che nella seconda casa ci tenga dei gioielli e ci saranno anche quadri e vasi preziosi.
Atsuya e Kohei erano d'accordo. Per la verit non avevano alcuna idea di cosa tenessero in casa le persone facoltose. L'immagine nella loro testa era quella irrealistica delle dimore dei ricconi che avevano visto nei cartoni animati o negli sceneggiati televisivi.
Il giorno in cui avrebbero messo in atto il piano era la notte del 12 settembre. Non che ci fosse un motivo particolare. La ragione principale era che Shota sarebbe stato di riposo, ma in realt di giorni in cui non avrebbe lavorato ce n'erano a volont. Quindi non c'era veramente un perch.
Kohei aveva rimediato la macchina con cui si sarebbero spostati. Avrebbe sfruttato l'abilit acquisita riparando le auto in officina, ma il suo punto debole era che sapeva maneggiare solo i modelli pi vecchi.
Quindi, passate le undici del 12 settembre, i tre avevano messo in atto l'intrusione. Erano entrati in modo decisamente classico: avevano rotto la porta a vetri che dava sul giardino e avevano sganciato la serratura a mezzaluna. Avevano attaccato del nastro adesivo al vetro cos che i frammenti non facessero rumore cadendo.
Come previsto in casa non c'era nessuno. Potevano frugare quanto e come volevano. Si prepararono mentalmente ad arraffare tutto quello che gli capitava sottomano. Ma la cosa fin l. La loro determinazione era stata vana.
Avevano cercato dappertutto all'interno dell'edificio ma non c'era niente di valore da prendere. Perch mai la seconda casa di una donna cos ricca che si vestiva da capo a piedi con roba di marca sembrava quella di una qualunque altra persona? Che strano, aveva detto Shota piegando la testa, ma se le cose non c'erano non c'erano.
Proprio in quel momento avevano sentito il rumore di un'auto che si fermava accanto alla casa. Avevano spento le torce. Poi qualcuno aveva aperto la porta d'ingresso. Atsuya aveva sentito le viscere contrarsi. Pareva che invece la proprietaria fosse arrivata. Non ci avevi detto che le cose stavano diversamente? aveva protestato agitato, ma era troppo tardi per lamentarsi.
Si era accesa la luce nell'ingresso e nel corridoio. Rumore di passi che si avvicinavano. Atsuya aveva preso una decisione.


Capitolo 11.

EHI, Shota, chiese Atsuya. Come hai fatto a trovare questa casa abbandonata? Ci hai detto che l'avevi scoperta per caso ma non  un posto dove uno passa normalmente.
S, infatti a dire la verit non l'ho trovata per caso, rispose Shota, a disagio.
Ecco, mi pareva! E quindi?
Non mi guardare cos! Non  niente di tremendo. Vi ho detto che ho pedinato il presidente e ho trovato la seconda casa, giusto? Ecco, prima di arrivare l lei si  fermata davanti a questo negozio.
Fermata? E per far che?
Che ne so! Si  messa a fissare l'insegna ma non ho idea del perch. La cosa mi ha incuriosito e, dopo aver scoperto della seconda casa, sono ritornato qui. Ho pensato che magari avremmo potuto usarla in caso d'emergenza e mi sono fissato in testa il luogo.
E per  uscito fuori che questa baracca  in realt una portentosa macchina del tempo.
Shota si strinse nelle spalle. Pare di s.
Atsuya incroci le braccia ed emise un grugnito. Poi gir gli occhi verso la borsa appoggiata alla parete.
Quella donna, il presidente, che persona ? Com' che si chiama?
Muto... qualcosa. Haruko forse? rispose Shota piegando la testa poco convinto.
Atsuya allung una mano e prese la borsa. Apr la cerniera e tir fuori la borsetta. Se non si fossero accorti delle chiavi dell'auto poggiate nell'ingresso si sarebbero lasciati scappare quella bella refurtiva. Aperta la portiera della macchina ferma nel vialetto l'avevano trovata l, sul sedile del passeggero. Senza stare a pensarci l'avevano portata via.
Apr la borsetta. La prima cosa che gli salt agli occhi fu il portafogli stretto e lungo di colore blu scuro. Lo tir fuori e controll il contenuto. Solo di contanti dovevano esserci almeno duecentomila yen. Bastavano quelli a dare un senso al loro furto. Le carte di credito e i bancomat non gli interessavano.
C'era anche la patente. Il nome era Muto Harumi. A giudicare dalla foto doveva essere una donna piuttosto bella. Da quel che gli aveva detto Shota doveva aver superato i cinquanta ma dalla fotografia non sembrava affatto.
Si accorse che Shota lo stava guardando. Aveva gli occhi un po' arrossati, forse per la mancanza di sonno.
Che c'? gli chiese.
Que... c'era questa nella borsetta, rispose porgendogli una busta.
Che roba ?  successo qualcosa?
Alla domanda di Atsuya, Shota gli mostr il davanti della busta. Quando lo guard gli sembr che il cuore gli volasse via dalla bocca.
Per l'Emporio Namiya, diceva l'intestazione, scritta a mano.
Gentile Emporio Namiya,
su un sito Internet era riportato di questa riapertura solo per una notte. Sar vero? Ho voluto crederci e cos ho deciso di scrivere questa lettera.
Si ricorder di me? Sono Cagnolino Smarrito e le ho inviato una lettera nell'estate del 1980. A quell'epoca ero appena uscita dal liceo. Ero proprio immatura. Infatti la questione su cui chiedevo consiglio era: Ho deciso di vivere lavorando come intrattenitrice; come posso far s che chi mi sta intorno approvi questa mia scelta? Mi vergogno quasi a scriverlo. E ovviamente lei, signor Namiya, ha avuto l'accortezza di rimproverarmi e l'ha fatto davvero severamente.
Tuttavia io, che ero cos giovane, non mi sono fatta persuadere facilmente. Le ho spiegato le mie vicende personali e la situazione in cui mi trovavo, e mi sono ostinata a sostenere che non avessi altro modo per ripagare il debito di riconoscenza nei confronti delle persone che si erano prese cura di me. Chiss quanto si sar irritato di fronte a questa ragazza ostinata!
Per non ha voluto liquidarmi dicendo: Faccia come le pare!  stato invece tanto gentile da darmi dei consigli. Delle direttive secondo le quali avrei fatto meglio a vivere la mia vita da quel momento in avanti. Non si trattava di concetti astratti ma di consigli concreti. Fino a quando avrei dovuto imparare che cosa. Cosa avrei dovuto gestire, di cosa mi sarei dovuta liberare e su cosa avrei dovuto insistere. Sarebbe meglio dire che si trattava di profezie.
Ho seguito i suoi consigli. A essere onesta, all'inizio non ero del tutto convinta. Ma presto il mondo ha cominciato a seguire il corso che lei aveva previsto, e quando ne ho avuto la certezza non ho pi nutrito dubbi.
Mi sembra tutto incredibile. Come ha fatto a prevedere la bolla economica e il suo collasso? Come sapeva con tanta sicurezza che sarebbe arrivata l'era di Internet?
Probabilmente non ha alcun senso che io le ponga adesso queste domande. Se anche sapessi la risposta non cambierebbe nulla.
Le sono grata dal profondo del cuore. Se non avessi ricevuto i suoi consigli non sarei diventata quella che sono oggi. Nel peggiore dei casi sarei forse sprofondata nei meandri pi bassi della societ. Le sar debitrice in eterno. Trovo frustrante non potermi sdebitare, ma almeno potr ringraziarla cos. Inoltre d'ora in avanti vorrei aiutare altre persone.
Sul sito c'era scritto che stanotte sarebbe stato il trentatreesimo anniversario della sua scomparsa. Io le ho chiesto aiuto circa trentadue anni fa. In altre parole penso di essere stata l'ultima persona a ricevere i suoi consigli. Anche questo legame  per me fonte di grande emozione.
Spero che lei possa riposare in pace.
Cagnolino che una volta era Smarrito
Terminato di leggere, Atsuya si prese la testa tra le mani. Gli sembrava che il suo cervello si fosse intorpidito. Cerc di esprimere la sensazione di quel momento ma le parole non gli venivano in mente.
Anche gli altri due sembravano in uno stato simile, ed entrambi si tenevano strette le ginocchia. Shota aveva lo sguardo che vagava nel vuoto.
Che razza di storia. Soltanto poco prima avevano cercato di persuadere come meglio potevano una ragazza che voleva entrare nel mondo dell'intrattenimento notturno, e le avevano rivelato degli eventi futuri. A quanto pare lei ce l'aveva fatta e aveva avuto successo. Per, trentadue anni dopo, loro tre si erano introdotti in casa sua e...
Ci dev'essere di sicuro qualcosa, mormor Atsuya.
Shota si volt verso di lui e chiese: Qualcosa in che senso?
S, insomma... non riesco a trovare le parole giuste. Qualcosa che lega l'Emporio Namiya e il Marumitsuen. Una sorta di filo invisibile, forse. Ho la sensazione che qualcuno dal cielo lo stia manovrando.
Shota alz gli occhi al soffitto e disse: S, forse  cos.
Ah! esclam Kohei. Stava guardando verso la porta.
Era rimasta aperta e la luce del mattino cominciava a filtrare attraverso di essa. Era l'alba.
Non potremo pi recapitare questa lettera all'Emporio Namiya, disse Kohei.
Per quello non c' problema. In definitiva questa lettera era diretta a noi. No, Atsuya? ribatt Shota. Siamo noi le persone a cui questa donna  grata. Ci sta ringraziando. Gente come noi. Feccia come noi.
Atsuya lo guard in faccia. Aveva gli occhi rossi, velati di lacrime.
Io mi fido di lei. Quando le ho chiesto se volevano trasformarlo in un hotel a ore lei mi ha risposto di no. Le sue parole non erano false. Cagnolino Smarrito non direbbe mai una bugia del genere.
Atsuya era d'accordo con lui, e annu.
E allora, che cosa facciamo? chiese Kohei.
 scontato, rispose Atsuya alzandosi. Torneremo in quella casa. Restituiremo la refurtiva.
Dovremo scioglierle i polsi e le caviglie, aggiunse Shota. E toglierle la benda. E anche il nastro adesivo.
Gi.
E poi? Fuggiremo?
Alla domanda di Kohei, Atsuya scosse la testa. Non fuggiremo. Aspetteremo che arrivi la polizia.
N Shota n Kohei mossero obiezioni. Quest'ultimo disse soltanto: Andremo in prigione, quindi, con aria abbattuta.
Visto che ci costituiremo probabilmente potremo avere la condizionale, rispose Shota e guard Atsuya. Il problema verr dopo. Sar sempre pi difficile trovare lavoro. Che faremo?
Atsuya scosse di nuovo la testa. Non lo so. Ma una cosa l'ho decisa: non cercheremo mai pi di mettere le mani sulle cose altrui.
Shota e Kohei annuirono in silenzio.
Radunarono le loro cose e uscirono dalla porta sul retro. I raggi del sole erano abbaglianti. Da qualche parte un passero stava cinguettando.
Lo sguardo di Atsuya si pos sulla cassetta per il latte. Quante volte l'avevano aperta e richiusa durante quella notte? Si sentiva un po' triste al pensiero che non l'avrebbe pi toccata.
Volle aprirla per un'ultima volta. Con sua grande sorpresa, all'interno c'era una busta.
Shota e Kohei si erano gi avviati. Diede loro una voce, sventolandola: Ehi! C'era questa, qui dentro!
Sul davanti c'era scritto con la penna stilografica: Per il signor Tal dei Tali. Apr la busta e tir fuori il contenuto.
Questa  la risposta per la persona che mi ha gentilmente inviato un foglio bianco. Se non avete idea di ci di cui sto parlando, vi prego di lasciarla dove l'avete trovata.
Atsuya trattenne il fiato. Effettivamente poco prima aveva inserito un foglio di carta da lettere bianco nella buca della serranda. Questa era la relativa risposta. A scriverla era stato l'anziano e autentico proprietario dell'Emporio Namiya.
La lettera continuava cos:
E allora, signor Tal dei Tali,
mi sono veramente sforzato, per quello che la vecchiaia mi consente, di capire il motivo per cui mi ha inviato un foglio bianco. Deve esserci sotto un bel problema e non posso certo risponderle alla leggera.
La conclusione a cui sono giunto dopo aver profondamente riflettuto, facendo lavorare questa mia testa rimbambita dall'et,  che lei non abbia una mappa.
Volendo paragonare le persone che mi hanno chiesto dei consigli a dei bambini che si sono persi, nella gran parte dei casi avevano una mappa ma non provavano nemmeno a guardarla, oppure non capivano quale fosse il luogo dove si trovavano.
Ma lei probabilmente non appartiene a nessuno dei due gruppi. La sua mappa  ancora bianca. Per questo si trova in una condizione in cui non riesce a decidere dove dovrebbe andare, n sa dove sia la strada per arrivarci.
 ovvio che lei si trovi in difficolt dato che la sua mappa  bianca. Chiunque altro non saprebbe cosa fare.
Ma provi a cambiare punto di vista. Il foglio  bianco e quindi pu disegnarci qualsiasi mappa. Sta a lei scegliere. Ha la completa libert, e le possibilit le si spalancano davanti senza alcun limite.  una cosa stupenda. Prego con tutto il cuore che lei abbia fiducia in s e che possa vivere a pieno senza mai avere rimpianti.
Credevo che non avrei pi scritto una risposta a una richiesta di consigli. Le sono profondamente grato di avermi posto, proprio all'ultimo, un quesito cos complicato e cos straordinario.
Emporio Namiya
Atsuya alz lo sguardo dal foglio, e incontr quello degli altri due. I loro occhi luccicavano.
Ed era certo che la stessa cosa accadeva ai suoi.
...
.
...
FINE.